Calcio

Macumbe e scaramanzie, è il mondiale della superstizione

Un santone del Ghana aveva predetto l'infortunio di Cristiano Ronaldo. Tra riti e oggetti ecco come il calcio combatte la sfortuna - Speciale Mondiali  

Lino Banfi in una celebre scena de "L'allenatore nel pallone"

Si chiama Nana Kwaku Bonsam, è un santone e quattro mesi fa ha predetto lo stop di Cristiano Ronaldo. "Gli procurerò un infortunio così salterà il mondiale". Nessuno lo aveva preso sul serio ma oggi, dopo il nuovo intoppo fisico del fenomeno portoghese l'anatema sembra aver funzionato. "So bene cosa sia l’infortunio di Ronaldo perché da mesi sto lavorando seriamente per impedirgli di partecipare alla Coppa del Mondo e di non giocare contro il Ghana. La scorsa settimana sono andato in giro a cercare quattro cani da utilizzare per dare vita ad uno spirito speciale chiamato “Kahwiri Kapam” e li ho trovati" ha dichiarato Bonsam in un'intervista alla radio Angel FM.

Macumba in piena regola che impone scaramanzie e portafortuna. In tanti sono infatti i calciatori che non possono rinunciare ai loro riti propiziatori prima delle partite. Il binomio calcio-scaramanzia nasce da lontano e già in passato ha visto protagonisti atleti con il terrore del malocchio. Nel mondiale 1998 Laurent Blanc, attuale allenatore del Psg, non poteva fare a meno di baciare la testa di Fabien Barthez prima di ogni gara mentre il Trap nel 2002 si era portato l'acqua santa in panchina per un'auto-benedizione. Tra i più scaramantici non si può non citare Gigi Riva: "Gioco solo con l'11, non indosso altre maglie". Solo in un'occasione accettò di vestire il numero 9: nel 1967 durante Italia - Portogallo. Si ruppe una gamba. Nel 2006 era andata bene alla truppa azzurra campione del mondo, forse grazie anche ai piccoli accorgimenti come quello di Gianluca Zambrotta che si portava fortuna indossando sempre prima la scarpa sinistra.

Anche Pelé e Maradona non sono stati da meno: il primo cercò ovunque una sua maglietta regalata ad un tifoso perché senza non riusciva più a giocare bene, il secondo aveva tutto un suo rito nell'ultimo mondiale 2010 sulla panchina dell'Argentina. Prima di ogni match andava con la squadra a bordo campo dove salutava i tifosi, scattava obbligatoriamente una foto con un componente dello staff delle delegazione argentina e infine telefonava alle due figlie Dalma e Giannina. Il premio di calciatore più scaramantico nella storia del mondiale va però al portiere scozzese Alan Rough che a Spagna 82 raccontò la sua procedura prima di scendere in campo: non dimenticare l’anello portachiavi a forma di cardo, portare in campo una vecchia pallina da tennis, mettersi in tasca una scarpetta da calcio in miniatura, portare una piccola maglia a forma di stella, usare sempre il gancio numero 13 negli spogliatoi, indossare la maglia numero 11 sotto la numero 1, far rimbalzare tre volte il pallone nel corridoio che porta al terreno di gioco, calciare il pallone nella rete vuota e soffiarsi il naso più volte possibile durante la gara. Una vera e propria ossessione che a fine carriera fu commentata dallo stesso Rough: "Vivevo nel terrore di dimenticarmi un pezzo del mio rito e rovinare tutto".

John Terry siede sempre sullo stesso posto del pullman e ascolta lo stesso cd prima di ogni incontro, Gary Lineker non voleva assolutamente segnare gol durante il riscaldamento convinto che portasse male mentre Jermain Defoe si rasa i capelli prima di ogni partita dopo aver subito il più grave infortunio della carriera quando li aveva lunghi. Guai a rubare il posto vicino al finestrino di Karl Heinz Rummenigge mentre è nota e storica la fiducia di Nils Liedholm nel mago di Buscate, Mario Maggi, che veniva interpellato prima di decidere la formazione. 

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