L’Inter e Moratti: tu chiamale, se vuoi, situazioni

In qualsiasi altro campionato, Inter-Cagliari sarebbe archiviata come una partita in cui una squadra (il Cagliari) fa più tiri in porta dell’avversaria, comanda la partita fino a 5 minuti dalla fine ma poi per via di un fortunoso autogol si …Leggi tutto

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Inter Milan president Massimo Moratti grimaces prior to the start of a Serie A soccer match between Novara and Inter Milan at the Piola stadium in Novara, Italy, Tuesday, Sept. 20, 2011. Novara wom 3-1. (AP Photo/Luca Bruno)

In qualsiasi altro campionato, Inter-Cagliari sarebbe archiviata come una partita in cui una squadra (il Cagliari) fa più tiri in porta dell’avversaria, comanda la partita fino a 5 minuti dalla fine ma poi per via di un fortunoso autogol si deve accontentare del pareggio. Ma nel campionato italiano succede che il presidente della squadra avversaria, Massimo Moratti, non accetti il verdetto del campo e scateni il putiferio con frasi di questo tipo: “Ho già vissuto queste situazioni e dopo tanti anni non vorrei ritrovarmi come allora.”

Ma di quali situazioni parla il Presidentissimo nerazzurro?

Si riferisce forse al rigore macroscopico negato a Gomez in Inter-Catania di qualche giornata fa? O al gol in fuorigioco segnato dai suoi contro la Sampdoria? O forse allude alle contestatissime decisioni di Valeri nell’ultimo derby Milan-Inter, sì quello in cui Robinho veniva atterrato in area da Samuel senza sanzione alcuna?

No, ci sembra di capire che voglia andare più indietro negli anni: forse sta parlando degli anni in cui si laureava Campione d’Inverno segnando un gol al Siena con ben tre giocatori in fuorigioco.

O di quando Carraro, prima di un Inter-Juventus 2-2, chiamò Bergamo per raccomandargli di dire a Rodomonti: “Se hai un dubbio pensa più a chi è dietro piuttosto che a chi è avanti” (Inter 16 p.ti Juventus 31 nda). E Rodomonti non espulse Toldo per fallo da ultimo uomo su Camoranesi.

E se invece stesse velatamente alludendo a quelle “situazioni” di cui raccontava l’arbitro Nucini nei suoi incontri segreti nella sede dell’Inter, proprio nel periodo in cui lo stesso arbitro era in attività e gli capitava di arbitrare l’Inter stessa (ben cinque volte nda)?

O di quando lo stesso Nucini, sempre arbitro in attività, chiedeva che gli si trovasse un posto di lavoro in BPM tramite Paolillo?

Ma no, saranno altre le “situazioni”; forse Moratti si riferiva agli anni in cui Giacinto Facchetti chiamava Bergamo prima di un Inter-Cagliari di Coppa Italia e…

Facchetti: “Guarda, ho visto lo score di Bertini che con noi ha 4 vittorie, 4 pareggi e 4 sconfitte…”
Bergamo: “Porca miseria allora facciamo 5,4,4. Ma vittorie”.
Facchetti: “Ma diglielo che è determinante, domani. Ha fatto 12 partite, 4 4 4″.
Bergamo: “Una la smuove, ma quella che comincia per V. Sì, lo devo sentire. Non ti preoccupare, ha capito come si cammina: è un ragazzo intelligente, ha capito. Meglio tardi che mai. Senti Giacinto per domenica è una partita che consideriamo abbastanza tranquilla ci mettiamo anche un esordiente (in griglia, ndr). Per voi va bene?”
Facchetti: “Va bene, se vuoi anche… Va bene…”

Forse siamo fuori strada. Moratti sta parlando di quando vinceva le partite (poche in verità) con i gol di Alvaro Recoba, tesserato come italiano e comunitario, grazie a un passaporto falso commissionato proprio da un suo dirigente (Oriali nda).

O forse di quei mesi in cui un nerazzurro doc ed ex consigliere d’amministrazione dell’Inter faceva il Commissario speciale della Federcalcio, revocava scudetti, ne assegnava alla squadra del cuore e cambiava gli organi di giudizio federale a processo in corso.

Ma no, no, non stiamo a guardare il pelo nell’uovo, in fondo, come ci ha tenuto a precisare Andrea Stramaccioni in settimana, gli interisti amano parlare di cose di campo. Di calcio giocato.

Ecco sì. Ora è tutto chiaro. Moratti è stato frainteso, si riferiva solo agli anni in cui l’Inter non vinceva mai, quelli in cui cambiava allenatori a ripetizione dilapidando milioni di euro in carneadi dal futuro già scritto. Gli stessi anni in cui la Juventus vinceva scudetti con impressionante costanza, e finiva in finale di Champions con altrettanta regolarità. Siamo sicuri che Moratti si riferisse a quelle situazioni lì.

Quelle in cui l’Inter pensava che per battere la Juve di Zidane, Davids, Nedved, Montero, Trezeguet, Del Piero, Thuram e Buffon in fondo bastasse mettere in campo Vampeta, Gresko, Rivas, Pedroni, Orlando A., Gilberto, Caio, Carini.

Noi Moratti lo capiamo. Perché a quelle situazioni lì nessuno proprio vorrebbe tornare.

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