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Calcioscommesse, i sospetti sulla Sampdoria

Il club blucerchiato non è coinvolto. Ma il suo nome è in tutte le principali inchieste

Stefano Guberti con la maglia della Sampdoria durante la stagione 2010/2011 (credits: AP Photo/Carlo Baroncini)

Indiscrezioni, brogliacci, conversazioni equivoche. Molte domande rimaste ancora in sospeso. E il cerchio dei sospetti che sfiora un’altra squadra di serie A, finora rimasta ai margini delle indagini sul calcioscommesse: la Sampdoria. Squadra che peraltro ha buone possibilità di vedersi annullare i 50 mila euro di ammenda per le colpe di Bertani quando era al Novara: l’attaccante non è ancora stato processato e il Tribunale del riesame di Brescia l’ha ritenuto estraneo all’associazione a delinquere su cui si basava l’accusa della procura sportiva.

Gli ultimi sviluppi, in ordine di tempo, arrivano dall’intercettazione telefonica tra due tifosi del Genoa: Massimo Leopizzi (già protagonista della feroce contestazione di Genoa-Siena e ritratto, in una foto finita agli atti dell’inchiesta cremonese, insieme ai calciatori Domenico Criscito e Beppe Sculli, indagati) e un non meglio identificato Davide. La conversazione, svoltasi poche ore dopo l’ultima raffica di arresti eccellenti del 18 maggio scorso, è stata riportata quasi integralmente la settimana scorsa dalla Gazzetta dello Sport.

“Zauri (ex calciatore blucerchiato, ndr) mi disse che 18 giocatori della Sampdoria misero 100 mila euro a testa per pareggiare il derby con il Genoa. Soldi che servivano a pagare Milanetto, Criscito, Dainelli, Palacio e Marco Rossi, ma quest’ultimo si oppose alla combine. L’accordo prevedeva anche che, in caso di salvezza della Samp, i due derby dell’anno successivo sarebbero stati vinti dal Genoa”.

Questo è, in sintesi, il dialogo che ha fatto saltare sulla sedia il procuratore capo di Cremona, Roberto di Martino, tanto da fargli prevedere «effetti devastanti» sull’inchiesta che riguarda le partite truccate. Non a caso lui e il giudice per le indagini preliminari Guido Salvini ne chiesero subito conto a Omar Milanetto, vicecapitano del Genoa, durante il suo interrogatorio di garanzi a. Ma ad avvalorare questa ipotesi, né in quella sede né successivamente, sono emersi altri elementi.

Va aggiunto che lo stesso Leopizzi ha negato davanti ai magistrati di aver mai incontrato Zauri, sostenendo di avere riferito “discorsi da bar”, anche se all’amico Davide sembra far capire il contrario. La procura, che sta ancora indagando sul punto e non esclude di sentire altri dei protagonisti tirati in ballo, non crede alla versione di Leopizzi. E nessuno, per ora, sa con certezza se quello che l’ultrà dice al telefono sia la verità, se l’incontro con Zauri ci sia stato davvero. Toccherà ai magistrati verificarlo.

Se risultasse che i soldi dell’eventuale combine sono frutto di colletta tra giocatori, la responsabilità della società blucerchiata sarebbe solo presunta (squalifiche ai giocatori risultati coinvolti e una penalità minima per la squadra) mentre in caso di accertamenti diversi (se ad esempio si appurasse che qualche dirigente era a conoscenza del tentato accordo) le conseguenze potrebbero essere più pesanti. Si vedrà: di concreto, come detto, per ora non c’è nulla, ma il fatto che il pm Di Martino, nonostante la sua dichiarata fede sampdoriana, intenda proseguire con gli accertamenti depone a favore della sua imparzialità.

Di certo alcuni dettagli della ricostruzione effettuata da Leopizzi (a partire dalla somma investita) appaiono francamente inverosimili. Le modalità del tentato accordo, però, sembrano ricalcare alla perfezione quanto scoperchiato da un’altra procura che indaga sul calcioscommesse, quella di Bari, e che tra i molti match 2010/2011 nel mirino ha proprio quello disputato tra i biancorossi e la Samp.

Di quei sospetti aveva già diffusamente parlato panorama.it nel gennaio scorso: al termine di Bari-Sampdoria, giocata al San Nicola il pomeriggio del 23 aprile 2011 e terminata con la vittoria della squadra blucerchiata per uno a zero grazie a un discusso calcio di rigore, la squadra di casa retrocesse aritmeticamente in serie B, ma anche alla Samp il successo non servì, visto che l’avrebbe seguita poche domeniche dopo. Sul match Andrea Masiello avrebbe fatto ammissioni importanti sia davanti ai magistrati di Cremona che a quelli di Bari al lavoro su in’inchiesta per riciclaggio.

Affermazioni che sarebbero state confermate da un altro ex giocatore barese, il difensore Marco Rossi, dettosi a conoscenza di un incontro in albergo tra lo stesso Masiello e il blucerchiato Stefano Guberti nel corso del quale sarebbero stati offerti ai baresi 300 mila euro, frutto anche in questo caso di una colletta tra i sampdoriani, per perdere. Guberti ha smentito qualsiasi accusa, dichiarando anche davanti ai magistrati che Bari-Samp fu gara vera e minacciando querele. Lo stesso ha fatto la Samp con un comunicato.

Ora, con la chiusura ufficiale del filone d’indagine barese (proprio ieri a Masiello sono stati revocati gli arresti domiciliari) parte di quelle carte passeranno alla procura federale guidata da Stefano Palazzi che dovrà decidere se dare seguito a quelle che per il momento sono solo ipotesi.

C’è infine la pista napoletana. Il pool “reati da stadio” del capoluogo campano ha appena chiuso l’inchiesta per frode sportiva che vede indagati, tra gli altri, gli ex calciatori del Chievo Matteo Gianello e Silvio Giusti. Gianello e Giusti sono accusati “di aver compiuto atti diretti ad alterare il risultato dell'incontro di calcio Sampdoria-Napoli (1-0) del 16 maggio 2010”. Dalle indagini - sottolinea la procura nel suo avviso di fine indagini - è emerso che Gianello, su richiesta di Giusti e di “altre persone”, prese contatto con alcuni compagni di squadra promettendo loro una somma di denaro, quantificata in alcune decine di migliaia di euro a persona, qualora avessero contribuito ad agevolare la vittoria della Sampdoria.

Dunque qualcuno, secondo i pm, ha venduto o tentato di vendere quella partita; ma chi saranno le “altre persone” che avrebbero messo a disposizione il denaro per truccarla? Chi voleva comprare l'incontro? A chi avrebbe giovato quella vittoria? L’ennesima domanda a cui dovrà rispondere la magistratura sportiva. Non a caso, appena ricevuti gli atti dai colleghi partenopei, Palazzi ha deciso disentire 15 persone sulla presunta combine. Non solo Gianello, ex portiere degli azzurri e reo confesso, ma anche l'allenatore Mazzarri e i compagni di spogliatoio Grava e Cannavaro oltre all'oggi juventino, ma all'epoca dei fatti napoletano, Quagliarella.

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