Calcio

Comanda sempre la (vecchia) Juve

Lazio umiliata in Supercoppa (4-0). Conte euforico: "Siamo qui per scrivere la storia": ma i nuovi devono ancora inserirsi - twitter "attacca" Pino Insegno -

La Juventus ha conquistato all'Olimpico la sesta Supercoppa della sua storia – Credits: Getty Images Sport

I 400 secondi che hanno ribaltato la Lazio consegnando la Supercoppa nelle mani della Juventus hanno avuto l'effetto di una doccia gelata per gli avversari della Vecchia Signora, quelli che "magari la pancia è piena e la squadra non è più quella dell'anno scorso". Come non detto. Comanda sempre la Juve e la ferocia con cui gli uomini di Conte hanno inseguito il trionfo all'Olimpico, in condizioni ambientali difficili e con qualche dubbio nella testa dopo un'estate senza vittorie in giro per gli Stati Uniti. Ricordate la domanda sulle motivazioni dei campioni d'Italia? Archiviata in 400 secondi.

Aveva ragione Conte quando, dopo il k.o. si rigori contro l'Inter, aveva messo su la faccia cattiva per precisare che a lui la società non aveva chiesto di vincere la Guinness Cup ma di costruire una stagione da protagonista in Italia ed Europa. Molti avevano sorriso e invece la prima vera prova ha riconsegnato il solito vecchio copione: squadra intensa al limite dell'esasperazione, cinica nel colpire e assetata di sangue nel non mollare mai, nemmeno a partita chiusa con il condottiero in piedi davanti alla panchina a urlare dietro a tutti per un passaggio sbagliato.

L'immagine simbolo è il contropiede folle della sicurezza, partito da un angolo per la Lazio e condotto in verticale sull'asse Vidal-Lichtsteiner-Chiellini. Campioni e comprimari (di lusso si intende) fusi insieme nell'acciaio di un gruppo che semplicemente non accetta l'idea stessa della sconfitta ed è capace di saltare sopra ogni ostacolo. All'Olimpico c'erano condizioni ambientali difficili e polemiche su sede e questioni politiche? Tutto spazzato via sul campo. L'infortunio di Marchisio? Dentro Pogba e gol al primo tentativo.

Semmai l'unico neo della notte di Roma è nella considerazione che a conquistare la Supecoppa è stata la vecchia Juventus. Non in senso anagrafico, ma di progetto. Modulo identico (3-5-2), squadra per dieci undicesimi presa dalla scorsa stagione con il solo Tevez al posto di Giovinco. In panchina Llorente, che non si è alzato nemmeno per un giro nei minuti a gara decisa. Qualche sprazzo solo per Ogbonna (8 minuti per Lichtsteiner). Niente nemmeno per Isla, che l'anno scorso quasi non c'è stato ed è tra coloro che sono sospesi insieme a Matri e Quagliarella. Tradotto in soldoni significa che la profondità, richiesta da Conte per dare nuova linfa al gruppo e guadagnare competitività in Europa, al momento non si vede. Mancano ancora due settimane di mercato e urge una riflessione.

"Le grandi squadre e i grandi giocatori escono in questi momenti. Si vede questo quando conta la partita e non in tournée in Giappone, in Cina e in America. I grandi campioni quando la posta in palio è alta escono" ha gridato Buffon con orgoglio. Discorso identico a quello di Conte, di cui il capitano è sempre più braccio destro in campo. Chi può opporsi allo strapotere bianconero? Il Napoli è certamente attrezzato anche se manca ancora almeno di una pedina che può arrivare proprio da Torino (ma vale la pena cedere Matri?). Milan e Fiorentina oggi sembrano un passo indietro. Per tutte vale il discorso fatto per la Juventus: per fare il salto di qualità bisogna mettere mano al portafogli in questo finale di mercato. Altrimenti la Juve scappa e la Supercoppa rischia di essere solo un antipasto di lusso.

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