Alessandro Bettega, nato il 5 maggio

Il 5 maggio dovrebbero dichiararlo Festa Nazionale, almeno per gli juventini. In fondo non esiste ricorrenza capace di evocare ricordi migliori in chiunque ami la Vecchia Signora. Provate a chiedere a un qualsiasi tifoso bianconero dove si trovasse il 5 …Leggi tutto

Il 5 maggio dovrebbero dichiararlo Festa Nazionale, almeno per gli juventini.

In fondo non esiste ricorrenza capace di evocare ricordi migliori in chiunque ami la Vecchia Signora. Provate a chiedere a un qualsiasi tifoso bianconero dove si trovasse il 5 maggio del 2002 e state pur certi che vi risponderà senza esitazioni, spiegandovi con dovizia di particolari ogni singolo istante di quell’interminabile e indimenticabile giornata.

Noi lo abbiamo chiesto ad Alessandro Bettega, figlio di Bobby gol ed ex giocatore delle giovanili Juve, uno che il 5 maggio lo festeggia due volte: sia come juventino e sia perché il 5 maggio è – guarda caso – il suo compleanno.

Ciao Alessandro, sei il figlio di uno dei più grandi centravanti della storia juventina e sei nato il 5 maggio del 1987, insomma la Juve era proprio nel tuo destino…
Più che nel mio destino direi nel mio cuore…

Dicci quindi, dov’eri il 5 maggio del 2002? Che ricordi hai di quella giornata?
Ricordo tutto come fosse ieri. Ero a casa, era il giorno del mio 15esimo compleanno. Sono onesto, non ero molto fiducioso. Sembrava già tutto scritto, sembrava davvero il campionato dell’Inter. E poi…Al di là del compleanno fu una coincidenza molto bella, una gioia incredibile, forse la più bella da tifoso.

Hai fatto parte di una delle Primavera più forti della storia recente della Juve. Da quella squadra è uscita gente come Criscito, De Ceglie, Marchisio e Giovinco.
Il talento di Marchisio e Criscito si vedeva già in modo cristallino, avevano qualcosa in più.

E di Giovinco cosa ci dici?
Posso dirvi che con lui Lanzafame, Lagnese e Venitucci ho giocato a calcio fin da quando ero bambino. E che di lui si è sempre detto fosse fortissimo, c’era solo – come c’è ancora – l’incognita della statura.

C’è qualche giocatore di quella squadra che ti saresti aspettato di vedere più in alto?
Forse Francesco Volpe. Ma, si sa, la qualità non basta ci sono tante altre caratteristiche che portano un giocatore ad emergere.

C’è chi dice che Calciopoli ti abbia in un certo qual modo penalizzato
Per quanto mi riguarda non credo proprio, sono uscito dal giro che conta per demeriti personali. Anche perché c’è chi – guardiamo ad esempio a Marchisio – proprio dopo Calciopoli ha avuto la possibilità di ritagliarsi un ruolo in prima squadra.

Tu che idea di ti sei fatto di Calciopoli? Come hai vissuto quei giorni da giocatore della Juve e da juventino?
Ero già verso la fine della mia esperienza nelle giovanili, ma ricordo che furono giorni molto confusi. Ci fu un accanimento, anche mediatico, contro una persona, per quello che rappresentava, per la sua scomodità dovuta al ruolo, alla competenza e al potere che aveva, il tutto messo insieme al fatto che fosse un simbolo della Juve. Qualcosa che ha portato al fatto che venisse distrutto lui, la società e tutti i suoi dirigenti. Da tifoso la considero un’ingiustizia, come un furto di qualcosa conquistato da una squadra talmente forte che a pensarci mi vengono ancora i brividi.

A un certo punto sono venute fuori intercettazioni anche sul tuo conto
Sì, e mi è venuto da ridere. Si parlava di Calciopoli, di un sistema che – è stato dimostrato – era comune a tutti, nel quale i dirigenti parlavano con designatori e arbitri. Che in mezzo a queste discussioni ci fossero argomenti di tipo privato onestamente mi è sembrato ridicolo, è proprio l’emblema del Paese in cui viviamo. Lo sport c’entra poco con tutto questo.

Nel 2007 il tuo cartellino è stato ceduto al Siena. In molti si sono chiesti come mai la Juve si fosse privata di un giocatore promettente come te, e hanno pensato a una qualche decisione politica legata al tuo nome, o meglio al tuo cognome. Puoi chiarire?
Assolutamente no, è stata una decisione condivisa da entrambe le parti, anzi sono stato io stesso a spingere per la cessione. Avere un contratto troppo lungo con la Juve può essere penalizzante, a volte si pensa solo ai Giovinco e ai Marchisio, in realtà sono migliaia i giovani che crescono nella Juve. Con la crisi nel calcio la cosa migliore è avere un contratto con la squadra nella quale si milita. Io ero convinto che passando al Siena avrei avuto più chance di giocare, è stata una scelta personale che la Juventus ha accettato. Nulla di politico. Certo, poi capisco che col mio nome si possa pensare ad altro.

Ora giochi nel Lascaris, squadra che milita in Eccellenza. Hai chiuso con il professionismo o ci pensi ancora?
No, ora penso al calcio come a un divertimento. Ho provato a rientrare nel giro lo scorso anno, andando al Chieri, in Serie D, dopo il fallimento del Pescina e di quello che sembrava sulla carta un progetto ambizioso. Con la promozione sarei rientrato fra i professionisti e invece siamo arrivati secondi a un punto…

Quindi ti dedichi ad altro
Sì, sto aprendo anche un negozio in franchising con un noto brand di articoli sportivi a Torino.

Dì la verità, non hai un pizzico di invidia per quelli della “tua” Primavera che ce l’hanno fatta?
No, sono davvero felice per loro, eravamo un bellissimo gruppo nel quale non c’è mai stata competizione. Solo amicizia vera.

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