Calcio

Ecco perché Pato in Brasile non si infortuna (quasi) più

Il preparatore atletico Fiorucci ci spiega perché gli infortuni di Pato potrebbero essere stati risolti dalla “cura Nadal”

Pato durante un allenamento con il Corinthians

Una distorsione alla caviglia per ricordare a tutti che il paziente è quasi guarito. Pato non ha più problemi di grave entità con cui fare i conti, ma semplici fastidi da debellare; il primo da quando è al Corinthians rimediato durante un allenamento. Bella la nuova vita in Brasile, penserà ora Alex, fosse stato così anche a Milano, forse avrebbe potuto anche pensare di restare…

Ma le immagini dell’addio ai colori rossoneri sono ancora negli occhi di tutti. Era il gennaio scorso quando salutò i compagni a Milanello, riunitisi in cerchio per l’occasione a dargli l’ultimo abbraccio prima della partenza. E come avrebbe potuto il Milan rifiutare quei 15 milioni che il Corinthians decise di pagare, proprio quando sembrava non ci fosse più nessuno disposto a sborsare una simile cifra per il Papero dalle zampe delicate.

Oltre 15 gli infortuni infatti riportati durante la sua permanenza al Milan; un’enormità. E negli ultimi tempi non si parlava d’altro in riferimento a lui: Pato faceva ormai irrimediabilmente rima con infortunio, manco fossero una cosa sola. Non passava partita senza che si ripresentasse un dolorino dei suoi, e in molti iniziavano a credere fossero solo il frutto della paura che ormai il brasiliano celava dentro di sé. Un problema psicologico. Di qui i diversi consulti medici prenotati per lui alla fine del 2010 e poi, nel 2012, ad Atlanta dal professor Carrick.

E oggi, a più di due mesi dall’inizio dell’avventura brasiliana, sembra essere tornato tutto rose e fiori nella vita di Alex. Niente più infortuni, niente più acciacchi e le immagini del brasiliano che saltella leggero per il campo dell’ Estadio do Pacaembu, la sua nuova casa, come un grillo saltellante. Un’esperienza iniziata in punta di piedi - quella brasiliana - ma col piglio del campione, in gol al debutto con la maglia del Timao lo scorso 4 febbraio, quasi in risposta alla rete del debutto di Mario Balotelli contro l’Udinese. Un passaggio di testimone a migliaia di chilometri di distanza.

E quei continui infortuni? Praticamente scomparsi; un paio di gol già all’attivo, di cui uno in Libertadores con soli 97 minuti giocati. Il piglio è rimasto quello giusto, quello del campione che a sprazzi anche Milano ha potuto ammirare. Ma ora è miracolosamente guarito? A guardarlo da vicino, pare più asciutto, come se la massa muscolare del brasiliano fosse stata ridotta. A lungo si è chiacchierato su questo; ci si domandava se fosse proprio quello l’annoso problema che lo costringeva lontano dai campi a curarsi. Un motore troppo potente per un telaio così strutturato. E gara a chi trovava per primo la causa dei tormenti. “L’hanno pompato troppo in palestra”, dicevano. Ma può essere stata proprio questa la causa delle ricadute continue? Se guardiamo con attenzione alla situazione di un altro grandissimo atleta come Rafa Nadal, anche lui alle prese con diversi acciacchi – anche se di natura articolare – ecco che potremmo aver centrato la risposta ai nostri dubbi.

Damiano Fiorucci, preparatore atletico da sempre a stretto contatto con tennisti di primissimo livello, spiega a Panorama.it perché una massa muscolare eccessivamente sviluppata possa alla fine pesare molto – sulla condizione fisica di un atleta - infarcendola di infortuni; proprio quello che è successo a Pato e, in parte, a Nadal.

“Nadal fa parte di una tipologia di giocatore diversa da un Federer, ad esempio, che gioca in maniera meno dispendiosa. Rafa corre molto di più degli altri. Ad Acapulco l’ho incontrato negli spogliatoi, ha perso alcuni chili, è certamente dimagrito. Se l’usura può essere dovuta alla sua massa muscolare? Sì, l’usura è dovuta anche a questo: più muscoli vogliono dire avere più forza e quindi un’usura maggiore. Certo, bisogna poi vedere gli allenamenti a cui l’atleta viene sottoposto”.

Certamente la tipologia di infortuni patita da Nadal e Pato è molto diversa: di natura articolare la prima, muscolare la seconda. Infatti mentre il maiorchino è alle prese con fastidi legati alle articolazioni del ginocchio, il secondo con la maglia rossonera ha collezionato distrazioni, affaticamenti e strappi come fossero figurine. Ma ora la situazione è cambiata. E per mettere definitivamente la parola “fine” alla sfortuna che ha caratterizzato la sua giovane carriera, aspettiamo di vederlo ancora all’opera col Corinthians e il Brasile, saltando e correndo per il campo come un grillo leggero. Del resto a Pato è mancato sempre e solo quello: la gioia di giocare senza la paura di ricaderci. Ora sembra finalmente averla trovata.

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