Samuel Eto’o: “Non sono in Russia per i soldi”. Dopo Cannavaro un altro amante della geografia

Il calcio è fatto di messaggi, comunicazione, emozioni forti e tanto, tanto teatro. L’isterismo dello sport più amato d’Italia ci porta a commentare lotte mai sopite tra grandi club che si accusano a vicenda di rubare, scommesse illegali che hanno …Leggi tutto

Le visite mediche di Samuel Eto'o per l'Ahnzi (EPA)

Le visite mediche di Samuel Eto'o per l'Ahnzi (EPA)

bar sportIl calcio è fatto di messaggi, comunicazione, emozioni forti e tanto, tanto teatro. L’isterismo dello sport più amato d’Italia ci porta a commentare lotte mai sopite tra grandi club che si accusano a vicenda di rubare, scommesse illegali che hanno coinvolto le squadre (quante davvero?) e cifre fuori dal mondo per gli artisti del pallone. Serve stemperare la tensione, sottolineare come i soldi non siano una vera priorità per i calciatori. Niente mercenari, solo amanti della geografia. Lo ha detto anche Samuel Eto’o: “Non sono in Russia per i soldi”.

Questo calcio malato ferisce la buona fede. Il materialismo quotidiano fa si che in molti pensino che solo per soldi Eto’o abbia scelto di vivere per i prossimi tre anni a Mosca per trasferirsi la domenica a Makhachkala, città di 500.000 abitanti nell’estremo sud della Grande Madre Russia. Assurdo. Non basta il contratto più ricco della storia del calcio mondiale per una scelta del genere, è limitativo dare la colpa del trasferimento agli oltre 1,580.000 euro al mese che il camerunense incasserà da oggi. Lo stesso giocatore ha subito lasciato intendere quanto all’origine della sua decisione ci sia l’amore infinito per la cultura Россия, la sua gente, la sua storia, le sue tradizioni: “L’unica cosa della Russia che so è che devo andarci a giocare”. Ecco, appunto.

Una situazione che ricorda da vicino un altro amante degli aspetti fisici e antropici della Terra, Fabio Cannavaro. Lasciando la Juventus per il blasonato club del Al Ahli, affascinato dal progetto di un uomo di calcio storico come lo sceicco Hamdan Bin Muhammad Al Maktum. 3 milioni di motivi all’anno per trasferirsi che però non sono paragonabili all’unica vera ragione per cui Cannavaro ha lasciato l’Italia: “Vivere a Dubai è sempre stato il mio sogno”. Non andarci in vacanza, né passarci un mese: il sogno di Fabio Cannavaro era vivere a Dubai. Con caparbietà, rinunce e sacrifici il capitano degli azzurri campioni del mondo è riuscito a realizzare il suo sogno, una bella storia in un calcio fatto solo di interessi.

Ed è incredibile anche quanti calciatori professionisti abbiano come sogno nel cassetto proprio quello di vivere a Dubai, città splendida, meravigliosa, unica. Al punto da riuscire a conquistare anche il più grande di tutti i tempi, Diego Armando Maradona, nuovo tecnico dell’Al Wasl, storico club del calcio mondiale reso grande dalla maestria del suo presidente, lo sceicco Ahmed Bin Rashid Al Maktoum. Vivere a Buenos Aires non era sufficiente a scacciare la voglia di Emirati Arabi, la voglia di calcio, la voglia di seguire un sogno.

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