Calcio

Mourinho e Real, addio. Tre anni vissuti contro tutti

1.134 giorni in guerra: così l'ex Special One (non) ha legato con la Casa Blanca

Divertire si sono divertiti. Non tanto in campo, dove una Liga, una Copa del Rey e una Supercoppa spagnola sono un bilancio insufficiente per chiunque sulla panchina del Real Madrid e a maggior ragione per Mourinho, però si sono divertiti. I 1.134 giorni di Mou a Valdebebas passeranno alla storia come i 'mille giorni in guerra con il mondo': giocatori, dirigenti, arbitri, colleghi, giornalisti. Mou contro tutti e tutti contro Mou: anche il Re di Spagna che se l'è presa non poco per non essere riuscito a consegnargli la medaglia (d'argento) dopo la finale persa contro l'Atletico.

Non ha risparmiato nessuno l'ex Special One che, per la prima volta nella sua carriera, se ne va da un club senza lasciare un codazzo di vedove. Poco amato e molto odiato nello spogliatoio e dal pubblico esigente del Bernabeu. Poco vincente rispetto al passato. Meglio dimenticare e passare oltre, anche se raccontare questi tre anni, cominciati la notte del 22 maggio 2010 con la fuga sulla macchina di Florentino Perez, è comunque interessante e divertente. Ecco le guerra di Mou, nemico per nemico.

IKER, PEPE E I GIOCATORI NEL MIRINO

Il primo è stato Pedro Leòn, non convocato e insultato davanti ai giornalisti: "Parlate di lui come se fosse Zidane o Maradona". Poi Khedira, colpevole della sconfitta contro il Levante. Quindi un monumento come Casillas, avvisato con una panchina per le sue telefonate di pace ai nemici Xavi e Puyol e fatto fuori senza possibilità di appello dopo essersi rotto il dito. Una scelta che gli ha inimicato mezza Spagna, ma lui imperturbabile: "Nessun problema personale con Iker, ma preferisco Diego Lopez. E' meglio di lui". L'ultimo è stato Pepe che aveva difeso l'ex capitano: "Pepe è un uomo frustrato". Mai più convocato. E c'è stata anche una volta in cui se l'è presa con tutti dopo aver perso le prime due gare della Liga: "Non ho una squadra, li avrei cambiati tutti e undici".

L'ODIATO BARCELLONA

Nella storia resterà il leggendario "Por qué? Por qué? Por qué?" pronunciato dopo la semifinale Champions persa al Bernabeu. "Pep ha vinto una Champions per la quale mi vergognerei" ha detto Mou e ha scandalizzato tirando in ballo la sponsorizzazione Unicef sulle maglie blaugrana. Un chiodo fisso. Il calendario? "Fatto da persone che si prendono gioco di noi". Gli arbitri? "Il Barca è felice con Iturralde e il Real di sicuro meno" alla vigilia di un Clasico. Ma anche il riconoscimento di aver sfidato "la squadra più forte degli ultimi 30 anni". Complimento? A se stesso: "Sono stato il primo con l'Inter a batterlo nel 2010". Incorreggibile.

ARBITRI

Non basterebbe un'enciclopedia, basti allora ricordare la lista dei 13 (presunti) errori di Clos Gomez dopo un Real Madrid-Siviglia 1-0: "Visto che nessuno della società parla lo faccio io". Oppure la furia contro il fischietto della semifinale di Copa del Rey contro il Barcellona (1-2) con tre rigori reclamati e un paio di espulsioni rovesciate: "Non parlo dell'arbitro. Quello che ho sentito dire nello spogliatoio è che vincere qui è impossibile". Fotografato mentre aspetta il direttore di gara nello parcheggio del Camp Nou con aria minacciosa. Polemiche a non finire.

LA PRIMA ESPULSIONE

Contro il Murcia in Copa del Rey per aver mandato a quel paese Paradas Romero. Poi ha perso il conto. Lo stesso arbitro lo ha espulso anche un anno più tardi contro il Villarreal. Nemico.

COLLEGHI SERPENTI

In Italia aveva storpiato cognomi e provocato su età, conto in banca e palmarés. In Spagna non si è tirato indietro. A Tito Vilanova, allora secondo di Guardiola, ha addirittura infilato un dito nell'occhio al termine di un'infuocata Supercoppa agostana. Squalificato e poi graziato per la vittoria della nazionale all'Europeo, non si è mai scusato se non "davanti al madridismo". Altre vittime? Manolo Preciado, tecnico dello Sporting, colpevole di aver regalato una vittoria al Barcellona. E Manuel Pellegrini, suo predecessore al Real: "A me non accadrà come a lui, perché se il Madrid mi manda via non andrò al Malaga ma in un grande club in Italia o Inghilterra". Il top lo tocca attaccando addirittura Del Bosque, ct della nazionale: "Io lavoro e non ho il tempo come lui di andare alle premiazioni".

"ANDRO' A CACCIA CON UN GATTO"

Modo non troppo gentile di spiegare che Benzema non bastava per il suo progetto tattico dopo l'infortunio di Higuain: "Con un cane si va a caccia e con un gatto pure, ma un po' meno". Perez non lo accontenta se non con Adebayor preso all'ultimo istante e lui inventa Cristiano Ronaldo centravanti: "Ho un solo attaccante in rosa e ci sono squadre che ne hanno cinque". Lamentoso.

MOU E IL BERNABEU, C'ERAVAMO POCO AMATI

Fischiato a più riprese nell'ultima disastrosa stagione. Spaventato? Per nulla. "Chi vorrà fischiarmi sappia che sarò in mezzo al campo domani alle 21:20 in punto". Aveva appena perso contro l'Alcoyano. Ci vanno in 5.000 ma lui non fa una piega. Con la freddezza del Bernabeu se l'era presa quasi subito. Belle parole per gli ultras e critiche per gli altri tifosi. Fischiato contro il Barcellona fa spallucce: "Non li ascolto nemmeno".

L'INTERROGATORIO AL GIORNALISTA SCOMODO

Anton Meana di Radio Marca parla di divisioni nello spogliatoio del Real Madrid. Florentino Perez denuncia una campagna contro Mourinho e lui, insieme a cinque collaboratori, lo attacca duramente: "Io sono un allenatore al top e tu un giornalista di merda".

IL PORTAVOCE

Basta il nome: Eladio Parames. Twitter è la sua arma e la usa contro un monumento come Valdano ("E' il portavoce del Madrid e non di Mou"), Dani Alves ("asino") e arbitri scomodi. Esempio? "Il padre di Ayza Gàmez non ha colpe del figlio che si ritrova".

TRUCCHI, TRUCCHETTI E BRUTTE FIGURE

Il Re di Spagna se l'è presa per aver dovuto consegnare la medaglia d'argento della Copa al vice Karanka e non al portoghese. Incidente diplomatico. La Fifa per la cerimonia del Pallone d'Oro snobbata nelle ultime due stagioni: "Devo lavorare, ho una partita importante da preparare e non vado". Lo beccano a seguire gli allenamenti del figlio. Accusa la giuria di truccare il voto e non se lo rimangia. La Uefa lo tiene sotto osservazione da quando, ad Amsterdam, ordina a Sergio Ramos e Xabi Alonso di farsi ammonire e squalificare essendo il Real già qualificato: 120.000 euro di multa al club e 40.000 a lui più un turno di squalifica.

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