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Calcio

Zenit-Milan, sarà impresa o debacle?

I rossoneri a San Pietroburgo aggrappati alla loro storia, fatta di delusioni e grandi trionfi europei

Massimiliano Allegri, allenatore del Milan dalla stagione 2010-2011 (Credits:AP Photo/Marco Vasini).

Istanbul, Manchester, La Coruña ma anche Atene, Barcellona e ancora Manchester. Storie di sconfitte cocenti e di imprese indimenticabili per il Milan in versione trasferta europea. Ora toccherà ad Allegri e ai suoi stabilire in quale casella (dei top o dei flop) collocare la sfida di mercoledì contro lo Zenit di Luciano Spalletti. Uno scontro inedito (è la prima volta che il Milan incrocia la squadra di San Pietroburgo in una competizione continentale) con le sfumature del bivio, soprattutto per Allegri, e con il sapore di una serata che, nel bene e nel male, potrebbe segnare la storia recente dei colori rossoneri.

NUMERI: Il rischio debacle esiste ed è confermato dai numeri. Il Milan non vince in trasferta in Europa dal novembre 2010, 2-0 all’Auxerre con gol di Ibrahimovic e Ronaldinho, e da lì in poi in sei trasferte europee ha raccolto il misero bottino di quattro pareggi (0-0 a Londra con il Tottenham, 2-2 a Barcellona col Barça, 1-1 a Minsk col Bate e 2-2 a Praga col Viktoria Plzen) e di due sconfitte contro Arsenal e Barcellona (3-0 contro gli inglesi e 3-1 contro i catalani). Dal canto suo lo Zenit viene da 15 partite europee casalinghe senza sconfitte. L'ultima squadra ad espugnare lo stadio Petrovskji di San Pietroburgo è stata il Real Madrid addirittura nel 2008 (2-1). Anche volendo tralasciare le cifre, è ben noto che il mercato di Zenit e Milan sono l'uno l'opposto dell'altro: Spaletti ha ricevuto in regalo, dal presidente Dyukov, Hulk e Wirtsel (80 milioni di euro il conto totale) mentre sul mercato del Milan si è già detto tutto quello che si poteva dire.

DELUSIONI: Che quella di San Pietroburgo possa essere una di quelle serate da dimenticare per i tifosi rossoneri? Senza andare a scomodare la prima batosta internazionale del 1959 contro il Barcellona (5-1) o quella di 15 anni più tardi nella supercoppa europea contro l'Ajax (allora fu addirittura 6 a 0 per gli olandesi), nella storia recente delle delusioni rossonere spicca sicuramente il ritorno dei quarti di finale contro il Deportivo La Coruña, nel 2004. Quella volta finì 4-0 per i galiziani dopo il 4-1 dell'andata a favore dei rossoneri. Era però un Milan diverso da quello di oggi, abitutato a rimanere ai vertici della massima competizione europea. Come quello di Istanbul che l'anno successivo avrebbe letteralmente regalato la coppa con le grandi orecchie al Liverpool dopo un primo tempo dominato 3 a 0. Forse una squadra più simile al Milan di Allegri è quella dei 4 gol incassati a Manchester, nel ritorno degli ottavi di finale della Champions 2010. All'Old Trafford c'erano ancora alcuni dei grandi nomi ma già si intravedevano le lacune di una squadra con pochi colpi di mercato e che, rivedendola oggi, lasciava presagire il periodo di magra degli anni successivi.

IMPRESE: D'altra parte storicamente i rossoneri sono capaci di regalare le migliori prestazioni in Europa proprio quando i risultati in patria tardano ad arrivare (o non arrivano proprio). Come nel 2007: quella che è stata denominata la "partita perfetta" (il 3-0 a San Siro in semifinale di Champions contro il Manchester United che valse la finale al Milan di Kakà e Inzaghi) fu possibile solo grazie al 2-3 dell'andata. Una sconfitta che parve subito come un'impresa considerata la forza di quel Manchester, ai tempi ancora targato Cristiano Ronaldo. In quello stesso, che porterà la coppa nelle mani dei rossoneri grazie alla rivincita 2-1 di Atene contro il Liverpool (altra impresa del diavolo in giro per l'Europa), il Milan aveva faticato parecchio sia in campionato che nelle coppe (1 gol in due partite contro il Celtic) e si era svegliato solo nel ritorno dei quarti contro il Bayern. In un certo senso anche il 2-2 di Barcellona nella fase a gironi delle scorso anno può essere considerato, se non una grande partita, quantomeno un grande risultato, rovesciato però nella gara di ritorno dei quarti di finale da un sonoro 3-1 firmato Messi e Iniesta in un'altra nottata da dimenticare per i tifosi rossoneri.

Insomma numeri e logica fanno pensare che in questo momento la partita contro lo Zenit equivalga ad una "mission impossible" per il Milan di Allegri. La storia della Champions però ci dice che per i rossoneri "grandi imprese" e "delusioni cocenti" non sono altro che le due facce della stessa medaglia. Anzi, della stessa coppa.

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