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Calcio

Roma giù, Lazio su. Capitale nel caos

Crollano i giallorossi di Zeman, esultano per la terza volta di fila i biancoazzurri di Petkovic. I commenti dei tifosi

Zeman assiste a bordo campo al ko rimediato dai suoi giocatori (Credits: Alfredo Falcone - LaPresse)

Una pensierosa, delusa, probabilmente triste e un po’ arrabbiata. L’altra sorpresa, felice, raggiante, quasi estatica. Ecco le due facce della Roma calcistica dopo le prime 3 gare di campionato. I tifosi giallorossi non riescono ancora a credere a quanto è successo ieri all’Olimpico. Totti e compagni avanti 2 a 0 a venti minuti dalla fine dell’incontro. Poi, Gilardino show. Doppietta dell’ex viola e primizia di Diamanti. Tre gol tre e partita che cambia completamente. Roba da non credere. Zeman l’innovatore, Zeman l’attesissimo messaggero del calcio champagne steso da un gancio al mento sferrato dall’umilissimo Pioli. Roma a terra, qualcosa non torna, qualcosa non convince.

A 400 chilometri di distanza, direzione Nord-Est, altre le dinamiche, altre le prospettive. La Verona che tifa Chievo ospita la Lazio di mister Petkovic, l’uomo qualunque del calcio internazionale, scelto dal presidente Lotito e dal suo diesse Tare con la logica del “provare non costa nulla e se va bene è come se avessimo vinto al Superenalotto”. Uno, due, tre. Hernanes, Klose e ancora Hernanes. L’aquila biancoazzurra vola alto come non accadeva dalla stagione 1974-75. Tre vittorie in tre partite. Nove punti Lazio contro i 4 dei cugini. Altro che gioia, è quasi tripudio.

La prima sconfitta della Roma fa rumore, tanto rumore. “Alzi la mano chi uscendo dallo stadio non si è ripassato a mente tutti i crolli della prima Roma allenata dal boemo – scrive Il Tempo, quotidiano della capitale -. Inutile rifare l’elenco, adesso è molto più utile ascoltare l’analisi del tecnico al termine di una partita surreale. Una grande Roma che si trasforma a un tratto nella peggiore versione vista finora”.

“Alla fine di Roma-Bologna, ero un cencio da buttare – racconta invece in un fondo Giancarlo Dotto sul Corriere dello Sport -. Un attonito cretino, incapace di colmare la distanza tra sè e il telecomando. Voglia di spegnere tutto, non solo la televisione, ma tutto quanto mi stava attorno, amici e parenti inclusi. Il mio era l’umore di uno che aveva iniziato il pranzo con Monica Bellucci e si era ritrovato alla frutta con Cecchi Paone. Non ho ancora capito chi sia davvero Zeman. Non lo ha capito nessuno. Ho capito solo che lui è come la vita, non lo saprai fino in fondo se è un paradiso o un incubo. Due ipotesi solo apparentemente così lontane. Oggi propendo per la seconda. Ma, non toccatemi il Boemo”.

Brutte sensazioni anche per Il Messaggero, l’altro giornale di Roma. “Chiedersi che cosa sia successo è legittimo – suggerisce Ugo Trani -. Anche perché dall’entusiasmo dei quasi cinquantamila all’Olimpico si passa in fretta ai fischi di un pubblico deluso per la Roma ribaltata dal Bologna in una ripresa da incubo. Vedere la squadra di Zeman che si sgonfia come una gomma di una bicicletta lasciata chissà per quanto tempo in cantina è una brutta sensazione. Perché quando il fisico non regge l’impatto di una partita intera, allora è inutile andare a cercare i motivi delle crepe tattiche. Senza gambe, la testa non basta”.

Insomma, il ko contro il Bologna ha fatto male e ha lasciato strascichi importanti in casa Roma. Fuori e dentro la curva. Perché perdere una partita ci sta, fa parte del gioco, è da mettere in conto quando si gioca con una squadra profondamente rinnovata e alla ricerca ancora di una identità precisa e convincente. Epperò, più alte sono le aspettative, più la caduta è dolorosa. Zeman, per intenderci, rappresenta il sogno di rivincita di una tifoseria che vuole tornare grande. E il primo passo falso della stagione potrebbe far scricchiolare il fronte compatto di chi non vedeva l’ora che tornasse il boemo. E’ soltanto l’inizio, certo, ma il meno 5 dalla Lazio pesa già come un macigno.

Sì, perché l’umore in casa biancoazzurra è al settimo cielo. Sui blog e sui forum frequentati dagli aquilotti il coro è praticamente unanime: Petkovic superstar, meglio di lui, nessuno mai. Tre vittorie tre e il ricordo di Reja si fa sempre più sfumato. Scrive Giannicus su forumlazioultras.it: “Grande Vlado! Finalmente un allenatore che dà un'identità di gioco alla squadra! Finalmente un allenatore che fa giocare Hernanes tuttocampista e non seconda punta. Finalmente un allenatore che fa giocare i giovani. Cavanda col cavolo che giocava ieri con la guida tecnica dell'anno scorso. E lo stesso vale per Onazi e Rozzi”. Gli fa eco poco dopo Alessioambro: “Vlado, stai spazzando via tutte le critiche e le opinioni sul tuo operato, vai avanti così che quest’anno ci divertiamo seriamente”.

Anche la stampa capitolina celebra il prezioso filotto. “L’allenatore di Sarajevo, è riuscito a restituire entusiasmo al popolo biancoceleste, dimostrando di saper modellare bene il vecchio organico alle sue idee di calcio offensivo e ai suoi dettami tattici – scrive Il Messaggero, che spiega le ragioni del successo del tecnico bosniaco -. Ha capito che occorre mettere i più bravi nelle condizioni ideali per esprimere il loro valore e i risultati sono andati oltre le aspettative”.

“Impressionante per sicurezza e costanza, la squadra di Petkovic si sta imponendo con un profilo basso e sorprendendo tutti per i miglioramenti compiuti rispetto a qualche prova incerta nel precampionato – è invece il parere di Paolo De Paola, direttore del Corriere dello Sport -. Il nuovo tecnico della Lazio è una piacevole scoperta per diversi aspetti: persona con i piedi per terra, concreta, che conosce bene il calcio e ha qualcosa da dire e da insegnare. Non è poco di questi tempi”.

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