Calcio

Mondiali 2014, ecco chi dà la caccia alle combine

Viaggio nel quartier generale di Sportradar, la società che monitora le partite sospette. E che lancia l'allarme anche sul Brasile.

– Credits: Ben Patterson, responsabile Integrity di Sportradar.

I due calciatori slavi sono amici da tempo. La loro non eccelsa carriera, stipendi da 600 euro mensili che avevano l’abitudine di arrotondare truccando partite nella serie B del loro Paese, volge al termine quando per entrambi arriva una proposta allettante: l’ingaggio da parte di una big di un campionato asiatico. Appena i due firmano il ricco contratto, all’interno di un’anonima palazzina di uffici a sud di Londra lo schermo di un pc comincia a lampeggiare.

Qualche settimana dopo la stessa squadra acquista un attaccante africano, con trascorsi nella sua nazionale più volte al centro di match discussi: a Londra le spie accese diventano due. La terza s’illumina quando i nuovi arrivati postano su Facebook le immagini della loro vacanza precampionato a Bali, perché assieme a loro appare un tizio minuto, già noto a chi sta dall’altra parte del monitor: è unfixer, cioè uno degli intermediari che si occupano di corrompere calciatori e combinare incontri per conto della Singapore Connection, il più potente cartello mondiale delle scommesse clandestine.

Fedeli al motto giallistico del "tre indizi fanno una prova", da quel momento gli algoritmi londinesi cominciano ad analizzare i risultati del team asiatico. Scoprendo che spesso e volentieri perde pur essendo strafavorito, ma che ogni volta c’è chi ha piazzato ricche scommesse sul risultato giusto presso un paio di bookmakers locali.

A quel punto uno dei ragazzi che stanno dietro al monitor ricontrolla i dati, prepara un report di una dozzina di pagine e lo inoltra alla federazione calcistica del Paese asiatico in questione. In fondo al documento ci sono data e ora delle partite incriminate seguite dalla frase Red alert: 100% fixed match. Ossia allarme rosso, incontro sicuramente truccato. Il fixer viene arrestato ed estradato, i calciatori e un loro dirigente radiati dal campionato: il pallone è un po’ meno sporco.

I ragazzi che hanno portato al termine l’impresa non hanno l’aspetto di superpoliziotti, né quello di uomini della scientifica, che sarebbe poi il paragone più calzante: due di loro sono magri e piccini, uno non si stacca mai dal suo iPod, molti portano occhiali da nerd. Il loro capo, che si chiama Ben Patterson, ha un passato da trader finanziario e sfoggia una semplice polo sportiva. Anonima, perché anche se è un tifoso sfegatato di una squadra londinese, qui non può condividere la sua passione con gli altri. Nessuno di questi ragazzi ha il permesso di dichiarare le sue simpatie calcistiche né tantomeno scommettere sullo sport: una tortura per qualsiasi maschio inglese, un prezzo accettabile per far parte di un team d’élite come quello di Sportradar

Il low profile è d’obbligo per chi, come loro, ha un compito particolarmente delicato: individuare i flussi di puntate anomali e ogni altro elemento utile a scoprire se una partita è stata truccata. E non di rado anche da chi, come e perché. I clienti di Sportradar sono le principali federazioni sportive del pianeta e il loro occhio si allunga su quasi ogni disciplina, anche se l’attività principale è il contrasto alle frodi che minacciano il calcio. Argomento mai così attuale, al via di un Mondiale che molti addetti ai lavori dipingono a forte rischio combine.

Lo ha scritto a dicembre il gip di Cremona Guido Salvini nell’ultima ordinanza relativa alla Scommessopoli italiana. Lo hanno ribadito a maggio la Fifa e l’Interpol spargendo sospetti su diverse amichevoli premondiali e segnalando come alcuni membri della gang siano in viaggio verso il Brasile. L’occasione del resto è ghiotta: "Rio 2014 farà impennare le puntate, soprattutto live, incrementando il volume della raccolta" calcola Patterson che per la prima volta apre a un giornalista la sua control room londinese (la sede del gruppo è in Svizzera, altri uffici si trovano in tutte le zone calde del pianeta betting, da Singapore a Roma). Già oggi il piatto vale 500 miliardi annui, il 92 per cento dei quali scommessi sul pallone. Di questi almeno 102 sono mossi dal canale illegale, una metà abbondante del quale è appannaggio delle gang asiatiche. Che nonostante gli arresti dei mesi scorsi rimangono più attivi che mai. Con la cautela che deriva dal suo compito e che gli impedisce di citare casi specifici, anche Patterson conferma: "È in corso un’attività piuttosto intensa da parte di soggetti con cui abbiamo avuto a che fare già in passato, e anche le nazionali prese di mira in alcuni casi sono le stesse".

L’arma con cui Sportradar combatte il calcioscommesse è il software. Una dozzina di algoritmi, brevettati e custoditi più gelosamente della formula della Coca Cola, immagazzinano quotidianamente oltre cinque milioni di variabili provenienti da tutto il mondo: articoli di stampa, social network, banche dati di ogni tipo, flussi di scommessa in tempo reale di oltre 400 bookmakers, asiatici compresi. Poi li incrociano minuto dopo minuto con l’andamento delle quote offerte agli scommettitori e l’evoluzione delle partite, riuscendo ad individuare quelle anomale e poi quelle truccate, con un margine di attendibilità superiore al 90 per cento.

I risultati non sono confortanti per chi ama il pallone: "Sportradar analizza 65mila incontri di calcio l’anno, dalla Premier League inglese alla terza serie uzbeka, passando per i tornei giovanili e le amichevoli delle nazionali" spiega Patterson "Di questi, l’uno per cento, dunque oltre 600 l’anno, risultano combinati, nella maggior parte dei casi a fini di scommessa". Cosa succede dopo? "La nostra è una perizia, come il calco di un’impronta digitale" risponde "Ci limitiamo a trasmetterla a chi di dovere: istituzioni, mai individui o singole squadre". Domanda finale d’obbligo: quante impronte rimangono oggi sul nostro calcio? "Meno di quante se ne immagini" assicura il responsabile Italia dell’agenzia, Marcello Presilla "La partnership con la LegaPro, l’ex serie C da cui partì l’inchiesta di Cremona, sta dando buoni frutti: dobbiamo far passare il messaggio che l’integrità è un asset positivo, e che chi sbaglia una volta può rimetterci soldi e carriera". E su Rio 2014? "Ne parliamo dopo i gironi eliminatori" conclude ridendo Patterson.

 

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