Del Piero – Juve, storia di un gran dolore

Mettiamoci il cuore in pace. Tanto non sapremo mai come sono andate davvero le cose fra Del Piero e Agnelli. Troppo chiusi entrambi, troppo orgogliosi, troppo juventini nell’animo per raccontare in pubblico la storia della loro separazione. Dovremo accontentarci …Leggi tutto

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La tipica esultanza di Alessandro Del Piero dopo il goal del definitivo 2-0 all'Inter allo Juventus stadium, 25 marzo 2012. ANSA /ALESSANDRO DI MARCO

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Mettiamoci il cuore in pace. Tanto non sapremo mai come sono andate davvero le cose fra Del Piero e Agnelli. Troppo chiusi entrambi, troppo orgogliosi, troppo juventini nell’animo per raccontare in pubblico la storia della loro separazione.

Dovremo accontentarci delle piccole e grandi allusioni, delle parole dette, delle mezze parole e di quelle non dette (ma sottointese). Come quelle pronunciate ieri dallo stesso Del Piero in occasione della sua mostra fotografica presso lo spazio AdpLog, a Torino. Dice (e non dice) Pinturicchio, a metà fra il serio e il faceto: “Non sono riuscito ad andare allo stadio per la partita scudetto, non ho trovato il biglietto, ho telefonato ma i telefoni erano tutti spenti…”.

È l’ennesimo, minuscolo pezzo di un puzzle dai tratti tutt’altro che definiti, ma che tuttavia si completa ogni giorno di più. Lasciandoci intravedere – almeno per il momento – la fine di un rapporto che certo non si può definire all’insegna del volemose bene. Perché più passa il tempo e più ci rendiamo conto che Del Piero ha lasciato la juve non tanto per sopraggiunti limiti di età, quanto piuttosto per il suo essere non troppo gradito alla dirigenza bianconera.

Troppo ingombrante, troppo determinato nel voler far valere la sua personalità (in campo e fuori) per una Juve che sta tornando a vincere senza prime donne. Qui non si tratta di essere delpieriani o meno. Qui si tratta solo di capire che ci sono dei limiti invalicabili per chiunque. Chi prova a intromettersi nelle faccende che competono alla proprietà – sia esso un calciatore, una bandiera piuttosto che un dirigente – è pregato di farsi da parte.

Per gli stessi motivi ci viene difficile vedere Alessandro Del Piero nel ruolo di futuro dirigente Juve, almeno fino a quando ci sarà Andrea Agnelli alla presidenza.

Dice, sì ma ciò non toglie che la situazione poteva essere gestita in modo migliore. Forse, ma la Juve è società abituata a gestire le cose del suo presente piuttosto che quelle che fanno (o faranno) parte del passato. E sa essere distante quando vuole. Ancor più dell’Australia.

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