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Calcio

Fiorentina-Juventus, non una semplice partita

Stasera in campo le due squadra divise da una rivalità che affonda le sue radici nella storia

Jovetic e Bonucci in una gara della scorsa stagione (Credits: Fabio Ferrari - LaPresse)

Dici Fiorentina-Juventus e pensi a una parte importante della storia del calcio italiano. Per le sfide sul campo, certo, perché ogni volta che bianconeri e viola si incrociano su un terreno di gioco scoppiano le scintille per via di una rivalità che non fa sconti e che infiamma gli spogliatoi prima, durante e dopo la gara. Ma anche e soprattutto per ciò che accade fuori dal campo, in zona tifosi, sugli spalti e nei salotti che contano a spasso per la penisola. Proprio così, Fiorentina-Juventus è una gara che dura giorni e che spesso viene accompagnata da un chiacchiericcio che non risparmia nessuno. Il refrain è comune: perdere non si può. Anzi, non si deve.  

La Fiorentina non vince al Franchi con la Juventus dal 13 dicembre del 1998. Allora, fu Batistuta a mettere al tappeto i bianconeri e a far sognare Firenze. Poi, più nulla, soltanto delusioni. Sei pareggi e quattro sconfitte. L’ultima, da non dormire la notte. 5 a 0 nel marzo scorso: Vucinic, Vidal, Marchisio, Pirlo e Padoin, Juve al settimo cielo e sempre più vicina allo scudetto, Fiorentina nel buio che più buio non si può, con un passo in Serie B e una frattura che pareva incolmabile tra la società e la tifoseria. Un disonore intollerabile, meglio, inaccettabile. La curva gigliata chiese alla famiglia Della Valle di trovare uno spazio all’interno dello stadio per appendere una targa con i nomi dei protagonisti del disastro. C’era anche Jovetic, uno dei pochi rimasti dopo l’epurazione dell’ultima sessione di mercato. Jo-Jo che ha rischiato seriamente di saltare il fosso e passare al nemico nelle ultime settimane di trattative.

Proprio così, non fosse stato per l’intervento a gamba tesa di Della Valle junior, plenipotenziario della Fiorentina, che ha chiuso ogni possibilità alla Juventus di Marotta, oggi Jovetic sarebbe molto probabilmente il nuovo attaccante della Juventus. Il top player che si diceva dovesse arrivare e che, per ragioni diverse, non  è mai arrivato. Lo hanno ammesso i diretti interessati: la Juve stava seriamente valutando l’opportunità di versare nelle casse viola i 25 milioni di euro previsti da una clausola sulla parola che a suo tempo avevano concordato l’attaccante montenegrino e la società viola. Fermi tutti. “Non vogliamo un altro caso Roberto Baggio”, avrebbe poi fatto sapere il presidente Della Valle. Operazione chiusa prima ancora di essere discussa e definita.

E no, un altro caso Roberto Baggio proprio no. A Firenze non ne volevano nemmeno sentire parlare. Un altro sgarbo come quello che vissero nell’estate del 1990 non poteva essere accettato. Il divin codino incantò il Franchi per 4 stagioni. Poi, la proposta della Juve, 16 miliardi di lire più il cartellino di Renato Buso. Affare fatto. Piazza viola in rivolta. Baggio in crisi lascia la Fiorentina e si accasa a Torino, dove raccoglierà in 5 anni meno di quanto ci si potesse aspettare.

Baggio fu soltanto l’ultimo degli affronti che la città di Dante sopportò a causa delle insidie bianconere. Il primo scandalo, quello che diede il via alla rivalità senza fine tra le due squadre, risale al campionato 1981-82. Colpa di Brady, fenomeno bianconero, che regalò la vittoria alla squadra di mister Trapattoni in quel di Catanzaro. 1 a 0 al 75°. Juve campione d’Italia, Fiorentina seconda, a gridare “Ladri” in direzione di Torino. L’inizio dei guai per una sfida che si rinnova anno dopo anno anche sugli spalti.

Fiorentina-Juventus è oggi una sfida all’Ok corral tra sindaci e imprenditori. Renzi il rottamatore contro Fassino il rottamabile, vicinissimo a Bersani e lontano anni luce dalle idee del numero uno di Firenze, che non perde nemmeno una gara della sua squadra del cuore e che, per l’occasione, interromperà il suo tour elettorale. E cosa dire delle simpatiche antipatie tra Della Valle e Marchionne? Tra i due non corre buon sangue. E da tempo. Il caso Berbatov, bulgaro ex Manchester United che in fondo ha fregato entrambe le società, non è stato che la ciliegina sulla torta di un dialogo spesso difficile, quasi impossibile, tra due dei più autorevoli manager di casa Italia.

Della Valle imbecca e affonda: “Presi con le mani nella marmellata”. Marchionne rilancia e chiude: “La smetta di rompere le scatole”. Sul tavolo, le ultime decisioni del numero 1 della Fiat, che secondo il titolarissimo del marchio Tod’s non farebbe del suo meglio per aiutare il nostro Paese alle prese con i fulmini della crisi economica. Marchionne uguale Fiat. Fiat uguale Juventus. Colpisci Marchionne, colpisci gli Agnelli e la sua Juve. L’ennesima battaglia. Prima era Cecchi Gori a tirare a spada via stampa con l’Avvocato. Ora è il suo successore. Cambiano i protagonisti, non cambia lo scenario di riferimento. Stasera Fiorentina-Juventus, non sarà una semplice partita.

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