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Calcio

Sacchi: ''Il calcio italiano? Immobile da quarant'anni''

"I giovani talenti? Anomalie perché i club continuano a investire troppo poco". Parla il responsabile tecnico della Figc

Arrigo Sacchi, coordinatore del Centro Tecnico della Figc – Credits: La Presse

Il calcio italiano? Immobile da sempre e forse condannato a restarlo. I giovani talenti che emergono anche in questo momento di crisi? Nessuna illusione, la base resta frammentata e con pochi investimenti da parte dei club. E' un'analisi senza sconti quella di Arrigo Sacchi, coordinatore del Settore tecnico della Figc. Lui sta lavorando proprio con i ragazzi per cercare di costruire un progetto che vada oltre la qualificazione al Mondiale 2014. Però...

Sacchi, quanto contano appuntamenti come questo Italia-Francia per il gruppo della nazionale?

"Conta moltissimo specialmente in un momento di grande difficoltà per i club. La nazionale è l'unica espressione che sta tenendo alto il nome dell'Italia con la finale dell'Europeo"

Come spesso accade in queste situazione si è portati più a sottolineare l'intralcio per i club...

"Sono esperienze che i giocatori acquisiscono e una gratificazione enorme per loro. Sono stato sia allenatore di una squadra di club che commissario tecnico e so bene che i tecnici vorrebbero sempre avere con sé i giocatori. A volte, però, bisogna essere lungimiranti e vedere al di là del proprio naso, capire che si regala a questi giocatori una credibilità che non sempre trovano giocando in serie A".

Sono comunque momenti non semplice da gestire per un commissario tecnico?

"E' sempre stato così e non c'è da meravigliarsi. Il nostro sistema calcio fa dell'immobilità una sua caratteristica. Già quarant'anni fa era così. Vent'anni fa con me era così e lo sarà forse anche fra altri quarant'anni".

Chiamare 25 giocatori per una semplice amichevole è la soluzione scelta da Prandelli per prendersi quegli stage negati dai club?

"Non so se sia così, però è evidente che il c.t. è anche un allenatore e per poter insegnare qualcosa deve avere una frequentazione con il gruppo. Noi con le squadre minori cerchiamo di farlo ogni mese anche grazie alla bontà dei club. La Spagna è campione d'Europa in molte categorie, però loro con i giovani hanno una frequenza di ritrovi che noi non conosciamo. Stanno insieme due volte al mese. Noi già ringraziamo perché ce la facciamo ogni 40 giorni"

Il loro è un sistema che funziona...

"Butragueno e Guardiola mi dicono: 'Noi eravamo campioni individualmente che praticavano uno sport di squadra. Nel momento in cui abbiamo sviluppato la tecnica collettiva è saltato fuori tutto il nostro potenziale'. Noi continuiamo a pensare che il calcio sia uno sport specialistico, individuale e difensivo".

Verratti, Balotelli ed El Shaarawy sono un pezzo del futuro della nostra nazionale ma allo stesso tempo anche il presente. E' il seme di qualcosa di bello che sta nascendo?

"No, non sta nascendo. Sono situazioni anomale perché purtroppo la base è molto frammentata. I club investono il 30% o il 50% o il 70% in meno di quanto si investe in Spagna e altrove. Eccetto la Juventus i nostri club non hanno le accademie, mentre Inghilterra, Francia, Svizzera e Austra per esempio le hanno... Accademie significa che in una settimana loro lavorano quanto noi lavoriamo in un mese".

Questi progetti di campione sono delle eccezioni?

"Sono il frutto della straordinaria vitalità del nostro movimento, l'amore che abbiamo per il calcio e il nostro background culturale. Però bisogna fare un investimento maggiore. Le faccio un esempio: la Figc sta investendo per farci fare con le varie Under più di cento partite internazionali e grazie al coraggio e alle idee di Prandelli siamo riusciti a portare dalle giovanili cinque-sei giocatori come Borini, Destro, Verratti, El Shaarawy e De Sciglio nel gruppo azzurro".

Riaprire il canale tra la nazionale maggiore e quelle che la precedono...

"Stiamo cercando di lavorare a partire dalla Under 15 con concetti generali e filosofia di gioco analoghe. Poi c'è la sensibilità dei singoli allenatori perché l'Otello è sempre lo stesso ma che lo diriga io o lo diriga Muti c'è una certa differenza".

Un ragazzo come Dybala del Palermo che si sta mettendo in luce ha il passaporto italiano. Interessa alla Figc?

"E' una strada che stiamo già battendo. Osvaldo non è nato in Italia, Ledesma nemmeno. Poi c'è Balotelli. Anche noi abbiamo ragazzi che sono con doppio passaporto. Se uno ha la cittadinanza italiana e ha il via libera di Fifa e Uefa e preferisce giocare con noi perché negarglielo?".

Dybala potrà vestire l'azzurro un giorno?

"C'è anche chi ci ha detto che preferiva giocare altrove. Non vogliamo calciatori per forza ma che hanno piacere di venire e di essere italiani a tutti gli effetti".

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