Juve: tra tavolo politico e governo tecnico

La Juve torna in campo dopo una ventina di giorni di inattività e, come richiesto dal suo tecnico, dà una prova di forza e una dimostrazione di solidità “importante” (copyright Antonioconte); i tre gol (a zero) contro il …Leggi tutto

Andrea Agnelli e Antonio Conte (Federico Tardito / LaPresse)

Andrea Agnelli e Antonio Conte (Federico Tardito / LaPresse)

Bar Sport: la terza stellaLa Juve torna in campo dopo una ventina di giorni di inattività e, come richiesto dal suo tecnico, dà una prova di forza e una dimostrazione di solidità “importante” (copyright Antonioconte); i tre gol (a zero) contro il Palermo servono sì a scacciare i fantasmi delle ultime 3 stagioni, ma servono soprattutto a ristabilire, momentaneamente, il primato del campo sulla politica.

La Juventus targata Andrea Agnelli è infatti sempre più divisa tra fronte politico e governo tecnico. A tutela di passato (calciopoli e derivati) e futuro (spartizione dei diritti TV) il primo, per gestire al meglio il presente, il secondo.

Tavolo Politico

La politica è a completo appannaggio di Andrea Agnelli e della sua schiera di valenti avvocati (no Zaccone, quello della B e -15, non c’è più). La sentenza di Napoli ha sancito un solco invalicabile tra le vicende giudiziarie della società bianconera e quelle di Luciano Moggi (e Antonio Giraudo).

La Juventus che è stata tecnicamente assolta ora rivendica ancora con maggior forza una parità di trattamento nelle note vicende del 2006 e si prepara a battagliare per richiedere indietro scudetti e onor perduto, mentre l’allora Direttore Generale ha subito una pesante condanna e dovrà ora difendersi nei restanti gradi di giudizio.

Nessuna presa di distanza, quindi, da parte di Andrea Agnelli da quanto ha sempre detto a difesa della triade, solo una strategia difensiva che impone scelte inequivocabili e perentorie.

Nel frattempo il Tnas si è dichiarato incompetente sull’assegnazione dello scudetto 2006 all’Inter e questo ha dato l’ultima spintarella alla presidenza Agnelli per presentare il ricorso al TAR, dopo che proprio nella turbolenta estate 2006 un pressoché analogo ricorso era stato prima preparato e poi ritirato dal Cda griffato Cobolli Gigli, Blanc & co. con il beneplacito di Luca Cordero di Montezemolo (come rivelò urbi et orbi Joseph Blatter).

Meglio TARdi che mai, si potrebbe dire. Ma forse questo ricorso è sì TARdivo per chiedere indietro il maltolto, ma ha ottenuto lo scopo di svegliare il governo (politico) dello sport italiano. Davanti all’ennesima calata di avvocati e giudici, e soprattutto, davanti a una richiesta di risarcimento milionaria partita da Corso Galileo Ferraris è sceso in campo direttamente Gianni Petrucci a invocare buon senso e coscienza, e nello stesso tempo ad aprire il fronte per una trattativa che sia questa volta tutta politica.

Andrea Agnelli forse ha capito prima di tutti che da questa situazione non se ne poteva uscire a suon di burocrazia e carte bollate. Del resto, i 14 mesi di attesa per avere risposta al suo esposto (dopo che invece in poche settimane era stata azzerata la società di calcio più blasonata d’Italia) e il continuo rimpiattino a cui giocano un po’ tutti tra incompetenze e prescrizioni, sono messaggi inequivocabili.

O si cambia il tavolo da gioco o non se ne esce. Oltretutto è impensabile pensare di poter avere un’utile sponda nella giustizia ordinaria, dove tra appelli, contro-appelli, ricorsi e richieste di ricusazione una fine non si intravvede neppure.

Ora la palla passa a Petrucci, lui che più di tutti sembra aver inteso che per via giudiziaria non si va da nessuna parte. Aldilà delle parole di rito, e dei vari convitati di “buona volontà” al tavolo della pace (Abete, Della Valle, Moratti più vari ed eventuali), se mai ci potrà essere una parola fine su questa vicenda partirà da qui.

Altrimenti prepariamoci a lunghi anni di vincitori e vinti che si fronteggiano in un dopoguerra senza fine, e senza mai un giudizio condiviso dagli uni e dagli altri.

Perché se è vero che per l’Italia nerazzurra (e indirettamente anche per la procura di Napoli) la Juve è sicuramente colpevole, per molti juventini calciopoli resta una brutta pagina di mala giustizia all’Italiana, di giacobinismo pallonaro, un colpo di stato mascherato da mozione d’ordine.

A Petrucci l’ardua sentenza?

Governo tecnico

Più sereno, almeno al momento, è il bilancio del campo. Il Governo Tecnico presieduto dal Premier Antonio Conte, vede due endorser d’eccezione nei senatori a vita Gianluigi Buffon e Alessandro Del Piero e un gruppetto di Ministri di punta pronti a manovre decise e molto incisive. Barzagli, Pirlo, Pepe e Matri stanno guidando il gabinetto Conte verso un primato nel quale credevano in pochi: e lo spread tra Juventus e le squadre sulla carta più accreditate è in continua crescita a favore dei bianconeri.

Anche col Palermo si è confermata una supremazia tattica, fisica e mentale che sta diventando il marchio di fabbrica del suo Primo Ministro.

E se la soddisfazioni non stanno mancando anche i sacrifici non sono stati pochi. Dopo Ziegler, Krasic e Motta (tutti acquisti targati Marotta), anche Elia sembra un serio candidato a venire estromesso dai piani di rilancio di Conte; se così fosse starà proprio a Marotta trovargli una giusta sistemazione e/o un ruolo da pedina di scambio a gennaio.
A questo punto proprio Marotta rischia di trovarsi schiacciato in questo duopolio politico-tecnico Agnelli-Conte nel quale sembra esserci sempre meno spazio per le sue scelte.

Ma da qui alle prossime settimane sarà solo il campo a dare le risposte più realistiche ai sogni di gloria di questo nuovo esecutivo bianconero: Napoli, Roma (due volte) e Udine saranno le verifiche che diranno a Conte quanto solida sia la sua maggioranza.

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