Soccer: Inter's chairman Erick Thohir
Calcio

Inter-Mancini, addio pericoloso. Thohir, Suning e il futuro con De Boer

Il tecnico cacciato dall'ex proprietario a due settimana dal debutto. Il ruolo dei consulenti cinesi e quelle clausole sul rinnovo di contratto

Dunque, l'ex proprietario dell'Inter e ora socio di minoranza in via d'uscita ha deciso il licenziamento di Roberto Mancini. A due settimane esatte dal debutto in campionato sul campo del Chievo e dopo un'estate di tormenti e discussioni. Lo ha fatto mentre sul tavolo del tecnico c'era una proposta di rinnovo fino al 2019 congrua, a quanto pare, sul piano economico ma molto limitativa dal punto di vista dei poteri sull'area tecnica del club.

Liquidato Mancini, che ha vissuto gli ultimi mesi da separato in casa, sulla panchina dell'Inter siederà Frank De Boer. Costerà alla società un terzo di quello che costava il precedente allenatore, consentendo un bel risparmio. Non esiste un legame diretto tra stipendio e certezza di raggiungere gli obiettivi prefissati, ma il dato è oggettivo. De Boer, che era senza lavoro dopo il surreale e amaro finale di stagione all'Ajax, è una soluzione vantaggiosa dal punto di vista economico.

Chi è Frank De Boer e come giocherà la nuova Inter

Fin qui i fatti. Che consegnano all'esterno l'immagine di un club quanto meno confuso, in cui contemporaneamente si tratta il rinnovo di un tecnico e la sua dismissione. E dove proprio l'atto che doveva testimoniare la riapertura dopo le incomprensione ha sancito la rottura. Si possono fare mille critiche a Mancini e al suo operato nello scorso campionato, ma pensare che in un top club un tecnico accetti di lavorare su un progetto limitandone il coinvolgimento nelle scelte di mercato è pura illusione. Soprattutto se le deleghe sono in mano a chi sta per andarsene e ha interesse più a tenere in equilibrio i conti, per non perdere parte della ricca plusvalenza realizzata con la cessione, piuttosto che al rilancio.

Che poi circoli la voce che a soffiare sul fuoco siano stati procuratori che agiscono in veste di consulenti di Suning, dovrebbe inquietare i tifosi nerazzurri felici, oggi, per la separazione con l'ex amato Mancini. Da tempo era sopportato anche dal popolo nerazzurro. Solo il tempo dirà chi ha avuto ragione e chi torto. Di sicuro la scelta di cambiare a 15 giorni dal via è un azzardo senza precedenti e non ha senso citare il precedente di Conte ed Allegri. Era il 15 luglio (non il 7 agosto), la Juventus era solida, vincente e il subentrante perfettamente consapevole del calcio italiano e delle sue difficoltà. De Boer non offre nessuna di queste garanzie all'Inter che, a sua volta, non ha certezze da offrire al nuovo allenatore.

Del quale si dice anche che potrebbe essere un semplice traghettatore tra il passato (Mancini) e il futuro (Simeone). Tra un anno esatto. Considerando pericolosamente la stagione che sta cominciando come una semplice parentesi, mentre i conti continuano a dire il contrario e cioè che la qualificazione alla Champions League rimane un obiettivo irrinunciabile anche per i cinesi.

Suning entra nel mondo del pallone col piede sinistro. La gestione dei primi 60 giorni è stata contraddittoria, con l'unico valore aggiunto di aver tenuto fede sin qui alla promessa di non cedere nessuno dei big. Su una cosa Mancini aveva e ha ragione: ai cinesi e all'Inter serve una figura forte, possibilmente italiana, che sia di raccordo tra proprietà e area sportiva. Serve chiarezza sul futuro di Ausilio (in scadenza) e c'è necessità di un progetto a medio e lungo termine. Fatto non di giovani presunti talenti da inseguire, ma di scelte che non buttino via quello che di buono è stato costruito negli ultimi mesi.

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