La verità, vi prego, su Calciopoli

Esattamente un anno fa di questi tempi scrivevamo: “Se è vero che per l’Italia nerazzurra”, e non solo, “la Juve è sicuramente colpevole, per molti juventini Calciopoli resta una brutta pagina di mala giustizia all’italiana, di giacobinismo pallonaro, un …Leggi tutto

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BSC Young Boys supporters hold up a banner in memory of the victims of the Hillsborough disaster during their team's Europa League Group A soccer match against Liverpool at Anfield Stadium, Liverpool, England, Thursday Nov. 22, 2012. (AP Photo / Jon Super)

AP Photo / Jon Super

Esattamente un anno fa di questi tempi scrivevamo: “Se è vero che per l’Italia nerazzurra”, e non solo, “la Juve è sicuramente colpevole, per molti juventini Calciopoli resta una brutta pagina di mala giustizia all’italiana, di giacobinismo pallonaro, un colpo di stato mascherato da mozione d’ordine”. Se non si troverà una terza via d’uscita “prepariamoci a lunghi anni di vincitori e vinti che si fronteggiano in un dopoguerra senza fine, e senza mai un giudizio condiviso dagli uni e dagli altri.”

Era il 22 novembre 2011, sono passati 12 mesi e siamo ancora al punto di partenza. Eppure siamo tuttora convinti che si debba trovare una terza via per uscire definitivamente da Calciopoli. Non lo è stata quella “sportiva”, non può esserla quella giudiziaria, se mai si potrà scrivere la parola fine su questa vicenda dovrà essere per via politica, o ancor più istituzionale.

L’ottimo Alessio Epifani di JU29RO.com mette sul tavolo una proposta, una sorta di “via inglese” che ricalchi l’atto di coraggio con cui – seppure a distanza di anni – il Governo di Sua Maestà ha fatto luce sulla strage di Hillsborough: c’è scritto a chiare lettere, nero su bianco (ci perdonino gli amici interisti) che “la pagina di Calciopoli, si potrà chiudere solo quando il sistema dal suo interno, in qualche modo, avrà il coraggio di ristabilire la verità.”

Perché in fondo la verità su Calciopoli è molto più vicina di quanto si possa pensare. È lì nelle telefonate che tutti, o quasi, abbiamo ascoltato. Non ci sono soldi, non c’è corruzione, non ci sono risultati alterati. Ci sono solo telefonate, degli uni e degli altri, e sentenze, anch’esse paradossalmente inequivocabili.

E se le sentenze dicono che non c’è stata partita truccata, né campionati falsati, se le telefonate raccontano di chi telefonava a gli arbitri (Facchetti) e chi no (Moggi). Non resta che fare come dice Epifani. Scrivere scusa, ci eravamo sbagliati, e voltare pagina.

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