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Calcio

Juve-Chelsea: ecco perché l’impresa è possibile

Con una vittoria nella sfida di stasera, i bianconeri avrebbero un piede negli ottavi di Champions League. Quali le ragioni per sperare. Queli i motivi di preoccupazione

Il Chelsea nell'ultimo allenamento della vigilia allo Juventus Stadium (Credits: Jonathan Moscrop - LaPresse)

Tempo qualche ora e la Juventus saprà se è il caso o meno di mettere in fresco le bottiglie di champagne per celebrare a dovere un probabilissimo passaggio del turno in Champions League. Sì, perché se stasera i bianconeri di Conte dovessero riuscire a battere il Chelsea di Di Matteo, una corazzata da tempo abituata a esibirsi su palcoscenici importanti, volerebbero a quota 9 in classifica a una partita dalla conclusione della fase a gironi, scavalcando proprio i Blues che rimarrebbero fermi a 7 punti. Come lo Shakhtar, che però farà quasi sicuramente storia a sé, perché sarà impegnato in contemporanea sul campo del Nordsjaelland ed è difficile immaginare a un risultato diverso dal 2 secco in schedina.

Con la vittoria in tasca, i bianconeri potrebbero partire in direzione di Donetsk con il vantaggio non da poco di essere padroni del proprio destino. Nella fredda Ucraina, basterebbe infatti un punto per staccare il tagliando per gli ottavi. E allora, altro che festa per il popolo juventino, alla caccia da anni di un traguardo europeo da esibire con tutti gli onori del caso. Marotta aspetta e spera. Il mercato di gennaio è dietro l’angolo e con in mano la qualificazione alle gare da dentro o fuori sarebbe un peccato non approfittare delle offerte last minute che promette il contesto internazionale (Drogba?).

Ecco perché la Juve ce la può fare. Lo dicono i numeri proposti dall’Uefa: i bianconeri producono un volume di gioco impressionante, al pari e in alcuni casi più degli squadroni di cui si conoscono da tempo le qualità e le possibilità nel contesto continentale. In campionato, come in Champions, la Juventus gioca per fare la partita. Per aggredire dal primo all’ultimo minuto, senza esclusione di colpi e con una preparazione atletica che sostiene al meglio il progetto tecnico di Antonio Conte. Juve all’arrembaggio, sempre e comunque.

Il vero fiore all’occhiello della squadra torinese è senza dubbio il centrocampo, che coniuga come meglio non si potrebbe forma e sostanza, piedi buoni e muscoli, grinta e determinazione. Pirlo è un fuoriclasse che in Inghilterra conoscono bene, anche e soprattutto per via dei suoi trascorsi da superstar in rossonero. Con lui, in campo, vale tutto. Perché ogni pallone può diventare prezioso e micidiale. Pirlo fa notizia quando sbaglia, ecco le ragioni del mito.

Pirlo, certo, ma anche tanti altri numeri 1. A cominciare da Claudio Marchisio, che scalcia e sbuffa come una locomotiva d’altri tempi. E poi ci sono assi pigliatutto del calibro di Vidal, Asamoah, Isla e/o Lichtsteiner, che in mezzo e sulle fasce fanno terra bruciata. Dove passano loro, non cresce più l’erba e guai a chi si avvicina, ce n’è per tutti. Insomma, si dovesse stilare una classifica dei migliori centrocampi d’Europa, la Juve troverebbe sicuramente spazio ai primi posti. In due anni, Marotta ha costruito un asset da prima classe, una soddisfazione da preservare con cura.

Altra freccia nella faretra bianconera, lo Juventus Stadium, che Conte ha chiesto ai tifosi (per gentile intercessione del suo vice Alessio) di trasformare in una “bolgia” in occasione della gara di stasera. Mai nessun avversario, prima dell’Inter, era riuscito a strappare tre punti dall’impianto che dallo scorso anno fa grande la Juventus. E la ragione è presto detta. Gli spalti sono a ridosso del campo, Inghilterra docet, e l’entusiasmo e il calore del pubblico si fanno sentire con un’irruenza e un trasporto insolito per le abitudini del calcio italiano. Quando gioca in casa, la Juve può godere di una carica extralusso. Altro che dodicesimo uomo in campo.

Ecco perché la Juve rischia di non farcela. E’ un dato di fatto. Come si diceva, i bianconeri producono numerose azioni da gol a partita. Peccato, però, che quando si tratta di spingere il pallone oltre la linea di porta, comincino i guai. Per essere chiari ed evitare l’equivoco: Giovinco non è il problema della Juventus, ma soltanto uno dei più evidenti. Già, perché a giudicare da quanto visto nella prima parte della stagione l’unico giocatore in grado di fare la differenza in fase offensiva è Mirko Vucinic, un fenomenale incantatore di serpenti, un funambolo palla al piede che tuttavia ha dimostrato di non essere un bomber. Ottimo giocatore, per carità, ma i cannonieri d’alta classifica sono un’altra cosa. Che dire poi di Quagliarella, Matri e Bendtner? Bravissimi e solidi interpreti di un calcio da mezza classifica, probabilmente non di più. E i numeri delle loro ultime prestazioni in maglia bianconera parlano chiaro.

Se la Juve costruisce tanto e segna poco, il Chelsea si muove per necessità e possibilità su un binario completamente diverso. Vale a dire, costruisce molto meno ma quando si trova tra le mani l’occasione da gol, difficilmente sbaglia. Merito del suo sistema di gioco, più pratico che entusiasmante. Ma merito pure e forse di più dei suoi attaccanti, che tutto il mondo conosce e stima per le grandi qualità che hanno mostrato sotto porta. A cominciare dalla seconda linea, che vede un quartetto di fenomeni da fare invidia alle grandissime d’Europa: Oscar, Hazard, Mata e Lampard (che stasera non giocherà causa infortunio). Senza contare che davanti c’è un certo Torres, che non sarà più il killer del Liverpool, ma la porta la vede, eccome. Quasi certamente, il Chelsea giocherà contro la Juve di rimessa. Recuperata palla, la spedirà nel minor tempo possibile ai velocissimi furetti in Blues. E potrebbe bastare una disattenzione per mandare tutto all’aria.

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