Caro Sconcerti, siamo pronti a cambiare, purché cambino tutti. Anche lei

Ci rivolgiamo qui a Mario Sconcerti, autore di due pezzi pubblicati lunedì e martedì sul Corriere della Sera dal titolo Quella ferita che non si rimargina mai e Tifosi noiosi. Possiamo cambiare? Mario Sconcerti è uno che scrive bene, uno …Leggi tutto

Andrea Agnelli e Antonio Conte (Federico Tardito / LaPresse)

Andrea Agnelli e Antonio Conte (Federico Tardito / LaPresse)

Bar Sport: la terza stellaCi rivolgiamo qui a Mario Sconcerti, autore di due pezzi pubblicati lunedì e martedì sul Corriere della Sera dal titolo Quella ferita che non si rimargina mai e Tifosi noiosi. Possiamo cambiare? Mario Sconcerti è uno che scrive bene, uno che vorrebbe essere sempre super partes. Ma che non sempre ci riesce. I suoi articoli ci sembrano a volte come certi lussuosi negozi di bigiotteria. Sembra tutto impeccabile finché non si guardano le cose da vicino.

Perché trasformare il senso di appartenenza, o meglio di non appartenenza, in oggettività è esercizio di stile che afferisce alla sfera della propaganda e non a quella dell’opinione. L’opinione, infatti, non ammette né grossolane omissioni, né pregiudizi.

Quando ricorda che Antonio Conte apostrofa Galliani si dimentica ad esempio dell’aggressione dell’AD del Milan a Tagliavento e allo stesso Conte, per non parlare poi del raptus televisivo di Carlo bon ton Pellegatti.

“Siamo la pubblicità del pregiudizio”, scrive. E quel plurale ci fa pensare che anche lei ne sia vittima: “Tra la Juve e gli altri c’è un grande equivoco che impedisce comportamenti usuali. La Juve è convinta di essere stata truffata dal calcio, il calcio è convinto di essere stato truffato dalla Juve”. Le chiediamo se non è pregiudizio voler liquidare come un’eterna faida tra vincitori e vinti del dopo Calciopoli il post partita di Milan-Juventus. Le chiediamo se questo rancore non risalga invece a ben prima del 2006 e ogni gol di Muntari – in fondo – non sia buono per farlo riemergere. A nulla conta se la contabilità arbitrale (pratica davvero noiosa e avvilente peraltro) dice Juventus penalizzata dai refusi arbitrali 2 a 1: gol annullato a Muntari e Matri, più mancata espulsione di Mexes.

Pregiudizio è anche scrivere che “la Juve è stata condannata da qualunque giudizio ufficiale”. O forse è un errore madornale a meno che non intenda giudizio ufficiale quella baracconata chiamata processo sportivo. Se invece parliamo di processi penali, ricordiamo che ancora nessuna sentenza definitiva è stata emessa e che in ogni caso proprio il primo grado della sentenza di Napoli sancisce, nelle motivazioni, l’estraneità della società Juventus ai fatti imputati.

Intendiamoci, nelle sue parole non c’è la solita stucchevole litania dei “gobbiladri” strillata urbi et orbi. Ma vediamo piuttosto  un tentativo arguto, apprezzabile e per alcuni versi anche commovente di trasformare un pregiudizio vecchio di almeno 50 anni in un ecumenico giudizio di terzietà. Ma, possiamo dirlo? Non si fa così.

Qui non si tratta di essere milanisti, juventini, interisti e via dicendo. Il calcio è bello perché è fazioso, altrimenti seguiremmo il golf. E non si tratta nemmeno di dare, come dice lei, “ragione ai Nostri”. Se – come juventini – avessimo voluto seguire i nostri ci saremmo fidati pure del primo Cobolli Gigli e dei Blanc di turno. E invece no. Se la Juve è diventata quello che è ora è anche perché il popolo bianconero si è letteralmente spaccato negli anni dell’orribile lustro.

No, caro Sconcerti, non ci sentiamo una setta, né tantomeno continueremmo a “sentirci nell’unico diritto possibile, il nostro”. Come abbiamo già scritto altrove, siamo abituati a essere antipatici, a sentirci dire che siamo dei ladri, dei dopati, dei malati di mente.

Ma non chiedeteci per favore di doverci giustificare ogni qual volta una palla oltrepassa la linea, ogni qual volta c’è un fallo in area juventina, ogni qual volta vinciamo una partita o, ancora peggio, non la perdiamo. Giustificatevi voi, giustificatevi voi che leggete le sentenze in modo sommario, o forse non le leggete nemmeno, giustificatevi voi che avete scritto fiumi di pagine nei giorni di Calciopoli e poche righe sui passaporti falsi, sulle prescrizioni, sulle telefonate degli altri. Giustificatevi voi che avete raccontato di sorteggi truccati e arbitri chiusi degli stanzini: e non avete fatto neppure una piccola errata corrige di rito quando siete stati smentiti, questa volta sì, da tutti i giudizi ufficiali!

È vero, signor Sconcerti, le ferite si rimarginano: quelle più profonde ci mettono un po’ di più, ma si rimarginano anche quelle. Ma Calciopoli non è stata una ferita come lei afferma, non è come un gol di Muntari, come un fuorigioco fischiato a Matri. Calciopoli  è stata un’ingiustizia, un colpo di stato: e questo lei lo sa bene. Certo anche le ingiustizie si possono rimarginare sia chiaro, non tutte e non sempre, ma sì si possono rimarginare. I colpi di stato invece no.

In tutta sincerità tutto ciò ci sembra un grande rito apotropaico celebrato più per scongiurare la sciagura incipiente dell’ennesimo scudetto bianconero che per reale convinzione. E allora sorridiamo pensando che sarebbe bastato dirlo prima: siamo tutti tifosi e maggiorenni. Noi per primi ci saremmo fatti una gustosa risata. Ma siamo ancora in tempo.

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