Juve-Genoa: e se Guida se la fosse sentita?

È successo di nuovo. Dopo il gol Turone, il rigore di Brady e quello di Iuliano, Muntari e Catania: è successo di nuovo. La Juve è tornata, e automaticamente è tornata rubare. E noi, che l’abbiamo difesa e giustificata anche …Leggi tutto

Ansa

È successo di nuovo. Dopo il gol Turone, il rigore di Brady e quello di Iuliano, Muntari e Catania: è successo di nuovo. La Juve è tornata, e automaticamente è tornata rubare. E noi, che l’abbiamo difesa e giustificata anche in situazioni in cui era oggettivamente indifendibile ci troviamo nudi, inermi di fronte all’evidenza dell’ennesimo scandalo. Dell’ennesimo campionato deciso a tavolino. Di un calcio che non è più sport.

Domenica 26 gennaio 2013, la Juventus gioca in casa contro un Genoa terzultimo in classifica. Minuto 93, Juve con l’uomo in più come spesso gli capita quest’anno per via di un’esplulsione. Ma niente la partita non si sblocca. Anzi il Genoa recrimina un rigore macroscopico per mani in area di Vucinic. Minuto 93 dicevamo. Azione sulla destra, cross e Granqvist che la prende col corpo, o col braccio attaccato al corpo e patatrac…l’arbitro Guida da Torre Annunziata fischia il più discutibile dei rigori

Quel rigore che noi, da tifosi juventini, non avremmo mai voluto ricevere in regalo. E da lì apriti cielo, ed è anche comprensibile. L’ennesima bufera contro la Juve, bufere alle quali siamo abituati, ma che francamente non sappiamo più come fronteggiare. Non vi stiamo a raccontare le decine di sms ricevuti da amici e parenti di ogni fede calcistica. Ladri era l’epiteto più garbato.

In diretta su Sky, l’impressione del furto è stata tanto immediata quanto netta. Anche uno solitamente prudente ed equilibrato come Beppe Bergomi non può evitare di sbilanciarsi: “No Fabio, questo non lo voglio rivedere. Questo non è mai rigore”, con Caressa che capisce subito la gravità del momento “momento decisivo per la Juventus e per il campionato”. “Peccato Fabio, dispiace perchè il Genoa non meritava di perdere, anzi…” chiosa lo Zio nazionale.

Il dopo partita è bollente, Ballardini rompe la sua celeberrima imperturabilità: “È meglio che non dica nulla, le immagini le vedete anche voi, se parlassi ora di sicuro domani mi vergognerei di quello che ho detto” .

Meno fair è il commento di Enrico Preziosi: “Non amo parlare di arbitri, ma oggi l’amarezza è tanta. Ora capisco le parole del mio amico Galliani dopo il gol di Muntari”. Ma a gettare ulteriore benzina sul fuoco è un retroscena raccontato dallo stesso presidente Genoano. L’arbitro Guida sarebbe stato indotto all’errore dalla segnalazione dell’assistente di linea Romeo.

Ma ancora peggiore sembra la risposta che proprio Guida avrebbe dato a Ballardini furioso per la decisione “non me la sono sentita (di non fischiare)”. Si avete capito bene “non me la sono sentita”. Non se l’è sentita di non fischiare un rigore a favore della Juventus. Contro i potenti del calcio. Perché di questo si tratta, non di sport, di calcio. Ma di condizionamento bello e buono. Forse il povero Guida temeva ,a ragione, di venir rinchiuso in uno stanzino dello Juventus Stadium.

Ma, come se il clima non fosse già abbastanza incandescente, sempre in casa Genoana fanno notare come Romeo sia di origini veronesi, città storicamente acerrima rivale proprio di quel Napoli in lotta con la Juventus per la vittoria dello scudetto.

Il Napoli, che avendo vinto a Parma, ora, senza il rigore su Granqvist, si troverebbe a -3 si trincea dietro il silenzio stampa. Parla solo il presidentissimo De Laurentiis “Potrei lasciare, non ce l’ho con la Juventus, ma certo dopo Pechino i dubbi nascono…”. Sembrerebbe anche che il portiere Morgan De Santis a fine partita abbia parlato di “brutti segnali per lo sport”.

Da Milano Galliani fa sapere “che non parla di cose che non riguardano il Milan”, ma lasciando i cronisti mostra sorridendo lo screensaver del suo cellulare con la foto del gol di Muntari.

Un signore come sempre, è invece Massimo Moratti: “Preferisco non commentare, ma certo sono situazioni poco simpatiche. Anche perchè eravamo convinti di esserci lasciati alle spalle un certo passato”. Più velenoso, al solito, Zdenek Zeman: “Non vedo scandalo. Quale novità. Possono anche vincere scudetto. Per me restano 22,23 al massimo”.

Non meno tenero il trattamento dei media riservato alla nostra amatissima Vecchia Signora.

La Gazzetta dello Sport titola “Rabbia Napoli: Juve non così” e nell’occhiello si ricorda come il rigore fosse “più che dubbio”. Ancora più diretto il titolo del Corriere dello Sport diretto da un professionista super partes come Paolo De Paola “Scandalo Juve: così è la fine del calcio” e nel sottotitoli si annuncia un imminente poster celebrativo del rigore di Granqvist. Anche Tuttoport, il quotidiano per eccellenza dei tifosi della Juve, non riesce a chiudere un occhio: “Juve nella bufera”.

Il mondo del calcio per l’ennesima volta si interroga. E non solo anche le istituzioni traballano. Petrucci ricorda come Zeman dica solo “quello che pensa la gente” ed è addirittura prevista per oggi un’interrogazione parlamentare che ha come primo firmatario l’Interista Ignazio Larussa, ma che ha trovato ampia adesione in tutto l’arco istituzionale dall’IdV dello Juventino Di Pietro fino alle Lega Nord di uno sgomento Bobo Maroni che forse da milanista avrà ancora negli occhi il gol di Muntari.

E noi? Non sappiamo davvero più cosa dire. La misura è oggettivamente colma. Probabilmente arriverà l’ennesimo libro dell’ottimo Zampini a celebrare “Il rigore di Granqvist”, per spiegarci come sì gli errori pro-Juve ci sono, ma alla fine si compensano. Ed è tutto un complotto. Ma questa volta, davvero non ci crediamo più. Eravamo addirittura arrivati a pensare di tifare contro, ma per fortuna che alla fine il solito immenso Travaglio, col suo corsivo di oggi sul Fatto Quotidiano ci ha fatto cambiare idea facendoci realizzare che, in fondo, si può essere onesti e sportivi anche da juventini.

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