Cos’è il fair play finanziario? L’Analisi

Il calcio sta per cambiare radicalmente e il fair play finanziario si prepara a rivoluzionare i bilanci delle società per costruire un futuro più pulito e regolamentato. Ma in cosa consiste realmente il fair play finanziario? Un percorso semplice ma …Leggi tutto

Lionel Messi e Michel Platini (ANSA)

Lionel Messi e Michel Platini (ANSA)

bar sportIl calcio sta per cambiare radicalmente e il fair play finanziario si prepara a rivoluzionare i bilanci delle società per costruire un futuro più pulito e regolamentato. Ma in cosa consiste realmente il fair play finanziario? Un percorso semplice ma ambizioso che punta al 2018 come anno in cui tutti i club dovranno raggiungere il pareggio dei conti nei bilanci.

Il fair play finanziario lanciato da Michel Platini chiede ai club del vecchio continente perdite limitate a 45 milioni di euro per gli esercizi 2012, 2013 e 2014, ulteriormente da ridurre in 30 milioni di euro negli esercizi 2015, 2016 e 2017 prima della fatidica annata del 2018 dove tutto dovrà essere a norma. Il concetto base del fair play economico è quello di creare un calcio dove i club possano spendere solamente quello che, in parte, guadagnano. Il massimo di deficit permesso sarà di cinque milioni di euro e l’obiettivo di Platini è di insegnare ai club a programmare le società rimanendo nei limiti dei propri introiti e adottando una strategia mirata e sostenibile nel tempo, puntando sulla gestione nel medio-lungo periodo e coinvolgendo anche i settori giovanili oltre che le infrastrutture sportive.

Dal prossimo anno i controlli sui bilanci diventeranno così attenti e severi distribuendo inizialmente avvertimenti alle società “a rischio”. Dopo il richiamo le gestioni economiche non sostenibili potranno sfociare anche in penalizzazioni ed esclusioni dalle competizioni europee come nel caso del Maiorca, estromesso dall’Europa League in quanto non in possesso dei requisiti di bilancio necessari. Ricapitolando, nel triennio 2012-2013-2014 la Uefa analizzerà i bilanci delle società relative alle stagioni 2011/12, 2012/13 e 2013/14 e il risultato complessivo non dovrà superare i 45 milioni di euro di debito (con uno scarto tollerato di 5 miloni di euro). Per le stagioni 2014/15, 2015/16 e 2016/17 il passivo dovrà essere inferiore ai 30 milioni mentre dal 2018 il massimo di passivo che una società di calcio potrà avere sarà lo scarto di 5 milioni di euro. Inoltre la Uefa vuole un calcio dove i club possano investire nelle infrastrutture a prescindere dal bilancio e non a caso si è deciso di non contabilizzare come costi gli investimenti per la costruzione di impianti sportivi.

Nel frattempo trapelano le condizioni dei club attualmente più lontani dalle richieste dell’Uefa. Secondo il Guardian ai primi due posti della classifica per indebitamento ci sarebbero il Chelsea di Abramovich e il Manchester Utd di Glazer con 791 e 723 milioni di euro. In seguito Real Madrid (563 mln), Atletico Madrid (511 mln), Valencia (502 mln), Barcellona (438 mln), Inter (395), Milan (392), Arsenal (354) e Liverpool (334). Resta da capire quanto realmente siano applicabili le rigide leggi del fair play economico e come si comporterà Platini nel caso in cui le principali squadre del calcio europeo non dovessero rispettare i tempi imposti. La Uefa avrà davvero la mano ferma a tal punto da escludere Real, Milan, Barcellona e le inglesi dalla Champions? Dalle cifre che circolano tuttora nel mercato la domanda sembra destinata a riproporsi già dal prossimo anno.

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