Calcio

L'Europa League e il capolavoro del Torino

Le altre hanno passato il turno, ma il Toro ha firmato a Bilbao un'impresa che rimarrà nella memoria di noi tifosi: ecco perché

glik

Capitan Glik esulta dopo la vittoria per 3-2 sull'Athletic Bilbao – Credits: Getty Images

Che squadra, che goal, che  goduria rivedere il Toro ritoccare il cielo del calcio europeo dopo vent'anni di umiliazioni! Contro l'Athletic Bilbao la squadra di  Ventura ci ha fatto, a noi che abbiamo davvero visto i nostri eroi nei campetti della Lega Pro, il miglior regalo che potessimo augurarci: il ritorno nel calcio che conta, laddove ci guardano gli Invincibili scomparsi, ma solo fisicamente, a Superga nel 1949. Ne vogliamo parlare?

Vogliamo dire, senza timore che qualche gobbo ci guardi con insopportabile sufficienza, che ieri abbiamo visto finalmente giocare a calcio a viso aperto? Che li abbiamo umilmente asfaltati? Che al San Mames, negli ultimi minuti, si sentiva solo la Maratona itinerante? Che Cerci e Immobile si stanno probabilmente mangiando le mani? Vogliamo dire che ieri, sotto una pioggia torrenziale, in uno stadio roventemente  basco, Darmian, El Kadduri, Maxi Lopez e persino tanto vituperato Vives (sotto la supervisione tattica di Don Giampiero) hanno impartito lezione di calcio ai soloni del calcio europeo? Che, in 90 minuti, questi fantastici ragazzi ci han fatto quasi dimenticare tutti gli schiaffi che ci han dato i Calleri, i Goveani, i genovesi e i Cimminelli dal crac di Borsano in poi?


Ci perdonino i tifosi delle altre squadre. Ma Fiorentina, Roma, Inter e Napoli hanno fatto solo quel che era burocraticamente normale: la vittoria o il passaggio del turno, come era gusto che fosse grazie alla solidità dei loro portafogli presidenziali. Ed è chiaro: loro, i tifosi delle squadre blasonate e strisciate, loro, non c'erano all'aereoporto, ad accogliere i loro beniamini, nel cuore della notte. A Caselle, alle tre del mattino, c'erano invece centinaia di tifosi del Toro. Possiamo dire, senza timore di smentita, che l'assuefazione alle vittorie cui sono abituati i grandi club sono una iattura per il calcio italiano e per i loro tifosi? Che la goduria del passaggio di turno, quando sei il Toro, e sai da dove vieni, è una cosa che difficilmente loro mai proveranno? Che per noi il 2-3 - maturato così, al termine di una partita giocata con una straordinaria intensità agonistica, ha il sapore della vittoria in una finale di Champions?

Il capolavoro di Giampiero Ventura è il capolavoro di un gruppo che, senza squilli, né prime donne, con un'organizzazione di gioco corale e perfetta, ha saputo stringere i denti, senza mai perdere di vista l'obiettivo, senza farsi intimorire dal catino bollente di San Mames, senza mai rinunciare a giocare al calcio. Una partita, e una serata, da incorniciare. E al prossimo turno di Europa League, dea bendata e giudici ci facciano per cortesia l'ultimo regalo: l'Ajax, il ritorno ad Amsterdam. Per vendicare,  vent'anni dopo, il palo di Sordo e la sedia del Mondo alzata rabbiosamente al cielo. Possiamo anche uscire, dopo una partita così, con il sorriso sulle labbra. Ritornare lì, contro l'Ajax, significa per noi granata vincere comunque. Perché significa ritornare nell'olimpo del calcio, dove in realtà a dispetto delle apparenze siamo sempre stati. Anche quando calcavamo i campi di Licata e Frosinone.     

© Riproduzione Riservata

Commenti