Calcio

10 giornate per insulti razzisti: parla Iannini

Intervista esclusiva al giocatore del Matera (serie D) che ha apostrofato un avversario di colore. "Ma non sono razzista: fosse stato bianco, gli avrei detto qualcos'altro"

Il momento dell'espulsione di Gaetano Iannini il 4 agosto scorso (Credits: Ansa foto)

Il nuovo corso della Giustizia sportiva made in Italy prende forma il 4 agosto durante una gara del primo turno eliminatorio della Coppa Italia. Al 18' del primo tempo, Gaetano Iannini, centrocampista del Matera, squadra che milita nella Serie D, subisce un fallo di gioco da Ekuban, giocatore di colore del Sudtirol. L'arbitro è a due passi. E non perde tempo: Iannini espulso. Oggi il giudice sportivo Tosel ha spiegato come sono andate le cose. Iannini è stato condannato a dieci turni di squalifica per insulti razzisti. La motivazione: avrebbe rivolto al giocatore del Sudtirol un "epiteto insultante espressivo di discriminazione razziale". 

Iannini, lei è il primo giocatore a subire una squalifica in base al nuovo articolo 11 del Codice di giustizia sportiva. 

"Io non sono il primo della storia del calcio a subire una squalifica per fatti come questi. E' che mi hanno dato dieci giornate, ecco perché fa notizia. In Inghilterra, è già successo (ndr, vero, nel settembre 2012 John Terry del Chelsea è stato punito con 4 giornate di stop per aver rivolto insulti razzisti ad Anton Ferdinand del Qpr)". 

Come sono andate le cose? Cosa ha detto a Ekuban?

"Niente e ci tengo a precisare che non sono razzista, è fuori discussione. E' successo dopo uno scontro di gioco, roba di una frazione di secondo. Sono una persona molto focosa e in campo si dicono tante di quelle cose che la gente nemmeno immagina. Lei deve pensare che sono napoletano. Può immaginare quante ne ho sentite sul mio conto. Si figuri lei se posso essere razzista io. E poi, ripeto, in campo, si dicono tante cose. E' normale che possa accadere. Zidane ha dato una testata a Materazzi in una Coppa del mondo, tanto per dire".

Iannini, l'insulto?

"Io gli ho detto solamente 'guarda questo nero di merda'. Questo gli ho detto io. Mi dispiace. Perché, ripeto, non sono razzista. Se fosse stato bianco gli avrei detto qualcos'altro. Nella mia squadra ci sono diversi giocatori di colore e io con loro ho un buonissimo rapporto. Mi dispiace che ora mi fanno passare per quello che non sono. In campo, cose come questa succedono".

Ha capito di avere sbagliato? 

"Certo che sì, sono dispiaciuto per quanto è successo. Ma spero che si sentano dispiaciuti anche tutti quegli avversari che in quindici anni di carriera mi hanno detto un po' di tutto".

Come ha reagito quando ha saputo della squalifica?

"Non pensavo che le cose andassero così. Ho letto le dichiarazioni del direttore sportivo del Sudtirol, che ha detto che io avrei insultato il giocatore in una maniera... Ma cosa state dicendo? Ha ammesso di non aver sentito niente, eppure. E' stata una cosa talmente rapida. Istintiva, non premeditata, assolutamente. Ho subito un fallo da dietro e ho avuto l'impressione che l'avversario l'avesse fatto apposta. Appena mi è passato davanti, gli ho detto quella cosa. Mi è venuto spontaneo, tutto qui". 

E l'arbitro?

"L'arbitro era lì, ha sentito e mi ha espulso. Sui giornali hanno detto che sono stato mandato via perché avevo protestato con l'arbitro. Non è vero. E dirò di più. Secondo me, il giocatore nemmeno ha sentito il mio insulto". 

Cosa si sente di dire a Ekuban? 

"Ma io non l'ho offeso nemmeno. Se dobbiamo fare le classiche situazioni, allora ok, chiedo scusa a tutta la razza di colore, ma io non sono razzista. E' successo in un campo da calcio. Ho preso quasi più io che Mauri con il calcioscommesse. Ma stiamo scherzando?".

Quindi, niente scuse?

"Certo, chiedo scusa al ragazzo, perché ho sbagliato. Ma mi pare esagerato tutto quello che si è detto su questa storia. Poi, se vogliamo risolvere il problema del razzismo con questa squalifica, va bene, spero che accada. L'Italia è un paese finto. La gente legge gli articoli come questo, si indigna e poi va allo stadio e riempie di parolacce chi gli capita. Giocatori e tifosi. Ecco perché siamo finti". 

Mettiamola così. Dovesse ricapitarle in futuro di subire uno scontro di gioco simile agirà in modo diverso. Conferma?

"Sicuramente sì". 

© Riproduzione Riservata

Commenti