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Calcioscommesse: è l'ora di pagare

E per salvare il calcio ben venga (solo per questa volta) la responsabilità oggettiva

(Credits: Fabio Ferrari - LaPresse)

Confessiamo, tanto va di moda (vero Masiello?): questa storia delle scommesse e degli inciuci, l’abbiamo un po’ circumnavigata quest’anno, volontariamente, dopo averci abbastanza scherzato sopra l’anno passato. Senza poi avere tutti i torti. Eppure è una storia interessante dentro la quale c’è quasi tutto: malaffare, ingordigia, mitomania, un pizzico di spionaggio di bassa lega, una spruzzatina di thriller, come quella delle pastigliette dell’allora portiere della Cremonese, Paoloni. Poi personaggi un po’ da cinema venuti dall’est, vecchi calciatori che vogliono ancora sentirsi vivi. E ancora soldi facili e contanti dentro le valige e oscuri operatori della giustizia che finiscono in prima pagina e al telegiornale delle 20 con una foresta di microfoni davanti alle labbra. Insomma c’è abbastanza materiale per una serie tv, tipo Banda Criminale, ma di serie B.

Partiamo da alcune certezze, come il fatto che molte partite di fine stagione, specie ora con i campionato gonfiati con gli steroidi, siano una cosa puzzolente da morire. Non da ora, ma dalla notte dei tempi. Se poi si vuole far finta di nulla, oppure essere maliziosi a oltranza davanti a ogni passaggio sbagliato, è questione di scelte e gusti. Ci sono poi degli idioti che per noia o per cercare qualche divertimento perverso, loro che possono permettersi tutto e ogni vizio, rischiano di rovinarsi delle carriere. Ed è quel che si meritano. Anche questo non da ora perché non dimentichiamo le camionette della polizia sulla pista di atletica dell’Olimpico o alle porte di San Siro a prelevare quelli che per gli occhi di un ragazzino erano, se non degli idoli, dei grandi sportivi con grandi maglie addosso.

La storia di oggi è quella dei deferimenti, una mazzata sul collo di Leonardo Bonucci, reduce da uno scudetto e dalla stagione migliore della sua carriera, Europeo compreso. Insieme a lui nel recinto con il filo spinato del sospetto di illecito sportivo Portanova, Parisi, i Masiello, Guberti e Belmonte, ma è gente che fa molto meno rumore. Per Antonio Conte c’è il limbo della omessa denuncia, quindi avrebbe saputo di certe tresche, tacendo. Di conseguenza, se non capiamo male, viene rubricata a bufala la storia secondo cui avrebbe tenuto il discorso davanti a tutta la squadra per informare anche l’ultimo dei raccattapalle di certe partite con il pilota automatico. Cosa già di suo poco credibile, perché se un allenatore si sputtana in quel modo vuol dire che è un idiota o che si tratta di una pratica normale. Brividi.

Aspettiamo ora le punizioni sportive, che saranno anche per i club per responsabilità oggettiva. Ecco, la responsabilità oggettiva: l’abbiamo sempre considerata, dal punto strettamente giuridico, una aberrazione. In questo caso, forse l’unico, sembra invece l’unica via. Perché se così tanti conoscono certe aberrazioni che avvengono in casa tua, sei tenuto a saperle anche tu, presidente o direttore sportivo dei miei stivali. Se ti giri dall’altra parte mentre i tuoi dipendenti ti tradiscono e ti derubano, qualche colpa vera ce l’hai. Giusto che paghi.

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