Giro d’Italia 2011, non è vero che è una gara noiosa – La foto del giorno

Oggi ci occupiamo, in breve, della presunta noia che affliggerebbe questo Giro d’Italia; noia causata dal dominio incontrastato, prevedibile e previsto di Alberto Contador. (La diciottesima tappa, quella di ieri: Morbegno – San Pellegrino Terme, di 151 km l’archiviamo …Leggi tutto

Alberto Contador (EPA/CARLO FERRARO)

Alberto Contador (EPA/CARLO FERRARO)

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Oggi ci occupiamo, in breve, della presunta noia che affliggerebbe questo Giro d’Italia; noia causata dal dominio incontrastato, prevedibile e previsto di Alberto Contador.

(La diciottesima tappa, quella di ieri: Morbegno – San Pellegrino Terme, di 151 km l’archiviamo quasi in silenzio: tappa bella intensa, vinta da Eros Capecchi (Liquigas), davanti ai compagni di fuga Marco Pinotti e Kevin Seeldrayers. Contador è ovviamente ancora tranquilla Maglia Rosa con 4’58″ su Scarponi e 5’45″ su Nibali.)

Noia?
Visto da “fuori”, vale a dire visto con uno sguardo superficiale, il ciclismo, come altri sport di “durata” (per esempio la maratona o una 50 km di marcia) appare interessante solo se la testa della corsa è in forse fino alla fine e i primi della classe si superano, nelle tappe e soprattutto nella classifica generale.

Non interessa il lavoro atletico, la fatica, la sofferenza in salita, il freddo nelle discese in montagna; non interessa capire quando quei corpi allenatissimi, tutto muscoli e ossa leggere, vanno in crisi. Crisi di fame, di sete, di acido lattico non smaltito. Crisi di stomaci che la fatica morde fino a inibire la digestione.

Peccato allora che il disinteresse per le caratteristiche di questo sport poi finisca in qualche titolo di giornale o di servizi televisivi. Come se bastasse un dominatore incontrastato per annullare fascino e ragione dell’amore degli appassionati veri per questo sport.

Ricordo quando mio padre mi parlava delle imprese di Fausto Coppi, che  seguiva proprio ai bordi di una strada, dopo aver dormito sulla giardinetta con gli amici al Campionato del Mondo di Lugano o di quando, negli anni Settanta, seguiva, più o meno nello stesso modo, le imprese di Eddy Merckx, “il mostro” che vinceva anche lui con una continuità e una fame di gare onnivora e generalizzata, al cui confronto quella di Contador – specializzato in corse a tappe – è quasi leggera.

Le centinaia di migliaia di tifosi che seguono questo giro lungo le strade, hanno dentro, quasi tutti, la stessa passione che ci mettevano negli anni e nei decenni scorsi le altre generazioni di tifosi. Per loro il Giro è molto di più e soprattutto è altro da un duello (per quanto i duelli, ovviamente, piacciano anche agli appassionati).

E questa passione, in poche parole, è quella che piano piano la “televisizzazione” dello sport esaurisce, rendendo tutto uguale: movimento dal quale sembra cancellata la fatica, come filtrata, senza fisicità, simile a un videogame.

Questa passione è quella che ha generato quella specie di rivolta per le strade, quando la scorsa settimana è stata annullata la discesa del Crostis.

Annullamento che ha lasciato deluse decine di migliaia di persone che avevano programmato da mesi di andare lassù a vedere i ciclisti e che si sono sentiti traditi da quella decisione, che non era semplicemente un cambiamento di itinerario.

Sono considerazioni dalle quali, altrettanto ovviamente, non possiamo cancellare la questione che, invece, ha in questi anni minato davvero la fiducia e l’amore dei tifosi: il maledetto doping, quell’ombra che sembra sempre allungarsi sulle imprese e che lambisce, purtroppo, anche un campionissimo come Contador  come qualche tifoso, in queste giornate del Giro d’Italia, gli ha ricordato, in modo magari discutibile, ma tutto sommato legittimo.

La foto di oggi è dedicata proprio a Contador, questa volta però un Contador rilassato, mentre indossa la Maglia Rosa, dopo la tappa di oggi. Dovrebbe aiutarci, per contrasto, a ricordare che quando è in sella Contador soffre, che i suoi muscoli sono piedi di acido lattico quando arriva in cima a una salita, che anche se vince, vince nettamente, fa fatica. Molta fatica. Che è poi l’essenza del ciciclismo.

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