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Mancini e il muro-Inter: ora lo scudetto non è un tabù

La capolista sublima l'arte dell'1-0 ma è un pregio (e non un vizio). E con quella difesa può sognare

Il sesto 1-0 dall'inizio della stagione sublima l'Inter di Mancini e la spedisce dritta in testa alla classifica dove ea quasi folle anche solo immaginarla quando, nel mezzo dell'estate, i nerazzurri andavano in giro a rimediare figuracce amichevoli non appena il livello di alzava. Poi è arrivato il campionato e la musica è cambiata.

La striscia di 5 vittorie su 5 giornate ha dato autostima ma anche creato qualche illusione, spazzata via dal ko brutale con la Fiorentina e dalla serie di pareggi (Sampdoria-Juventus-Palermo) che parevano aver certificato l'incapacità di vincere contro avversari di rango superiore.

Non è così e Mancini, che contro la Roma ha dimostrato cosa significa essere un valore aggiunto dalla panchina, può fare spallucce ai critici e a chi continua a battere il tasto sulla qualità non eccelsa del gioco della sua squadra. Roma, Napoli e Fiorentina sono più belle da vedere, ma questo rischio di trasformarsi in esercizio di pura retorica estetica vista la concretezza dei Mancini-boys.

A volte i numeri dicono molto, se non tutto. Quelli dell'Inter segnalano che la difesa ha incassato 7 reti in 990 minuti di cui 4 tutte insieme nella sciagurata notte della passeggiata di Kalinic e compagni a San Siro. Tradotto, significa che nelle restanti 10 giornate i gol al passivo sono stati solo 3 (uno ogni 300 minuti) e che in ben 7 gare su 11 Handanovic è uscito dal campo con la porta inviolata.

Numeri che rendono chiaro perché anche il peggior attacco per distacco tra le grandi del campionato produca a sufficienza per il primato in classifica. Le 11 reti segnate in 11 partite (media 1,00) hanno fruttato tantissimo e se hai dietro un muro diventa, poi, quasi impossibile ribaltare le partite una volta andati in svantaggio contro i nerazzurri. Ci è riuscito il Palermo con l'Inter in dieci e ci aveva provato il Carpi, salvo capitolare poi. La Samp, invece, ha fatto il percorso inverso.

Mancini lavora duramente per migliorare la fase offensiva, consapevole che segnando al massimo un gol a partita (è successo 10 volte su 11 dall'inizio del campionato) basta poco per complicarsi la vita. Però il rendimento di Handanovic, l'esperienza di Miranda, l'esplosività di Murillo e l'utilità tattica di Felipe Melo e Medel stanno facendo la differenza.

Non è un caso ma un preciso disegno tattico. E' l'Inter che il Mancio aveva in mente quando ha avallato la cessione di Kovacic per far spazio a Melo. In tanti lo hanno criticato, lui ha tirato dritto e ora raccoglie i frutti della sua scelta. La parola scudetto non è più un tabù, anche se mai come quest'anno la concorrenza e l'equilibrio sono forti.

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