Juve: perché la battaglia degli scudetti non si può (e non si deve) chiudere

Credete davvero che ci piaccia parlare ancora di Calciopoli? Credete davvero che ci procuri godimento alimentare la querelle infinita sul numero di scudetti vinta dalla Juventus? Ma figuriamoci. Preferiremmo, e di molto, passare il nostro tempo a goderci …Leggi tutto

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Credete davvero che ci piaccia parlare ancora di Calciopoli?

Credete davvero che ci procuri godimento alimentare la querelle infinita sul numero di scudetti vinta dalla Juventus?

Ma figuriamoci. Preferiremmo, e di molto, passare il nostro tempo a goderci le vittorie della nostra squadra, quelle sì sul campo, e magari fantasticare su nuovi fantasmagorici campioni sulla rampa di lancio bianconera.

Ma poi c’è questa commedia dell’assurdo del conteggio sbagliato a riportarci puntualmente sulla terra. A ricordarci come invece quella dei 31 scudetti è una battaglia che non si può chiudere.

Bastava aprire i giornali di ieri per cogliere l’evidente imbarazzo di tutti i titolisti dei principali quotidiani nazionali (con la lodevole eccezione di Tuttosport). Sembrava quasi che in tempi di spending review nelle redazioni dei quotidiani avessero tolto le tastiere numeriche ai titolisti. E così ognuno a evitare nei titoli in prima pagina qualsiasi accenno al numero degli scudetti della Juve per evitare di perdere consenso (e quindi copie) tra gli juventini. E via con i vari Juve meraviglia, Juve è tuo e via dicendo…quando era lì bello pronto un Juve fatto 30 ecco il 31.

Ma no, non si può: i numeri si devono lasciare ai sottotitoli, agli articoli nelle pagine interne, agli occhielli. E poi però le foto, prese quelle sì dal mondo reale, recitano un inequivocabile e indelebile “31”.

E quindi come si può fare finta di niente? Perché non si ripristina la realtà una volta per tutte. Perché su una cosa bisogna essere chiari e definitivi: non si tratta di una lotta per la verità, ma per la realtà dei fatti.

Quando leggiamo addirittura un illustre collega come Carlo Genta scrivere di “due campionati ormai quasi antichi e contaminati” capiamo che realtà ha bisogno di essere ripristinata per evitare che certe credenze si sedimentino nella cultura popolare fino a diventare una mistificazione dei fatti.

Gli scudetti in questione ad esempio hanno due storie diverse: il primo è stato vivisezionato da giornali, intercettazioni e tribunali (sportivi e non) e il risultato è che il processo penale di Napoli “non ha in verità dato conferma del procurato effetto di alterazione del risultato finale del campionato di calcio 2004-2005 a beneficio di questo o quel contendente”, ma appaiono ”sufficienti le parole pronunciate nelle conversazioni intercettate, nel cumulo con il contatto telefonico ammantato di clandestinità rappresentato dall’uso di schede straniere, per integrare gli estremi del reato di frode sportiva” che, ricordano i giudici, è un reato di tentativo.

Il secondo, udite udite, non è stato neppure oggetto di indagine. Cioè per spiegarci meglio nessuna telefonata, nessun complotto, niente di niente. Solo una riga di penna nera (o nerazzurra) senza senso né giurisdizione, barrata da un nerazzurro inossidabile come Guido Rossi.

Ecco, di questo stiamo parlando. Come si può pensare che basta dichiararsi “incompetenti” sul tema per chiuderla qui? Non viene il dubbio ai molti che pontificano dalle tribune sportive di mezza Italia che il problema non sia di forma, ma di sostanza?

Ma, soprattutto, come si può pensare di ridare credibilità e quindi appetibilità commerciale al movimento calcistico italiano senza riaffermarne la sua sostanza storica? È mai possibile che a nessuno, né in Lega né in Federazione, importi nulla di mettere la parola “fine” su questa faccenda? Stiamo parlando di una cosa dalla portata enorme. Immaginatevi voi se dall’oggi al domani l’NBA si dichiarasse non competente nello stabilire quale sia il reale numero degli anelli vinti dai Lakers, o se ci fossero dubbi sul numero di Premier vinte dal Manchester.

Stiamo parlando di una querelle che non riguarda solo le foto dei festeggiamenti così distoniche rispetto agli articoli di giornali: stiamo parlando del caos. Di una cosa che ha, recentemente, indotto all’errore anche la CNN: 29, 30 o 31? Boh.

La Juventus e Andrea Agnelli hanno fatto tutto quello che dovevano fare. Hanno dimostrato sontuoso rispetto per le istituzioni, evitando addirittura di apporre una terza sacrosanta stella sulla maglia. Ma hanno fatto ancor di più accettando sentenze più che inique, ivi compresa la squalifica del proprio allenatore sulla base del nulla cosmico. La Juventus e Andrea Agnelli sono la prova provata che se qualcuno ci dimostra per davvero che quei campionati furono alterati in favore della Juventus saremo i primi a riconoscere il 29. Senza se e senza ma.

Ma se si pensa che non affrontare il problema sia il miglior modo per risolverlo, si legittima per l’ennesima volta l’affossamento del calcio italiano.

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