Il Barcellona ha fatto impazzire Josè Mourinho

Ai tempi dell’Inter Josè Mourinho era il numero uno incontrastato. In Italia e nel mondo. Campione d’Europa con l’Inter, campione d’Italia, campione nello stile e nell’attirare l’attenzione su sé stesso proteggendo la squadra dalle polemiche. A Milano si era presentato …Leggi tutto

Josè Mourinho è nell'occhio del ciclone dopo la supercoppa di Spagna (ANSA/Elaborazione grafica Matteo Politanò)

Josè Mourinho è nell'occhio del ciclone dopo la supercoppa di Spagna (ANSA/Elaborazione grafica Matteo Politanò)

bar sportAi tempi dell’Inter Josè Mourinho era il numero uno incontrastato. In Italia e nel mondo. Campione d’Europa con l’Inter, campione d’Italia, campione nello stile e nell’attirare l’attenzione su sé stesso proteggendo la squadra dalle polemiche. A Milano si era presentato ricordando di non essere un “pirla”, aveva polemizzato con la maggior parte dei colleghi, con arbitri e Lega calcio, con Juventus, Milan, presidenti, giocatori e chi più ne ha più ne metta. Il suo stile è stato sempre accettato dai media perchè conseguenza diretta di vittorie senza fine. Ma la musica è cambiata. In Spagna Mourinho non riesce a scalfire lo strapotere del Barcellona e i suoi atteggiamenti hanno schifato l’opinione pubblica e la stessa dirigenza delle Merengues.

Dopo le numerose polemiche della scorsa stagione, con litigi plateali, accuse e mancanza di fair play del suo Real Madrid, l’aura dello Special One ha iniziato a scricchiolare. L’allenatore a cui tutto era dovuto perchè comunque vinceva tutto è diventato colui che non sa perdere, cede alle provocazioni e manca di rispetto agli avversari. Dopo la sconfitta nella supercoppa la Spagna intera si interroga sul reale valore di un uomo che ha messo un dito nell’occhio al vice di Pep Guardiola Tito Villanova. Come se non bastasse le telecamere lo hanno immortalato mentre fingeva di scacciare via un pessimo odore quando Lionel Messi si è avvicinato a lui. In conferenza stampa, dopo la maxi rissa, invece di scusarsi per il suo atteggiamento ha preferito sovraccaricare nuovamente il suo ego facendo ironia e storpiando il nome di Villanova come già era successo in Italia con Pietro Lo Monaco del Catania.

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Una reazione da bambino viziato e arrogante, incapace di imparare dai propri errori e di chiedere scusa. Ora che non ci sono più i risultati a giustificarlo il ciclone si è abbattuto sullo Special One. Gerard Piquè ha dichiarato che Mourinho “sta distruggendo il calcio spagnolo” mentre Xavi ha parlato di “un patetico stile del Real Madrid”. Guardiola ha fatto i complimenti ai suoi per non essere caduti nelle provocazioni dei galacticos ma nelle ultime ore sembra che il vero imbarazzo per ciò che è successo sia di Florentino Perez. Oltre al danno in campo con la rissa la scenata in conferenza stampa di Mourinho è stata un oltraggio allo sport, alla teoria che dopo il fischio finale l’agonismo e la rabbia devono rimanere sul terreno di gioco.

Perdere brucia ed è evidente come Josè Mourinho non sappia perdere. La sua incapacità di essere un esempio sta facendo vacillare anche tutti quei tifosi del Real che finora avevano apprezzato il suo stile. La supercoppa ha confermato per l’ennesima volta come oltre ai risultati un club di calcio debba vivere anche della proiezione di un blasone e di un messaggio educativo. Mourinho sta sporcando questo messaggio pensando a sé stesso invece che come rappresentante di una società che ha fatto la storia del calcio. Servirebbero scuse ufficiali, un mea culpa atteso come la prima esultanza di Mario Balotelli, gesti che renderebbe entrambi più amabili. Qualcosa mi fa però pensare che quel giorno sia ancora lontano, per adesso non resta che pensare se la frase “non sono mica un pirla” abbia un valore anche in Spagna…

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