Calcio

Juve-tris, parla Stefano Tacconi

L'ex portiere bianconero dice la sua sui protagonisti della stagione juventina e si tiene stretto Conte. Pogba? “Giusto cederlo. Abbiamo Marchisio, non uno qualunque”

L'ingresso in campo di Stefano Tacconi alla sua partita d'addio al calcio. Dietro di lui, i compagni di tante vittorie Zibi Boniek e Michel Platini. – Credits: Ansa.

Terzo scudetto consecutivo e numeri da primato. Cambiano i protagonisti, cambiano le geometrie di gioco, non cambia il risultato: è stata un'altra stagione da incorniciare per la Juventus di Antonio Conte. La pensa così anche Stefano Tacconi, portierone della Vecchia Signora che raccoglieva gloria e onori sui campi d'Europa negli anni Ottanta, ospite sabato scorso della “bwin Poker Champions Cup” allo Stadium di Torino.

“Credo che queste siano le ultime gare che possa fare con questo tipo di gioco – spiega Tacconi - Ormai gli avversari lo conoscono e cominciano a trovare le giuste contromisure. Si sa che quando vinci due o tre campionati di fila, o cambi gioco o sono guai. In più, i giocatori sono stati spremuti al limite delle loro energie. Se il campionato fosse durato ancora un mese, be', non so come sarebbe andata a finire”.

Qual è stato il segreto della formazione bianconera? Quale il suo valore aggiunto rispetto alla Roma?

“Ha avuto la fortuna di trovare due giocatori come Llorente e Tevez. Nei due anni precedenti erano riusciti a vincere il campionato con i vari Giovinco, Quagliarella e Giovinco. Quest'anno, che era più difficile, hanno potuto contare su due attaccanti che hanno fatto la differenza”.

Numeri alla mano, non sarebbe potuta andare meglio. Con Tevez e Llorente, la Juve ha preso il volo.

“Proprio così. Llorente ricorda un po' Serena, l'altro è un fuoriclasse. Sono state due sorprese, questo è fuori dubbio. Non pensavo fossero così bravi. E Conte ha capito quando fosse il momento giusto per farli giocare insieme. Llorente non giocava da un anno, direi che si è comportato benissimo”.

Il podio dei giocatori bianconeri che più di altri hanno lasciato il segno in questa stagione. Medaglia d'oro a Tevez?

“Dico nell'ordine Tevez, Pirlo e Asamoah. Scelgo quest'ultimo e non Vidal perché il cileno ha avuto qualche problemino fisico e poi perché sulla fascia Asamoah è stato a tratti incontenibile. Pirlo? E' la ciliegina sulla torta di un centrocampo che ha tantissima qualità”.

Rose e fiori in Italia, qualche scivolone di troppo in Europa. Perché la Juve non è ancora riuscita a lasciare il segno nelle competizioni continentali?

“Io non mi preoccuperei più di tanto. Se potssi spendere 60-70 milioni per arrivare secondo in Europa, non li spenderei. Attenderei il momento giusto, quando gli altri calano. Adesso ci sono gli sceicchi che hanno il petrolio che gli esce dalle orecchie. Come si fa a mettersi al confronto con un potere del genere? E' un discorso di programmazione e di buon senso. Alla Juve mancano ancora due o tre elementi per fare il grande salto. Chissà, può darsi che fra un paio di stagioni, se qualcuna delle grandi farà un passo falso, ci sarà l'occasione giusta”.

Consigli per gli acquisti. Quali i giocatori che consiglierebbe alla Juve per tentare l'allungo in Champions League?

“Intanto, mi auguro che vadano avanti per tutta la vita quei tre dietro, perché sono straordinari. Per acquistare i giocatori che possano fare la differenza è necessario che la squadra in cui giocano attualmente li voglia vendere. E non è mai così facile. Soprattutto se non hai centinaia di milioni da spendere. Per questo, bisogna lavorare su colpi alla Tevez e alla Llorente. Un po' di pedine di scambio li abbiamo. Certo, in Italia faremo fatica a comprare. Napoli e Roma non vorranno privarsi dei loro gioielli. L'Inter non te li dà nemmeno se preghi e il Milan ha tutti brocchi. Forse due giovani importanti. Che so, dall'Udinese e dall'Atalanta”.

Nei prossimi giorni la società e Conte si incontreranno per decidere se e come vorranno andare avanti insieme. Lei da che parte sta?

“La Juve non guarda mai in faccia a nessuno. L'ha fatto con Del Piero, Baggio, pure con me. Guarda al futuro, non le interessa di badare troppo alla forma. Se Conte vuole provare a vincere subito la Champions, deve andare altrove. Ha già fatto la storia con la Juventus, conosce la società da quindici anni, non credo che possa pretendere più di tanto. Ci sono troppe squadre che sono più avanti della Juve in Europa. E poi, diciamolo chiaro, nessuno può garantirti di arrivare fino in fondo. Ribadisco, devi aspettare il momento giusto. Insomma, se Conte rimane, è meglio anche per lui”.

Conte come il Trap?

“Trapattoni l'ha plasmato giorno dopo giorno con il duro lavoro. E' un rompiscatole senza eguali, se lavori con lui, ti cambia. Conte ha preso da lui la grinta e la determinazione”.

E Pogba? Giusto lasciarlo partire in cambio di 60 milioni di euro?

“Io penso di sì. Con i soldi che arriverebbero dalla sua cessione, si potrebbero acquistare almeno un paio di giocatori. Non dimentichiamoci che abbiamo un certo Marchisio, che non è uno qualunque”.

Twitter: @dario_pelizzari

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