[Video] Quando anche i bambini sentono il fiato degli ultras sul collo …

Il calcio cambia ciclicamente, sbiadendo i colori e sfumando gli odori di uno sport che anno dopo anno sembra sempre più sporcato dal fumo dell’industria. Gli innamorati sono ormai malinconici, del calcio degli anni ’90, del Subbuteo, delle maglie …Leggi tutto

EPA/MARIJAN MURAT

EPA/MARIJAN MURAT

bar sportIl calcio cambia ciclicamente, sbiadendo i colori e sfumando gli odori di uno sport che anno dopo anno sembra sempre più sporcato dal fumo dell’industria. Gli innamorati sono ormai malinconici, del calcio degli anni ’90, del Subbuteo, delle maglie dall’uno all’undici, delle partite con gli zaini come porta. I primi a pagare la rivoluzione del calcio moderno sono così i bambini, vittime di un’amore che fin da piccoli sacrifica il concetto di gioco ad un senso di competizione stressante e logorante.

L’esempio che si può vedere in questo video racconta una storia diversa, mostra i ritmi di un calcio sempre più esigente e dai ritmi esasperanti. I pareri potrebbero però dividersi: sostenere bambini di sei e sette anni con un vero e proprio plotone di ultras può servire a forgiare meglio l’atleta o è solo l’ennesimo sintomo di uno sport che a causa della sua velocità ha lasciato indietro la poesia?
Nella Lech Cup, torneo di calcio organizzato dai polacchi del Lech Poznan per bambini dagli 8 ai 12 anni, i tifosi della prima squadra del Lech hanno stipato le tribune del piccolo stadio per sostenere i pulcini della squadra con cori e coreografie degne di un incontro di cartello. Immagini forti che presentano un bivio per chi le guarda:

a) Giusto sostenere i bambini anche se piccoli con cori forti e dirompenti, capaci di far tremare lo stadio. I piccoli atleti, sentendo la tensione e il senso di responsabilità verso i colori sociali, possono così abituarsi fin da subito ai ritmi e ai rumori assordanti del calcio vero. Possono avvertire il peso del tifo da Serie A, maturando più velocemente e quindi avvicinandosi più in fretta al professionismo e imparando subito ad aver a che fare con lo stress di uno stadio che urla.

b) Questo è il tipico esempio di un calcio che ha perso la sua identità di sport diventando invece un’arena dove il divertimento e la passione vengono sacrificati per far posto alla necessità di far risultato subito. Sommergere un bambino di 10 anni con cori degni di un’armata può solo spaventarlo, facendo nascere la consapevolezza di poter essere giudicato ad ogni errore e cancellando il motto “l’importante è partecipare” per un più dittatoriale “distruggi l’avversario e vinci per il tuo popolo”.

Personalmente mi sento di poter sottoscrivere la seconda ipotesi, quella più realista e capace di considerare come un calciatore di 8/12 anni sia prima di tutto un bambino, ancora puro nel suo animo e non corrotto dalla violenza verbale, sonora e purtroppo talvolta fisica che un tifo organizzato può comunicare. Come direbbe Mara Maionchi a X Factor, per me è un NO.

(Premettendo che il Lech Poznan ha un collettivo ultras spettacolare, sia chiaro)

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