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Calcio

Mondiale a 48 squadre: ecco perché i club protestano (a ragione)

Calendari intasati, affari miliardari e indennizzi ridicoli: Uefa e Fifa continuano a crescere alle spalle di chi paga. E deve tacere...

Può essere che il futuro sia come lo tratteggia Infantino, che con l'allagamento del Mondiale a 48 squadre ha ottenuto la prima grande vittoria politica del suo mandato. E' possibile che il football del ventunesimo secolo non possa più fermarsi a guardare Europa e Sud America e debba allargare i propri orizzonti, portando a compimento la mission che già aveva impegnato Blatter nella seconda parte del regno a Zurigo.

Di sicuro il presente parla di una decisione che impatta fortemente sulla vita dei club e che non tutti apprezzano. L'Eca (associazione che riunisce le più importanti società europee) ha già messo per iscritto il suo disappunto. La Liga spagnola è pronta a rivolgersi in Tribunale per denunciare la Fifa. Il motivo? Non esiste competizione onesta tra chi comanda e decide, facendo profitti, e chi paga e deve tacere.

Il calendario sempre pieno (e i sacrifici chiesti solo ai club)

Quello che salta all'occhio è il gigantismo sempre crescente che Fifa e Uefa impongono alle proprie manifestazioni. L'Europeo portato a 24 squadre e il Mondiale per 48 arrivano nel periodo in cui più forte si è fatta la pressione sui club perché non spremano il giocattolo. Si chiede di abbassare il numero di iscritte ai singoli campionati, di rinunciare alla Superlega, limitare tournèe e amichevoli varie che snaturano lo spirito del gioco, costringono i calciatori a tour de force massacranti ma, al tempo stesso, sono la ragione di vita stessa dei club.

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Che senso ha chiedere a chi paga di mettersi a dieta per poi moltipolicare e massimizzare il profitto dei propri spazi? E' il caso - clamoroso - della Uefa Nations League che dal 2018 sostituirà le amichevoli rendendo anche le date tradizionalmente previste per gli esperimenti un appuntamento agonistico. Con classifica, ranking e diritti tv lautamente pagati e incassati dalla Uefa. Se le big d'Europa si lamentano, dopo aver tenuto in piedi il circo con i loro investimenti e stipendi, qualche ragione ce l'hanno.

La battaglia del grano e il sistema degli indennizzi

Il sospetto è che tutto si risolverà nella solita battaglia del grano. Studi economici hanno stimato l'impatto positivo del Mondiale extralarge in oltre 600 milioni di euro per un giro d'affari complessivo ci circa 4 miliardi. I club punteranno a farsene dare una fetta come accaduto in passato, quando è stato creato il sistema degli indennizzi per gli infortuni. Che è ancora insufficiente, visto che copre solo oltre il 28° giorno e con massimali lontani dagli stipendi delle stelle che si fanno male.

Un dato per spiegare il perché si combatterà fino all'ultimo centesimo: da qui al 2018, per ogni singola stagione, la Fifa ha messo a bilancio un massimo di 80 milioni per ripagare i club sfortunati. Una goccia nel mare del business del pallone in cui a Zurigo fanno le regole, spesso a proprio favore, chiedendo ad altri di pagare il conto. Va bene allargare il mondo del calcio al di fuori di Europa e Sud America, ma farlo così assomiglia a un imperio.

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