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Calcio

La sfida di Allegri contro spifferi e fantasmi

Sette partite in 23 giorni già decisive per il suo destino. Da Gullit a Guardiola l'elenco improbabile dei successori. E Milanello non sembra più così blindato

Max Allegri

Max Allegri è sulla panchina del Milan dall'estate 2010 – Credits: Ap Photo

L'agenda di Massimiliano Allegri è fitta fitta di impegni e obiettivi. Prima di tutto battere Atalanta e Anderlecht per evitare complicazioni pronti via. Quindi sigillare gli spifferi di Milanello e trovare, se possibile, lo spazio per l'ormai celebre cena con Galliani che in queste due settimane di sosta è saltata. Già che c'è deve ricordarsi di telefonare a Capello per ringraziarlo dei consigli dispensati ("Contro lo Zenit massima cautela. Il Milan deve affrontare il girone con umiltà") e non sarebbe male anche fare uno squillo a Gullit per tranquillizzarlo ("Hey Ruud, stai sereno in vacanza che al Milan rimango io...").

Poi lo immaginiamo fare un sopralluogo per controllare che Pippo Inzaghi non gli abbia già soffiato la camera e, infine, far buttare via i giornali di questi giorni pieni di ipotesi per la sua successione e risolvere il dubbio che lo affligge da questa estare e che può essere riassunto così: ma perché dopo anni in cui dal Milanello non usciva nemmeno uno spiffero proprio io devo leggere tutto quello che capita qui sulla stampa?

Domanda legittima per uno che di mestiere fa l'allenatore del Milan. In passato situazione anche più scabrose sono state gestite senza che all'esterno trapelasse nulla. Ora, invece, Galliani le manda a dire pubblicamente al suo tecnico, i senatori ed ex non perdono occasione per picconarlo, ci sono pretendenti che si offrono e la sensazione netta che la stagione da "capro espiatorio" di Max sia solo all'inizio.

Il calendario gli propone ora 23 giorni di fuoco con 7 partite chiuse dal doppio impegno contro Zenit e Inter che vale già come primo esame anticipato dalla trasferta severa di Udine e da un corollario di impegni da non sbagliare a partire proprio dalla doppia sfida a San Siro contro Atalanta e Anderlecht. In tempi normali nulla da far tremare. Ma i tempi non sono quelli soliti e il Milan non è più il Milan di un tempo con l'aggravante che le partenze di Allegri sono state spesso da diesel: 5 punti in 5 partite un anno fa, 8 nella stagione dello scudetto, 4 e 0 con il Cagliari tra il 2008 e il 2009.

A occhio ripetere anche la migliore di queste prestazioni potrebbe non bastare per completare gli altri impegni dell'agenda del tecnico e consegnarlo a una pausa (quella di metà novembre) da incubo. Il fatto che i giornali di mezza Europa facciano ipotesi sulla successione è un brutto segnale. Mai era capitato al Milan che le parole di Galliani ("Non esiste alcuna frizione con Allegri... Figuratevi che sono io che l'ho scelto") fossero dimenticate nell'arco di poche ore.

L'ultima suggestione viene direttamente dalla Spagna. In caso di difficoltà subito Tassotti in panchina e Guardiola bloccato per l'estate 2013 superando la concorrenza del Chelsea. Che a Berlusconi l'ex allenatore del Barcellona piaccia da morire non è un segreto, ma immaginare la ricostruzione proprio con lui in un periodo di austerity rimane difficile. Eppure la voce gira e insieme a questa girano i nomi di Pippo Inzaghi (e infatti Galliani ha dovuto fare il pompiere ricordando che in fondo "era solo la prima panchina con gli Allievi"), Costacurta, Donadoni, Gullit autocandidato fino ad arrivare all'incredibile Ancelotti-bis ipotizzando che possa rinunciare al paradiso di Parigi.

Un vortice probabilmente senza alcun concreta possibilità di concretizzarsi nel breve e medio termine ma che, certamente, ha l'effetto di indebolire Allegri impegnato a misurarsi con un Milan ridimensionato per scelta societaria e da ricostruire tatticamente anche su indicazioni del tecnico che si è assunto la responsabilità di alcune bocciature eccellenti. Una scommessa che rischia di trasformarsi in azzardo senza un'adeguata protezione alle spalle.

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