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Calcio

la Pallonata - La (strana) guerra del marketing degli ultras Milan

Il boicottaggio indetto dalla Curva Sud nasconde una contraddizione di fondo. O, meglio, una verità del moderno calcio-prodotto

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Non c’è nulla di sorprendente nell’ennesimo comunicato in cui gli ultras del Milan chiedono a Berlusconi la testa di Adriano Galliani. Non è la prima volta e non sarà l’ultima, considerato che la "diatriba" di Casa Milan è ancora lontana dal concludersi e che, soprattutto, lo storico amministratore delegato con delega sportiva è tuttora sufficientemente saldo al suo posto e l’ultimo fallimento non è certo solo colpa sua, perché Pippo Inzaghi sulla panchina era una soluzione che piaceva a tutti.

Quello che colpisce, semmai, è la modalità scelta per alzare il livello della sfida. Sull’idea di disertare San Siro c’è poco da dire, anche perché allo stadio vanno ormai così in pochi che sembra un gesto più simbolico che concreto. A fine anno il bilancio risentirà anche di questa fuga, altro che ricavi da ticketing e altre cose mirabolanti che vengono raccontate quando si parla del calcio italiano 2.0, quello del prossimo decennio. Più interessante l’invito a boicottare le iniziative di marketing e persino Casa Milan, cioè l’ambito di azione di Barbara Berlusconi alla quale nel contempo si chiede di affidare le chiavi della società.

C’è poi una certa contraddizione nel vivere lo stadio da ultras e allo stesso tempo ragionare su se stessi come semplici clienti di un prodotto. Non mi piace come viene condotta l’azienda (pardon il club)? E io non pago. Anche i duri e puri si sono arresi alla logica del calcio-prodotto, non più interlocutori passionali ma semplici spender, come per qualsiasi iniziativa commerciale. La guerra, insomma, l’hanno vinta gli altri e persa quelli che "Questo calcio ci fa Skyfo": slogan suonato per anni nelle migliori curve d’Italia dove oggi il cliente-ultras ragiona con le stesse logiche dell’amministratore contabile della sua squadra del cuore.

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