Caro Antonio Cassano: noi sampdoriani ti amiamo, ma se quegli insulti fossero veri…

Meno di un mese fa Antonio Cassano sembrava aver realizzato tutti i suoi sogni: protagonista in serie A, protagonista in nazionale. Testa a posto anche nella vita privata con il matrimonio e un figlio in arrivo. Un momento d’oro …Leggi tutto

Antonio Cassano nell'occhio del ciclone. La Sampdoria vuole licenziarlo ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Antonio Cassano nell'occhio del ciclone. La Sampdoria vuole licenziarlo ANSA/GIORGIO BENVENUTI

bar sportMeno di un mese fa Antonio Cassano sembrava aver realizzato tutti i suoi sogni: protagonista in serie A, protagonista in nazionale. Testa a posto anche nella vita privata con il matrimonio e un figlio in arrivo. Un momento d’oro tutto a tinte blucerchiate, i colori della società che lo ha coccolato fin dal primo giorno eleggendolo nuovo idolo e difendendolo sempre a spada tratta. L’ultima cassanata potrebbe essere ricordata come la più grave di tutte, non solo per il rischio di perdere squadra e nazionale, ma per le offese riferite al presidente Riccardo Garrone, sempre definito padre e amico e proprio come un genitore spesso in prima fila per prendere le difese del suo pupillo.

Nelle ultime ore si è cercato di ricostruire il diverbio che ha portato la Sampdoria a richiedere la rescissione del contratto con il giocatore. Quel giorno il presidente ha chiesto a Cassano “di presenziare la sera stessa al premio”. Al “secco e immediato rifiuto” di Antonio Cassano, Garrone ha domandato: “Perché?”. “Perché no”. Il patron blucerchiato ha chiesto nuovamente “di esaudire questo desiderio personale”, assicurandogli “che sarebbe rimasto solo i minuti necessari alla consegna del premio”. Sarebbe stato a questo punto che la reazione di Cassano avrebbe varcato la soglia della decenza: “Eh sì che io vado a prendere un premio in quella merda di albergo” Il presidente blucerchiato ha sbottato: “Ma chi credi di essere?”. Cassano: “Perché alza la voce?”. Garrone: “Non ho mai alzato la voce con te”. Il seguito parla di insulti irripetibili: Vecchio di m**** e vaff***** su tutti. Le prime dichiarazioni ufficiali di Antonio Cassano all’Ansa hanno confermato le voci sulla volontà del giocatore di rimettere le cose a posto: “Sono dispiaciuto per quanto accaduto, e peraltro ho già chiesto scusa al dottor Garrone, al quale voglio molto bene, in presenza dei compagni di squadra. Ai miei compagni faccio un grande ‘in bocca al lupo’ per la partita di oggi a Cesena. Ho letto che tutta la vicenda sarebbe collegata a speculazioni di mercato ma ribadisco che, sempre che ce ne sia la possibilità, è mia ferma intenzione rimanere alla Sampdoria”.

Sono un accanito tifoso della Sampdoria fin da quando ero troppo piccolo per capire le regole del calcio. Ho visto le follie di Roberto Mancini, le pazzie di Flachi e le contestazioni, i fischi, le gioie. L’arrivo di Antonio Cassano aveva abituato fin da subito il pubblico blucerchiato a clamorosi colpi di teatro: urla, pianti in campo, maglie in faccia agli arbitri. Di tutto di più. A volte le sue pazzie sono state accolte con il sorriso dal popolo sampdoriano, con la stessa simpatia con cui si ammira la follia di un talento puro. Questa volta però è diverso. Se gli insulti a Garrone sono veri Antonio Cassano ha mancato di rispetto a tutto il popolo blucerchiato e quel “chi ti credi di essere” pronunciato da Garrone rispecchia il pensiero di gran parte dei tifosi della Sampdoria. Frasi che sarebbero di gravità assoluta anche se pronunciate ad una qualsiasi persona per strada, figurarsi ad un presidente, al tuo presidente. Sicuramente Antonio Cassano si sarà pentito, comprendendo la gravità del suo ennesimo gesto ignorante, incapace di rispettare, pretenzioso di non essere sottoposto a nessuna regola. Ma qui la follia del talento non c’entra più, qui si parla di educazione, di un gesto che rischia di delegittimare il ruolo di Garrone, prima di tutto di fronte agli altri tesserati della Sampdoria. La richiesta di rescissione del contratto è doverosa, le speculazioni di mercato sono inesistenti. Non credo sia possibile che Antonio Cassano vada alla Juventus, né tantomeno che dietro questa vicenda ci sia l’operato oscuro di qualche grande società italiana. Dentro me si combattono due voglie: da una parte quella del lieto fine, della pace tra il presidente e il genio che ha incantato la Samp negli ultimi anni. Dall’altra quella di mettere la parola fine ad un matrimonio dove non c’è stato tradimento ma qualche schiaffo di troppo per far passare tutto con un “ti amo”.

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