Calcio

“Ci sono calciatori che vivono con 1500 euro al mese... ”

Il racconto di Giuseppe Cardone, ex Milan e Parma, che ha vissuto il crac Parmalat e visto le difficoltà della Lega Pro

Giuseppe Cardone contrasta Del Piero ai tempi del Parma (Credits: PACO SERINELLI/AFP/Getty Images)

La vita del calciatore è un mondo incantato. Fatto di privilegi e spesso di belle macchine. Soldi e sregolatezze, a volte, sono all’ordine del giorno. Basti pensare alle automobili - simili ad astronavi - con cui si spostavano per le vie di Milano Samuel Eto’o o Alexandre Pato. Ma una rondine non fa primavera e se queste sono situazioni abbastanza comuni, non sono purtuttavia presenti ovunque. La vita di un calciatore medio è tutta un’altra cosa. Lasciamo da parte chi arriva a baciare il Pallone d’Oro e chi solleva al cielo una Champions League, altri orizzonti. Al di là degli indubbi meriti sportivi, c’è un trattamento economico alle spalle che non ha eguali.

Giuseppe Cardone, ex difensore di Parma e Milan in serie A, e Vicenza in serie B – “con cui ho fatto ben 203 presenze”, sottolinea – ne ha passate di cotte e di crude, e ci racconta cosa voglia dire lasciare il Paese dei Balocchi per tornare nella vita di tutti i giorni. 

“Oggi ho una società di servizi immobiliari, che cura la vendita e tutti i passaggi necessari. Io mi occupo della parte commerciale. Ho avuto il privilegio di stare nel Milan, che in termini organizzativi è la società numero 1; ognuno ha il suo ruolo preciso e lo rispetta. È una società che tutti cercano di copiare ma che nessuno riesce a raggiungere”; inizia così il racconto di Giuseppe Cardone, che poi a Panorama.it spiega quali siano le bucce di banana cosparse sulla strada del post carriera per un calciatore.

"Io ho avuto la fortuna di capire per tempo che non avrei potuto fare il calciatore per tutta la vita e grazie al titolo di geometra che avevo conseguito in passato, mi sono indirizzato verso il settore immobiliare. Subito dopo aver smesso di giocare mi sono preso 6 mesi sabbatici, investendo su me stesso: ho fatto un corso di agente immobiliare e ho frequentato anche le lezioni dell’AIC, molto interessanti. Ma quando entri nel mondo reale le cose cambiano. Prima vivi nel limbo. È innegabile, noi siamo privilegiati, ma quando un professionista qualsiasi, come lo è un calciatore, entra in contatto con un mondo nuovo, beh, si va in difficoltà…”.

Non è tutto festa e champagne dunque. Già quando giocava a Parma, Cardone ha dovuto far fronte a una situazione imprevista e inaspettata, il crac Parmalat: “Quando ero a Parma e la Parmalat fallì, guadagnavo bene, questo è vero. Ma ci sono delle difficoltà oggettive a cui poi bisogna rispondere. Chessò, uno sa che prende 50 mila euro al mese e in base a questo si fa poi dei progetti, e programma le spese; se però avviene qualcosa come nel caso Parmalat, non ricevi più quei soldi e vai in difficoltà…”. 

Facendo riferimento alle sue esperienze nelle categorie minori con Pavia e Leffe, agli albori della carriera, Cardone prosegue: “In linea di massima in serie A di problemi economici non ce ne sono, ma scendendo di categoria si fanno le nozze coi fichi secchi. In serie B e C ci sono difficoltà maggiori. Ad esempio, è difficile che ci sia puntualità nei pagamenti, e oggi la situazione è diventata pesante e va sempre peggio”.

E guardando ai colleghi delle serie minori, aggiunge: “La maggior parte di chi gioca in Lega Pro, Seconda Divisione, guadagna poco più di un operaio: 1500 euro al mese. Il problema è proprio questo, che se fai il calciatore in C2 con 1500 euro al mese, poi, una volta smesso di giocare, ci si trova presto a dirsi: ‘E ora che si fa?’ “. 

L’aspetto determinante nella vita di un ex calciatore è quello psicologico, o meglio, mentale. Se uno ha la testa per programmare in anticipo il post carriera, la strada sarà in discesa. Altrimenti sono dolori, perché il calciatore il periodo adolescenziale lo salta in pieno, perché si deve pensare prestissimo da adulto; e, a volte, ti trovi a viverla a 35 anni, con moglie e figli, e dovendo gestire i tuoi soldi. E quando l’adolescenza, che prima o poi arriva, la vivi a 35 anni con famiglia a carico, non è proprio il massimo…”.

Ma ci sono anche casi di sperperi, eccessi e lusso, che sono poi i casi più noti e pubblicizzati; perché fa più notizia la Bentley mimetica di Balotelli che il fallimento del 2012 del Taranto, che militava in Lega Pro: “Però va detto che ci sono anche situazioni di invidia attorno a questo mondo. Ed è giusto che uno si goda anche la vita se può. Certo, poi quando non fai più il calciatore devi sapere che certi guadagni non li hai più. Questo avviene anche nella vita normale, devi avere la capacità di gestire le situazioni. Io ero diverso da Balotelli, giusto per fare un esempio, ma non per questo io sono giusto e lui sbagliato. Quando arriverà per lui il momento di lasciare il calcio, allora dovrà aver raggiunto una certa maturità anche da quel punto di vista”. 

Nel calcio, come altrove, ci sono i cosiddetti “falsi amici”, coloro che ti circondano e ti portano a fare cattivi investimenti: “Assolutamente sì. Quotidianamente c’è chi ti propone l’orologio, la macchina, la villa da comprare… e c’è chi ci casca. Anche io qualche fregatura l’ho presa, ma quando stavo per commettere degli errori c’è stata la mia famiglia che mi ha consigliato la cosa giusta da fare”.

Diversi ex calciatori si sono lamentati di essersi visti chiudere la porta in faccia, una volta appesi al chiodo gli scarpini. Quasi un ben servito a seguito dei servigi prestati e non più richiesti. Riccardo Maspero in passato raccontò: “A un certo punto più nessuno mi ha cercato, ci speravo e invece niente. Sono stato dimenticato”.

Nel tuo caso, ti ha più contattato nessuno per proporti un incarico?In questo momento non mi ha contattato nessuno, in futuro forse… Quando smisi avevo pensato che il mio ciclo nel calcio fosse concluso. E bisogna prepararsi anche a quello. Anche per fare l’allenatore o il dirigente bisogna essere preparati; le persone che con gli anni sono riuscite a formarsi hanno poi trovato un impiego. Ma il calciatore, è vero, riscontra un po’ più di fatica nel riuscire a farlo”. 

L’altra faccia della medaglia, dunque, certamente non ride.

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