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Calcio

El Shaarawy, dieci giorni d'oro che valgono un aumento

Il Milan ha rischiato di perderlo in un braccio di ferro. Ora piace al Manchester United ma Galliani lo blinda. In estate nuovo contratto

El Shaarawy

Stephan El Shaarawy è sotto contratto con il Milan fino al 2017 – Credits: La Presse

I dieci giorni del Faraone hanno ribaltato (forse) il destino del Milan. Dieci giorni da Re Mida del calcio, capace di trasformare in oro tutti i palloni toccati con la sfrontatezza dei 20 anni non ancora compiuti. Stephan El Shaarawy si è caricato sulle spalle un gruppo in preda a paure e incertezze e lo ha tirato fuori dalle sabbie mobili. Nei dieci giorni che segneranno la sua carriera ha messo il pallone in porta 5 volte regalando al Milan due vittorie (Cagliari e Zenit San Pietroburgo) e un pareggio (Parma). Ha sprecato una sola cartuccia, quella di Udine, ma non per colpa sua.

Una media mostruosa. Nei dieci giorni del Faraone, Allegri non ha mai fatto a meno di lui: 360 minuti in campo che significa un gol ogni 72'. Meglio di Cavani. Seconda punta, largo a sinistra nel tridente o esterno (sempre a sinistra) nell'abbozzo di 4-2-fantasia chiesto da Galliani, l'uomo cui va dato il merito di aver visto giusto nell'estate del 2011 quando El Shaarawy era solo poco più di un adolescente reduce da una stagione positiva con il Padova trascinato ai playoff a suon di gol (9 in 29 partite).

"Era proprio un bambino l'anno scorso. Quest'anno 9 partite e 5 gol, questa statistica ce la teniamo. Sarà il suo anno" ha detto l'ad milanista nel dopo partita di San Pietroburgo. E lui: "Devo tenere i piedi per terra, non ho ancora fatto niente, devo dimostrare molto"

Del braccio di ferro con Moratti per assicurarselo e della cena decisiva al Ristorante Consolare con Preziosi che deteneva il cartellino del ragazzo si è detto tutto. El Shaarawy è stato un investimento importante: 9 milioni di euro più Merkel. E' arrivato e davanti a sé aveva Ibrahimovic, Robinho, Pato, Cassano e Inzaghi. Il rischio di aver buttato via i soldi era concreto.

Invece Galliani ha avuto ragione. Il Faraone ha dimostrato anche nei pochi scampoli della passata stagione di essere abbonato ai gol che contano: uno a San Siro all'Udinese (quello del pareggio) e uno a Udine al ritorno (rete della vittoria). Forse il paragone con Eto'o è ingombrante ("Alterno le due fasi e quando serve faccio anche il terzino"(, però è certo che il Milan e la nazionale hanno in mano un talento unico.

Quello che sfugge è che la società di via Turati ha rischiato di perdere quest'estate El Shaarawy. E' accaduto a luglio nel pieno della bufera per i blitz del Psg per Ibra e Thiago Silva. Il procuratore di Stephan, Roberto La Florio, ha bussato alla porta di Galliani per chiedere un adeguamento del contratto da 600mila euro. Voleva un milione tondo. Galliani stava tirando la cinghia su ordine di Berlusconi e non era disposto ad andare oltre gli 800mila euro anche perché nel frattempo stava dicendo no anche a Boateng.

"Prendere o lasciare" la prospettiva per il Faraone. A fine luglio la firma: 800mila euro (come voleva il Milan) e prolungamento fino al 2017 con la promessa di risedersi al tavolo alla fine della stagione per premiare eventuali buoni risultati. Accadrà certamente. Questo inizio di campionato e Champions League lo stanno proiettando in un'orbita nuova.

Il Manchester United si è interessato a lui. Galliani prova a chiudere ogni varco: "Venderlo non è pensabile". Parole da vecchio Milan. Quello nuovo non può escludere nulla anche se recentemente il numero due di via Turati ha spiegato che l'austerity di questa estate consentirà di chiudere il bilancio in pareggio e respingere ogni genere di tentazione. Quello che è certo è che i dieci giorni del Faraone lo renderanno ricco. Il modello è Kakà, arrivato a Milanello giovane e partito con un ingaggio da favola.

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