Guardiamo la luna, non Pulvirenti

Oddio ci risulta davvero difficile parlare della stucchevole polemica Pulvirenti-Agnelli. E ci viene ancora più complicato portare Pulvirenti come simbolo del fallimento di un movimento calcistico che ogni giorno che passa sembra sempre più simile a se stesso e …Leggi tutto

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ANSA/DANIELE MASCOLO

Oddio ci risulta davvero difficile parlare della stucchevole polemica Pulvirenti-Agnelli. E ci viene ancora più complicato portare Pulvirenti come simbolo del fallimento di un movimento calcistico che ogni giorno che passa sembra sempre più simile a se stesso e ai suoi errori.

Prendersela con Pulvirenti per il declino irreversibile a cui il nostro calcio è soggetto, francamente fa specie.

Soprattutto perchè lui, nel suo piccolo, i suoi gol li segna sempre e comunque.

E allora facciamo per un attimo rewind: nel pieno della bagarre Scommessopoli scrivemmo: “Se alle parole farà seguire i fatti Andrea Agnelli si candida a diventare il più grande presidente della storia della Juventus”.

Purtroppo i fatti per ora lasciano un po’ a desiderare. Se infatti, i risultati della gestione sportiva sono eccellenti e inconfutabili non si può dire lo stesso per le faccende di politica sportiva.

Dopo gli strali lanciati a più riprese tramite sito ufficiale e conferenze stampa, i fatti sono stati molto distonici rispetto alle parole. E spesso il cerchiobottismo ha vinto sul decisionismo. Tre esempi su tutti:

1. Se gli scudetti della Juventus sono 30, perché sulla maglia non capeggiano le 3 stelle, invero molto ben presenti allo Juventus Stadium? L’effigie “30 sul campo”, diciamo le cose come stanno, è servita più per alimentare gli sfottò della frangia anti-juventina che per rivendicare con autorità  un principio sacrosanto.

2. Se si reputa che Conte sia innocente, perché suggerirgli la linea del patteggiamento? Qualcuno ha fatto caso alla diversità di trattamento riservata al Napoli di De Laurentis (il cui peso specifico in Lega e FIGC è senz’altro diverso)?

3. Se prima chiediamo 443 milioni di euro di danni alla Federazione, perché poi rivotiamo Abete presidente FICG?

Ecco la polemica di Pulvirenti ci sembra davvero di poco interesse rispetto a uno scenario complessivo in cui la Juventus è riuscita a ottenere poco o nulla di quanto si fosse prefissato.

Conti alla mano oggi la situazione è: Abete presidente FIGC, Beretta presidente di Lega, Conte squalificato e zero stelle sulla maglia. Di quattro obiettivi neppure uno è stato centrato.

Poi ognuno dia la sua lettura dei fatti.

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