Calcio

La triste parabola di Pato: "Il Milan non crede più in lui, giusto che vada"

Dopo quattro anni la punta sta per essere ceduta al Corinthians per 13 milioni di euro più bonus. Il parere di Ivan Zazzaroni

Alexandre Pato (LaPresse)

Fine dei giochi. La storia d'amore tra Pato e il Milan sembra giunta al capolinea. Accordo imminente con i brasiliani del Corinthians, freschi campioni del mondo, per 13 milioni di euro più bonus. Già nei primi giorni del 2013 l'accordo potrebbe essere siglato su carta mettendo la parola fine ad un matrimonio durato cinque anni. Dopo 117 partite e 51 gol con il Milan l'attaccante rossonero sta per tornare in patria, un divorzio che negli ultimi mesi è diventato inevitabile visti i continui infortuni che hanno reso Pato l'obiettivo della critica e della satira. Una soglia del dolore troppo bassa, la consapevolezza di non essere più intoccabile, il feeling con il club che è andato spegnendosi proprio dopo il no di 12 mesi fa al Paris Saint Germain. Nel dicembre 2012 il trasferimento ai francesi sembrava cosa fatta, 40 milioni di euro sul piatto. Poi il veto di Berlusconi e la voglia di continuare l'avventura a Milano, un'avventura che sta per concludersi dopo una svalutazione vertiginosa dell'attaccante classe 1989 che da gennaio scorso ha perso 2 milioni di valore al mese.Ivan Zazzaroni, giornalista e opinionista televisivo, analizza il caso:

"Io credo non sia unicamente una questione tecnica. Il rapporto di fiducia sembra finito, Pato ha sicuramente bisogno di cambiare aria. Per come è messo adesso il Milan Pato è di troppo e non può ritagliarsi alcuna chance. Volevano già venderlo l'anno scorso, era tutto pronto, un'operazione che prevedeva una cessione definitiva. Poi è saltato tutto ma la sua involuzione è stata inarrestabile. Non dà più alcun segno di ripresa e il Milan adesso ha bisogno di giocatori pronti perché deve affrontare il Barcellona e cercare di trovare la qualificazione in Europa anche quest'anno, obiettivo non facile".

Il ritorno in patria, al Corinthians, è chiaramente una scelta in previsione del Mondiale 2014, ospitato proprio dal Brasile. "Tutti i brasiliani stanno facendo i salti mortali, vogliono tornare in Brasile dove è più facile proporsi agli occhi del ct Scolari. Stesso discorso per Robinho che credo farà ritorno in patria a sua volta. Non so quanto tutto questo sia positivo, il campionato brasiliano si ritrova con un sacco di giocatori che hanno abbandonato l'esperienza europea, non credo sia un bene". Dati alla mano e fatte rare eccezioni emerge infatti come i giocatori brasiliani che salutano il calcio europeo poi non riescano più a tornare ad alti livelli. In questo caso l'età di Pato potrebbe comportare un'eccezione: "Pato è un '89, ma non ho mai visto giocatori lasciare l'Europa e rinascere in Brasile. Non gioca da due anni e i suoi infortuni cronici lo hanno fatto crollare in valore e in convinzione". Problemi muscolari infiniti che in passato hanno gettato più di un'ombra sull'operato di Milan Lab all'arrivo di Pato in Italia nel 2008. "Non credo ci siano particolari segreti su Milan Lab ma sicuramente ci sono state delle scelte sbagliate. Dopo il primo anno in serie A il fisico di Pato è esploso in maniera innaturale. Ad ogni modo quando parlo con la gente del Milan viene presentato come un atleta serio e un ragazzo sereno, gli infortuni in serie lo hanno piegato anche a livello emotivo".

Con la partenza del brasiliano e quella probabile di Robinho i rossoneri dovranno così investire sul mercato per assicurarsi una punta. I nomi circolati nelle ultime settimane sono sempre gli stessi: Drogba e Balotelli su tutti. "Credo che il Milan non sia soddisfatto neppure di Pazzini. Il gioco dei rossoneri ha bisogno di un attaccante d'area, capace di far sponda su El Sharaawy e segnare con continuità. L'idea Drogba mi sa assolutamente di bufala, che senso ha prendere un giocatore di 35 anni e pagarlo 6-7 milioni di euro a stagione senza garanzie sulla sua tenuta fisica? Anche Balotelli non credo faccia al caso loro, è un giocatore che può decidere una partita ma non far la differenza in una stagione. Inoltre l'esperienza al Manchester City ha gettato più ombre che luci sul suo valore. Io consiglio Damiao, punta dell'Internacional classe 1989. Costa parecchio ma sarebbe una punta perfetta per il gioco di Allegri".

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