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Il Milan e la tentazione Sarri: salto difficile, ma se riesce...

In passato c'è chi, come Sacchi, è passato dalla provincia alle vittorie in Coppa Campioni. Ma anche chi ha fallito ed è tornato indietro

Ora che il Milan sembra aver rotto gli indugi e scelto Maurizio Sarri per il dopo-Inzaghi, alcune riflessioni si possono fare. Chiamano in causa il passato del club rossonero (ma non solo) e il fascino di una decisione che, se confermata, ha il fascino della scommessa italiana. Intanto Berlusconi, che è rimasto colpito dal gioco dell'Empoli che sta incantando per varietà di schemi e organizzazione in campo, sogna forse di ripetere il cammino percorso con Arrigo Sacchi alla metà degli anni Ottanta. Allora era stata una comparsata del Parma a San Siro a colpire il presidente rossonero, questa volta pare sia stato direttamente l'ormai ex allenatore e ct a consigliare a Berlusconi il nome di Sarri, del quale piacciono la grande capacità lavorativa, la fantasia e anche il fatto di essere italiano.

Avendo appena conquistato la panchina d'argento per il cammino in serie B della passata stagione, Sarri non è di sicuro un nome a sorpresa. In molti club lo stanno cercando in queste settimane e fare il salto in alto è coseguenza naturale di una carriera nata quasi per caso, lasciando il posto in banca per seguire la passione. Guai, però, a dipingere in maniera macchiettistica un professionista scrupoloso e attento ricercatore della perfezione. E' uno dei tecnici dotato del boquet più ricco di soluzioni da palla inattiva, ad esempio, e non è un caso perché certi risultati si raggiungono solo con il lavoro maniacale sul campo d'allenamento.

Sarri, poi, ha anche il pregio di essere una soluzione in linea con i budget attuali del Milan. Non è certamente il nome da gettare in pasto a un potenziale nuovo socio che viene da lontano, però è una scelta che risponde a una logica di pianificazione a patto che gli venga fornito il materiale umano adeguato e che sia aiutato a superare lo choc del salto dalla provincia felice alla città che aspetta risultati e non ha pazienza. E' successo a tutti, anche a quelli che hanno fatto benissimo come lo stesso Sacchi e che all'inizio hanno faticato a immergersi nella nuova realtà. Ricordate le lezioni a Baresi e compagni mostrando i video di Mussi e Bortolazzi? Oggi che sono passati trent'anni è impossibile pensare a Sarri che si porti dietro i dvd di Valdifiori e compagni.

E qui si arriva alla nota dolente della scelta del Milan. Se davvero sarà Sarri l'uomo della rifondazione bisogna prendere atto che per quinta volta dopo l'addio di Ancelotti il club rossonero sceglie di scommettere al buio o quasi. Era un tecnico con gavetta alle spalle ma niente esperienza internazionale Massimiliano Allegri (e andò bene), mentre erano debuttanti Leonardo, Seedorf e Inzaghi che, per un vero o per l'altro, non hanno lasciato alcuna traccia nella storia rossonera. Sarri ha un passato che lo ha portato fin qui, ma rappresenta anche l'incognita di un salto in alto che a volte riesce e talvolta brucia i protagonisti. Per questo è una decisione coraggiosa. Sarebbe stato più semplice selezionare un profilo diverso, già pronto e forse più costoso. Invece il pensiero sta correndo al bellissimo Empoli e al suo architetto. Scommessa affascinante, rischiosa, ma a rendimento altissimo dovesse riuscire.

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