Zamparini, De Laurentiis, Moratti: le primedonne del calcio sono i presidenti

Sembrano lontani i tempi in cui la figura del presidente di calcio era unicamente un riferimento per la società. Il ruolo dei numero uno nei club è mutato anno dopo anno diventando sempre più strumento per conquistare titoli sui giornali…Leggi tutto

Aurelio De Laurentiis durante la presentazione di Gokhan Inler (La Presse)

Aurelio De Laurentiis durante la presentazione di Gokhan Inler (La Presse)

bar sportSembrano lontani i tempi in cui la figura del presidente di calcio era unicamente un riferimento per la società. Il ruolo dei numero uno nei club è mutato anno dopo anno diventando sempre più strumento per conquistare titoli sui giornali, impostare e cancellare trattative di mercato, mandare messaggi indiretti alla Lega calcio e aizzare i tifosi. Ecco perchè personaggi come Massimo Moratti, Maurizio Zamparini e Aurelio De Laurentiis hanno conquistato l’attenzione dei media che ora attendono ogni loro dichiarazione come uno scoop da lanciare a nove colonne.

Si parte da Massimo Moratti, patron nerazzurro che dopo gli anni d’oro con Josè Mourinho sta tornando a soffrire per la sua Inter. Dopo la partenza dello Special One e l’arrivo di Benitez il numero uno dell’Inter ha dovuto fare i conti quotidianamente con indiscrezioni e voci, polemiche da spegnere e trattative segrete trapelate troppo presto. Dall’esonero del tecnico ex Liverpool passando per l’arrivo di Leonardo, ogni mattina i cronisti sportivi hanno assediato il presidente fuori dai suoi uffici nella speranza di una dichiarazione che regali il titolo. Quest’anno Massimo Moratti ha già dato spettacolo con l’esonero di Gasperini dopo la sconfitta di Novara, un’operazione comunicata tramite mezze frasi ora dopo ora sin dal fischio finale della terribile trasferta piemontese. “Non credo resterà con noi”, “la difesa a tre va rivista”, “stiamo valutando che scelte prendere”. Le dichiarazioni di Moratti hanno fatto eco su tutti i giornali  esautorando di fatto Gasperini agli occhi dei tifosi e della squadra.

Fulmini a ciel sereno pronunciati con tono pacato. Non si può dire lo stesso per Maurizio Zamparini, vulcanico patron del Palermo che anche quest’anno è riuscito ad esonerare il suo allenatore. Come ogni estate i rosanero erano stati presentati come il nuovo ciclo della società con una guida su cui puntare, un progetto vincente. Qualche partita estiva e l’eliminazione in Europa League sono invece bastate all’ex proprietario del Venezia per cambiare totalmente idea tuonando anche contro i tifosi: “fischiare è scandaloso, i tifosi devono stare attenti perchè se mi stanco me ne vado”. Minacce a denti stretti, voglia di polemica serrata, grida, isterismo da calcio. Zamparini negli ultimi anni è riuscito a prendersela con tutti, dagli arbitri alla Lega passando per tanti avversari. Un modo per concentrare le attenzioni sul suo personaggio più che sulla squadra? Lo stile Mourinho non sembra addicersi a Zamparini, il suo rapporto dei media suona più come il grido di un imprenditore ai dipendenti: “qui comando io, che lo sappiano tutti”.

Più teatrale e politico il ruolo di Aurelio De Laurentiis, il numero uno del Napoli che ha trascinato la squadra dalla serie C alla Champions League. Negli ultimi anni il produttore cinematografico si è preso la scena su giornali e televisioni: spesso ospite dei programmi, spessissimo protagonista sui quotidiani. Di recente memoria è la scenata durante il sorteggio del calendario di Serie A, con le grida al complotto di fronte a tutta la stampa nazionale e la fuga in motorino (senza casco) con uno sconosciuto fermato in strada. Voglia di creare un personaggio, di attirare attenzioni sulla figura del presidente, colui che tutto può. Le primedonne del calcio si sono prese i riflettori non a caso, guadagnando visibilità in un momento storico difficile per lo sport nazionale. Avere l’attenzione dei cronisti per ogni dichiarazione ha un ruolo fondamentale, soprattutto a livello politico in un’era dove le trattative (diritti tv, sciopero dei calciatori, stadi privati) vanno condotte quasi pubblicamente. Non sorprendiamoci se dalle poltrone della serie A si sentirà parlare di fuorigioco e un minuto dopo di partiti politici. (vero Della Valle?)

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