Ma rispondere a Cassano non è da Juve

Intendiamoci, Conte noi lo capiamo. Dopo quello che ha passato negli ultimi mesi al suo posto chiameremmo gli avvocati pure per difenderci dagli attacchi delle nostre mogli. Ma a tutto c’è un limite. Le battute di spirito di Antonio Cassano…Leggi tutto

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Intendiamoci, Conte noi lo capiamo. Dopo quello che ha passato negli ultimi mesi al suo posto chiameremmo gli avvocati pure per difenderci dagli attacchi delle nostre mogli.

Ma a tutto c’è un limite. Le battute di spirito di Antonio Cassano, per dire, si commentano da sole. Non meritano risposta. Tanto meno una replica così articolata, che cita – nemmeno fosse una motivazione del Tnas – la pagina 109 di un’autobiografia nella quale si parla delle ragazze di facili costumi. Perché alla fine si fa la figura di quelli che “chi lo dice sa di esserlo”, “specchio riflesso” e “io sono professionista e tu no”.

Il problema però non è Conte, ma la società Juventus. Che in casi come questi dovrebbe fare un po’ di filtro a centrocampo. Antonio Conte lo conosciamo: è uomo di istinto, tempra e orgoglio, uno che non si è mai risparmiato in campo e fuori. Non ha detto o fatto niente che non sia fuori dai suoi standard comportamentali. E le frasi di Cassano, in fin dei conti, son un po’ come uno sgambetto a gioco fermo al quale si può reagire oppure no.

Ecco, Agnelli & Co dovrebbero ricordare a Conte (e a tutti i tesserati) che a rispondere alle provocazioni si finisce dalla parte del torto, anche quando si hanno tutte le ragioni di questo mondo. Meglio non dire niente e lasciare che sia il campo a parlare, come sempre.

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