Non c'è Europa per la Roma. Non quella che conta e che avrebbe messo in equilibrio le finanze del club di Pallotta che, invece, deve accontentarsi dell'Europa di riserva. Il Porto ha passeggiato all'Olimpico, vincendo 3-0 una partita segnata dagli errori e dalle crisi di nervi dei giallorossi che si sono buttati via. Bastava gestire il pareggio dell'andata in terra di Portogallo per rompere la maledizione dei preliminari, che quasi sempre hanno castigato il calcio italiano. Nulla. Roma a casa e Italia che per la quarta volta negli ultimi cinque anni deve accontentarsi di portare due rappresentanti nei gironi.

Un danno difficilmente calcolabile, finanziario e di immagine. Il modo in cui la Roma si è consegnata al Porto deve far riflettere: era la partita attesa da otto mesi (parole di Spalletti) e preparata con cura lungo tutta l'estate. I giallorossi l'hanno bucata interamente, di testa prima ancora che dal punto di vista tattico. Solo così si possono spiegare le espulsioni di De Rossi ed Emerson Palmeri nei primi 50 minuti che, unita a quella di Vermaelen a Oporto, disegnano i contorni di un crollo emotivo. E colpisce che a tradire siano stati i due giocatori più esperti della rosa.


Verso il sorteggio di Champions League: i possibili avversari di Juventus e Napoli


De Rossi, una follia che costa caro. Perchè?

L'episodio che ha girato sfida e qualificazione è certamente il rosso diretto a Daniele De Rossi quando il primo tempo non era ancora finito. Entrata durissima, scomposta, impossibile da non punire con l'espulsione. La Roma, già in svantaggio, stava cercando di organizzarsi per rimettere in piedi la partita per giocarsi le sue possibilità. Quello del capitano è stato un autentico raptus agonistico, un suicidio che ha condannato i compagni all'eliminazione.

Non è la prima volta che accade a De Rossi. Sono passati dieci anni esatti dal rosso al Mondiale 2006 che lo tenne fuori per quattro partite rischiando di tenerlo fuori dalla più grande soddisfazione della sua carriera. Episodi che si sono poi ripetuti, evidenziando limiti di carattere irrisolti con il passare del tempo.

Niente mercato senza i soldi della Champions

Un brutto passo indietro che ridimensiona anche il calcio italiano. Inutile girarci intorno. Dal 2010 a oggi solo il Milan è stato capace di uscire vivo dalla trappola del preliminare, ma le eliminazioni di Udinese (due volte), Sampdoria e Lazio erano in un certo senso fisiologiche perché si trattava di squadre alle prese con una sfida più alta delle proprie possibilità. Qui, invece, era la seconda o al massimo terza forza del nostro campionato a cercare il pass per la Champions League e non esserci riuscita certifica che oggi a livello delle big c'è solo la Juventus.

Una notte maledetta, che vanifica la rincorsa di Spalletti nel girone di ritorno della scorsa stagione: 46 punti in 19 partite e terzo posto agganciato a quota record alle spalle di Juventus e Napoli. Proprio Spalletti sembrava la garanzia di continuità per i giallorossi, dopo gli stenti europei di Garcia che erano costati il posto al francese. Ora bisogna ripartire da zero, dimenticare la delusione, mettere da parte le velleità di mercato e concentrarsi sul campionato. La gente di Roma, accorsa in massa malgrado tutto, e i conti del club non permettono distrazioni.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti