Calcio

Italia-Argentina: una sfida Mondiale

Il match dell'Olimpico in onore di Papa Francesco entrerà nella storia accanto a 5 indimenticabili incontri di Coppa del Mondo 

"Tango" era il pallone ufficiale dei Mondiali di Argentina '78: Bettega lo infilò nella porta degli argentini, infliggendo l'unica sconfitta del torneo ai futuri campioni. (Credits: Getty Images)

Quello di questa sera in onore di Papa Francesco sarà il 14° match tra Italia e Argentina a dodici anni e mezzo di distanza dall'ultima partita, sempre amichevole e sempre all'Olimpico, in cui gli azzurri guidati da Trapattoni - dopo essere passati in vantaggio con Fiore - furono puniti dalle reti di Gonzales e Crespo.

Vista la motivazione, la partita dell'Olimpico è destinata a entrare nella storia del calcio azzurro e nella memoria dei tifosi, aggiungendosi così a 5 indimenticabili scontri ufficiali del passato. Primo assoluto, l'1-1 a Stoccarda durante la fase eliminatoria dei Mondiali di Germania del 1974: fu un pareggio per 1-1 (vantaggio biancoleste con Houseman, poi autorete di Perfumo) che, associato alla sconfitta con la Polonia, di fatto condannò la desolante Nazionale di Valcareggi a un immediato ritorno in Italia tra insulti e lanci di pomodori. 

Una spedizione disastrosa (e poi brillantemente raccontata sotto forma di romanzo da Giovanni Arpino nel suo "Azzurro tenebra") che di fatto portò però all'avvento sulla panchina azzurra di Enzo Bearzot in vista dei successivi Mondiali previsti proprio in Argentina. Dove nel 1978, in un paese in cui già da due anni imperversava la dittatura militare, tutto andò secondo il copione desiderato dal regime con la Coppa sollevata dai biancocelesti dopo una discussa finale contro l'Olanda di Johan Cruijff, che subito dopo il fischio finale rientrò sdegnata negli spogliatoi per l'arbitraggio dell'italiano Sergio Gonella.

Unico fuori-copione di "Argentina '78" fu però proprio il match che vide i futuri campioni opposti proprio all'Italia di Bearzot durante il girone di qualificazione: gli azzurri si imposero per 1-0 con goal al 67' di Roberto Bettega. Fu quella l'unica sconfitta per gli uomini di César Luis Menotti e il successo valse il primo posto nel girone agli azzurri, che incrociarono però poi l'Olanda nel successivo girone di qualificazione...

Se l'Argentina aveva avuto il suo titolo, l'Italia di Bearzot - anche se allora nessuno l'avrebbe mai pronosticato - era però destinata a imitarla negli ormai mitici Mondiali di Spagna '82. In cui puntualmente andò in scena in quel di Barcellona il terzo Italia-Argentina: contro un giovanissimo Maradona, doppio vantaggio per gli azzurri con le reti di Tardelli e Cabrini, prima del goal della bandiera segnato... dalla bandiera e capitano della squadra Daniel Passarella. Fu quello il preludio al successo sul Brasile (con relativa esplosione di Paolo Rossi) e all'incredibile cavalcata che portò al trionfo del Santiago Bernabeu.

Quattro anni dopo, in Messico, altro Mondiale e altra sfida nella fase a gironi: al 6' subito vantaggio azzurro su rigore con Altobelli, ma 28 minuti dopo il definitivo 1-1 porta la firma di un Maradona ormai consacrato fenomeno di un'Argentina che Diego Armando porterà a suon di reti (inclusa quella con la mano sinistra contro gli odiati inglesi) fino alla conquista della seconda Coppa del Mondo della sua storia. Da parte loro, gli azzurri verranno invece eliminati agli ottavi dalla Francia con un perentorio 2-0.

Una delusione, quella dei Mondiali messicani, destinata a ripetersi con ancora più amarezza quattro anni dopo in semifinale. Proprio in Italia e proprio per mano (ma questa volta senza alcun "trucco" da parte di Maradona) dell'Argentina: la data è il 3 luglio 1990, il campo è quello di Napoli (che ormai da anni applaude le prodezze del "Pibe de Oro") e la beffa è nascosta nel dischetto dei rigori. Dopo l'1-1 dei tempi regolamentari (vantaggio di Schillaci al 17', pareggio di Caniggia al 68'), reti inviolate nei supplementari e argentini infallibili dagli undici metri, mentre Donadoni e Serena falliscono miseramente i loro tiri. Ai biancocelesti bastano 4 penalties e il quarto lo tira Maradona, vendicandosi così degli unici fischi da lui mai sentiti al San Paolo prima di soccombere in finale contro la Germania manco a dirlo su rigore (Brehme all'84'). 

23 anni dopo, insieme con Papa Francesco, è proprio il fuoriclasse argentino a benedire la partita dell'Olimpico: "Italia-Argentina in nome del Papa e di Dio è la vera partita del cuore e di tutti. Sono certo che sarà una bella festa del calcio mondiale". Una festa di sicuro destinata a ripetersi anche in qualche altro Mondiale.

       

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