Juve, la fame ti fa bella

Spiegatelo voi ad Abrahmovic che la colpa non è del “povero” Di Matteo. Che quando la Juve gioca come sa c’è poco da fare. Anche se ti chiami Chelsea e per gli almanacchi sei ancora la squadra più forte …Leggi tutto

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Juventus forward Sebastian Giovinco celebrates after scoring during a Champions League, Group E, soccer match between Juventus and Chelsea at the Juventus stadium in Turin, Italy, Tuesday, Nov. 20, 2012. Juventus took a giant step toward qualifying for the Champions League knockout stages with a 3-0 win over Chelsea on Tuesday. (AP Photo/Antonio Calanni)

Spiegatelo voi ad Abrahmovic che la colpa non è del “povero” Di Matteo. Che quando la Juve gioca come sa c’è poco da fare. Anche se ti chiami Chelsea e per gli almanacchi sei ancora la squadra più forte d’Europa.

Ecco il punto è proprio questo, giocare come sappiamo. Fame, mangiare l’erba, per dirla come piace ad Antonio Conte. Insomma avete capito: questa Juve, la prima Juve dell’era Agnelli, è stata creata a immagine e somiglianza del suo tecnico, uno che quando entrava in campo gli avversari se li mangiava con gli occhi ancor prima del fischio d’inizio. È una questione di testa, innanzitutto.

La squadra si può migliorare (tutto si può migliorare), l’arrivo di una prima punta di peso consentirebbe di capitalizzare tutta la mole di gioco creata da centrocampo e difesa, certo. Ma senza fame questa squadra perde almeno il 50% del proprio potenziale.

La Juve, quando è motivata è una delle squadre più offensive (e forti) d’Europa. Quando non lo è può pareggiare con il Nordsjaelland, o addirittura perdere con l’Inter. Ha detto bene Bonucci: questa squadra non è nata per difendersi, non è capace di gestire il risultato.

Per questo ci piacerebbe passare il turno. Per capire se per “mangiarci” i vari Messi, Ronaldo, Rooney e compagnia bella bastano già i nostri denti affilati, o se invece dobbiamo invitare a tavola qualche nuovo commensale, qualche palato fine capace di trasformare l’eccellente amalgama creata da Antonio Conte in qualcosa di irresistibile, insuperabile.

Perché l’obiettivo è quello, non dimentichiamolo. Alla Juve – purtroppo, o per fortuna – vincere è l’unica cosa che conta.

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