Juve: tre motivi per sognare (e altri tre per rimanere coi piedi per terra)

Fa bene Antonio Conte a raffreddare gli entusiasmi, ma per noi gente del Bar dello Sport le parole contano fino a un certo punto. Ci fidiamo, di solito, di quello che vediamo sul campo. E nella Juve che domenica sera…Leggi tutto

(ANSA/DI MARCO)

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Bar Sport: la terza stellaFa bene Antonio Conte a raffreddare gli entusiasmi, ma per noi gente del Bar dello Sport le parole contano fino a un certo punto. Ci fidiamo, di solito, di quello che vediamo sul campo. E nella Juve che domenica sera ha praticamente nascosto la biglia al Milan abbiamo visto qualcosa che ci ha riportato con la testa ai tempi di Marcello Lippi. Sognare, quantomeno, è lecito, come ha ammesso lo stesso allenatore bianconero. Perché al di là del primo posto in classifica, al di là del dominio sui Campioni d’Italia in carica ci sono almeno tre buoni motivi per credere che questa Juve possa competere per il titolo già da quest’anno:

Il primo: questa Juve ha corsa, carattere, cattiveria agonistica. Cioè, sembra l’incarnazione fatta squadra di quello che era Antonio Conte da giocatore. Contro il Milan non si è vista una Juve bella da morire, ma una Juve tonica, concentrata, affamata, ben preparata atleticamente. Una squadra che non molla, insomma, determinata a metterla dentro, di raffa o di raffa, ma che al tempo stesso molto sa essere attenta quando si tratta di chiudere gli spazi.

Il secondo: questa Juve ha qualità e duttilità in mezzo al campo. Le prime giornate di campionato ci dicono che Pirlo ha davvero preso in mano la squadra e che Vidal e Marchisio sono due jolly capaci di dare equilibrio e imprevedibilità allo scacchiere di Conte. Che così può anche separarsi dall’amatissimo 4-2-4 per provare altre soluzioni, come ad esempio il 4-5-1 di domenica sera, uno schieramento che garantisce un filtro maggiore pur senza perdere in pericolosità in fase d’attacco visti gli inserimenti micidiali dei centrocampisti (Pirlo, Krasic, Marchisio, Vidal e Pepe).

Il terzo: la mancanza degli impegni di coppa. Incredibile ma vero ci ritroviamo – cinque mesi dopo – a ringraziare la Juve di Del Neri. Perché se i bianconeri oggi sembrano avere più energie mentali e fisiche per il campionato lo devono anche a quella Juve che non riuscì a raggiungere un piazzamento (in)utile per l’Europa League.

Fin qui le ragioni per essere ottimisti. Perché poi, a bocce ferme, bisognerebbe fare come Conte: volare basso. E ricordarsi che di motivi per andarci cauti ce ne sono altrettanti.

In primo luogo facciamoci una domanda (senza darci una risposta, ovviamente): è davvero possibile continuare a giocare a su questi ritmi fino alla fine dell’anno? D’accordo, non ci sono gli impegni di coppa, ma il campionato è comunque lungo e la storia recente ci insegna che le squadre che fanno del furore agonistico la loro arma principale (ricordiamoci della Roma di Spalletti, ad esempio) spesso arrivano a fine anno con il fiato corto.

In secundis: questa Juve è Pirlo-dipendente, il che può essere un limite. Il primo tempo di Catania lo ha dimostrato: ingabbiato Pirlo, la Juve perde lucidità in manovra.

Infine, come i più acuti fra critici hanno fatto notare, ricordiamoci che siamo solo alla quinta giornata e che secondo l’almanacco del calcio non sempre chi è primo dopo un mese di campionato vince lo scudetto. Anche la Juve di Ferrara, tanto per fare un esempio, era prima dopo cinque giornate e poi sappiamo bene com’è andata a finire.

E fa niente se quella Juve giocava con Felipe Melo, Poulsen, Diego, Tiago, Grygera e Amauri. Fa niente se a quei tempi la società Juve era guidata da Blanc, Cobolli Gigli e Alessio Secco. Limitiamoci a considerare il puro dato statistico e facciamo come Conte. Voliamo basso, ricordiamoci sempre che veniamo da due settimi posti e continuiamo a mangiare erba, ovviamente.

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