Topolino e la Rubentus: se anche la Disney (s)cade nel vizietto

Il Derby di Torino lo si può leggere in tanti modi: come la prima sfida all’inglese del calcio italiano che si giocherà in due stadi diversi della stessa città, o come una rivalità tra due prime firme come raccontato …Leggi tutto

Topolino-Rubentus.jpg

Il Derby di Torino lo si può leggere in tanti modi: come la prima sfida all’inglese del calcio italiano che si giocherà in due stadi diversi della stessa città, o come una rivalità tra due prime firme come raccontato oggi sul Corriere della Sera da Pierluigi Battista e Aldo Grasso, o ancora come una sorta di guardie e ladri come racconta il numero di novembre di Disney Comix . Dove i ladri sono “naturalmente” quei giovinastri manigoldi della Juventus - ribattezzata per l’occasione Rubentus – e le “guardie” o perlomeno le vittime designate sono quelli del Torino, tutto cuore e fantasia.

E quindi? La Juventus è sempre più scuola di ladri o la Disney si è trasformata da “luogo” sicuro per i nostri figli a una scuola di Ultrà?

Dove è finito il Trofeo di Topolino? E i valori dello sport per i ragazzi? La magia Disney? Forse la magia è tutta qui, trasformare il Torino in “Corino” e la Juventus in “Rubentus”. Per preparare i nostri figli al futuro che li attende. Un mondo in cui i valori dello sport, ahinoi, non esistono, in cui forse la magia sparisce per sempre e il trofeo di Topolino è solo un pretesto, o peggio un’illusione.

Nello sport non vince chi è più bravo, chi merita, e l’importante non è partecipare, ma vincere. E vince solo chi ruba (la Juventus di turno). Perché continuare a mentire? Perché fargli credere ancora che esiste Babbo Natale quando invece sappiamo tutti che non è così?

Questa inaspettata svolta Disney, francamente un po’ ci spiazza. È inattesa, inedita, ma a suo modo molto moderna. Sì moderna: più della CGI Pixar, più della Principessa senza Principe di Ribelle. È come se The Walt Disney Company diventasse improvvisamente grande, e noi con lei.

Ma se invece la mission Disney restasse ancora quella di rendere la gente felice, o per dirla come il Disney Istitute, “To Make People Happy”, allora davvero non capiamo.

Non capiamo come possa accadere un simile scivolone editoriale, un refuso, un mancato controllo (tranquilli non parliamo di diffamazione, non chiediamo che Topolino faccia la fine di Sallusti ai domiciliari).

È possibile sovvertire addirittura la filosofia del più grande gruppo mondiale di intrattenimento per bambini, famiglie e ragazzi? È possibile che nessuno si sia davvero preoccupato dei danni che un tale leggerezza può provocare al valore intrinseco della marca Disney?

Noi crediamo che il motivo vero sia un altro. Disney Italia non ha colpa. Ha semplicemente raccontato un sentimento che pervade la cultura italiana da molti e molti anni: si stava meglio quando si stava peggio, i treni arrivano sempre in ritardo, i politici e la Juventus rubano.

Quello che ci ha raccontato Topolino, in fondo, non è altro che quello che Arrigo Sacchi va dicendo da anni: e cioè che il calcio italiano continua nel suo percorso di imbarbarimento, tattico, tecnico e, soprattutto, culturale.

Seguici su Twitter e Facebook

© Riproduzione Riservata

Commenti