Sampdoria: il giorno dopo la retrocessione è un giorno in meno dalla promozione

La Sampdoria retrocede. La mia Sampdoria retrocede. L’anno più folle della storia blucerchiata si conclude con la serie B. Dodici mesi fa questi colori sventolavano per le strade di Genova festeggiando la Champions League, oggi sono ancora nitide le immagini …Leggi tutto

I tifosi della Sampdoria (LAPRESSE)

I tifosi della Sampdoria (LAPRESSE)

bar sportLa Sampdoria retrocede. La mia Sampdoria retrocede. L’anno più folle della storia blucerchiata si conclude con la serie B. Dodici mesi fa questi colori sventolavano per le strade di Genova festeggiando la Champions League, oggi sono ancora nitide le immagini del capitano Angelo Palombo in lacrime sotto la gradinata sud. Lacrime e scuse scandite dall’applauso di tifosi ineccepibili, esempio di stile ed eleganza, sempre presenti nonostante i torti subiti, capaci di cantare ancora una volta rendendo omaggio ad una massima di Paolo Mantovani:

I tifosi della Sampdoria hanno perso a Wembley e hanno cantato, hanno visto andare via Vialli e hanno cantato. Finché i tifosi della Sampdoria canteranno non ci saranno problemi per il futuro.

La fortuna quest’anno non ha fatto l’abbonamento.

La tensione alta che si spezza con il gol di Rosenberg contro il Werder Brema, quella sensazione di delusione e amarezza, di torto subito. Il primo sguardo verso il nulla, vedendo il sogno Champions sfuggire, e una smorfia che ricorda quella di Giovanni Storti in “Così è la vita” dopo aver trovato tre righe sulla portiera del Mercedes. Non una, tre.

All’eliminazione di coppa segue la vicenda Cassano, scioglilingua giornalistico su presunte offese, scuse da firmare, accordi segreti. L’unico a pagare è il tifoso sampdoriano che non ci capisce un belin e resta ancor più perplesso quando scopre che per dare Fantantonio al Milan bisogna pagare un milione di euro. La gradinata inizia a guardarsi intorno per cercare telecamere ma non ci sono candid camera. Il malumore sale, tutti iniziano ad intuire che la stagione è sbagliata, un tipico rifiatare calcistico dopo i successi dell’anno prima. Nessuno però si aspetta la mossa invernale, il colpo di genio che con tutta probabilità condanna la Sampdoria ad una progressiva agonia: la cessione di Pazzini. Nella settimana prima dell’addio i tifosi ci scherzano su: “ma figurati se vende il Pazzo”. Garrone accetta la sfida e lo vende davvero. Incredibile.

Già dalla contropartita si capisce che qualcosa non torna: dieci milioni di euro più il cartellino di Biabiany. “Lo hanno valutato sette milioni” spiega Garrone. “Lo hanno chi?!?” chiede il popolo doriano. Le successive partite confermeranno il valore del giocatore seppur smentendo la valuta di riferimento.

Come se non bastasse ecco arrivare Federico Kiko Macheda e Massimo Maccarone. Il primo stupisce per la sfrontatezza dei movimenti, un giocatore obbligato a fare un tacco a tutti i costi giocando per sé stesso e guardando i compagni come a dire: “tanto a fine anno me ne torno a Manchester”. Come confermato da Ferguson a Manchester Macheda non ci tornerà. E ci mancherebbe. Indimenticabile la prestazione nel derby di andata, da querela per offese al concetto di calcio. Il caso Maccarone è ben diverso. A mio modo di vedere il numero 32 è stato il protagonista della retrocessione più ingrato nei confronti del pubblico, della nostra gente. Svogliato, indisponente, stanco, impreciso, triste.

Maccarone è tra i pochi ad aver realmente disonorato la maglia della Sampdoria.

La panchina ha visto arrivare Cavasin al posto di Di Carlo. Ennesimo errore della società in quest’anno folle. Di Carlo andava mandato via a gennaio oppure tenuto fino alla fine dell’anno. E anche in caso di esonero non aveva senso tirare fuori dal mazzo di carte “il due di fiori Cavasin” come definito dal giornalista di Primocanale Maurizio Michieli. Quest’anno la Sampdoria ha sbagliato tutto, ogni piccola scelta, dall’inizio alla fine. Probabilmente il timone della società passerà adesso nelle mani del figlio di Riccardo Garrone, Edoardo. La proprietà deve ripartire da subito, investendo e restituendo ai sampdoriani ciò che meritano di diritto. Quest’anno siamo stati uccisi decine di volte, abbiamo visto la sorte prendersi gioco di noi. Tuttavia dopo il fischio finale con il Palermo la gradinata Sud e tutto lo stadio erano ancora lì, a mostrare all’Italia lo stile Sampdoria e ad abbracciare il nostro capitano. Quest’anno ci siamo specializzati in dolore e delusioni ma desso, come disse Paolo Mantovani negli anni ’80, dobbiamo cercare nuovamente di specializzarci in gioie.

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