Zlatan Ibrahimovic in Champions League è una garanzia. Di sconfitta

Bello avere conferme: con Zlatan Ibrahimovic in squadra in Champions si combina poco, si recrimina, ci si arrampica sugli specchi. Si proclama di essere comunque più forti, anche se il turno lo passano gli avversari. Sì lo so, questo è …Leggi tutto

Zlatan Ibrahimovic (AP Photo/Matt Dunham)

Zlatan Ibrahimovic (AP Photo/Matt Dunham)

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Bello avere conferme: con Zlatan Ibrahimovic in squadra in Champions si combina poco, si recrimina, ci si arrampica sugli specchi. Si proclama di essere comunque più forti, anche se il turno lo passano gli avversari.

Sì lo so, questo è un post inutile.
Ovviamente adesso è facile dire che l’avevo detto, previsto e soprattutto auspicato, desiderato: ora che tutto è confermato si può ribadirlo: Zlatan Ibrahimovic in Europa è una garanzia. Di sconfitta.

Posso dirlo qui, in questa sede, perché è un bar sport. Niente di veramente serio. Ma fa bene ripeterlo, specialmente se sei un tifoso dell’Inter e nell’estate del 2009 hai visto partire Ibra per Barcellona con il suo visino straffottente che diceva: “Vado via, vado a Barcellona perché voglio vincere la Champions”.
E soprattutto dopo aver visto più d’una partita giocata in modo orrendo da Ibra in nerazzurro in Europa (soprattutto ricordo quella di Manchester contro lo United: Ibra due volte davanti alla porta con la palla che poteva cambiare partita e sorte del passaggio del turno).

Anche il resto è storia. L’Inter che con i soldi della cessione compra i pezzi per vincere la Champions League e il Mondiale per Club (oltre che lo scudetto e la Coppa Italia).
Il Barcellona che con Ibra in squadra viene eliminato proprio dall’Inter con buona parte dei tifosi del Camp Nou che pregano Guardiola di toglierlo di mezzo.

Lo svedese che arriva al Milan proclamando di voler vincere tutto, di essere il più forte nella squadra più forte, e altre simpatiche sparate del genere.
Fino alle due patetiche partite con il Tottenham: Ibra, un uomo che in campo, come dice Sconcerti, sembra giocare sentendosi solo, isolato. Non conclude mai. Nulla. Per inquadrare la faccenda per differenza, pensiamo, pensate, per restare alla storia recente del Milan, a uno come Pippo Inzaghi, vale a dire: uno che era sempre dentro la squadra e dentro il gioco e dentro la porta (e dirlo mi provoca l’orticaria: ma è innegabile).

Lasciamo perdere analisi tecniche e psicologiche. Lasciamo perdere che è difficile capire perché un grande giocatore come lui si fermi in queste occasioni. Lasciamo perdere che probabilmente l’Inter la prossima settimana completerà il disastro delle italiane.
Intanto, la soddisfazione di vedere Ibra ancora una volta fuori dalla Champions, a mani vuote, è notevole. Anche a Barcellona la pensano così e probabilmente sentono di avere dalla loro anche l’altra sensazione forte: chi si libera di Ibra vince la coppa.

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