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Calcio

Udinese, meritava davvero la Champions?

I migliori venduti senza badare alla Champions. Un vivaio che non produce nazionali nemmeno Under 21. Il ranking Uefa? Ci pensino gli altri...

formazione udinese

Indovinello di fine estate così per consolarsi dopo aver visto l'Udinese buttare via per il secondo anno consecutivo il passaporto per la Champions League. Quanti erano i giocatori usciti dal vivaio friulano chiamati da Prandelli per l'ultimo Europeo? Zero. Quelli per l'amichevole del nuovo corso contro l'Inghilterra? Sempre zero. E i friulani-doc nelle Under 21 di Ferrara e Mangia? Zero virgola zero. Il viaggio nel club che ha fatto piangere l'Italia del calcio costringendola ad affrontare la Champions League con due sole squadre come non avveniva dal 1998 (preistoria) incomincia da qui.

Certo c'è il solito Di Natale e c'è anche l'emergente Fabbrini (settore giovanile Empoli). Però non c'è altro ed è un assenza che pesa per una società che gode della fama di avere uno dei vivai migliori al mondo e un sistema di scouting efficiente su livelli quasi industriali. Della stanza con i monitor e i videoregistratori nella pancia del Friuli si è detto e scritto ormai tutto. Che questo sistema di reclutamento sia l'ideale per le finanze del club e della famiglia Pozzo ma lasci poco o nulla al calcio italiano, invece, è una valutazione che bisognerà anche avere il coraggio di fare asciugandosi le lacrime per quella che convenzionalmente tutti definiscono "la bella favola dell'Udinese".

Brkic, Benatia, Danilo, Domizzi, Basta, Pinzi, Willians, Pereyra, Armero, Fabbrini e Di Natale: cioé la foto dell'Udinese nella gara di ritorno contro il Braga. Davvero una squadra così può lamentarsi di non essere riuscita a scavalcare l'ostacolo portoghese? Pozzo piange ma in realtà era già passato all'incasso cedendo Handanovic, Isla, Asamoah, Cuadrado, Dubai, Pazienza, Torje, Floro Flores e Denis nei mesi scorsi mettendo nel portafoglio oltre 65 milioni di euro da aggiungere ai quasi 70 di plusvalenze realizzati un anno fa con Sanchez, Inler e Zapata.

Al povero Guidolin non è rimasto che giocarsi la carta-Champions con un'armata di ragazzi giovani e potenzialmente da buttare sul mercato nei prossimi anni, provenienti da mezzo mondo: Brasile (7), Argentina, Serbia, Polonia, Uruguay, Colombia, Svezia, Francia, Senegal, Ghana, Nigeria e Italia. Pochi i nostri (9) e nemmeno tutti titolatri come dimostrano le scelte del tecnico.

Sarebbe servito un attaccante? Eccome vedendo Di Natale arrancare, Muriel mezzo infortunato e Maicosuel palesemente inadatto al livello. Per non parlare del regista a centrocampo. Valutazioni che Guidolin ovviamente conosceva ma che non hanno mutato di una virgola la politica dell'Udinese che pure, alla pari degli altri club di seconda fascia, ha combattuto e vinto con le big una battaglia durissima per la spartizione dei diritti tv. Con la differenza che Agnelli, Berlusconi e Moratti investono anche, Pozzo in due stagioni ha preso dal mercato un centinaio di milioni di euro sventrando la squadra.

Il cucchiaio folle di Maicosuel costa all'Udinese il minimo garatito di 8,6 milioni di euro per la partecipazione al girone più i premi legati ai risultati (1 milione per la vittoria e 500mila euro per il pareggio) e la suddivisione del market pool televisivo. In tutto una cifra stimabile intorno ai 20 milioni di euro. C'è anche chi ci guadagna: Juventus e Milan divideranno in due la torta del market pool televisivo. Chiaro, però, che sul piatto del montepremi europeo l'Udinese aveva puntato poche fiches preferendo monetizzare tutto in estate sul mercato.

Il ranking Uefa? Ci pensino gli altri. Come Panorama.it ha spiegato nei giorni scorsi l'Italia è già virtualmente quinta alle spalle del Portogallo. Il k.o. dell'Udinese proprio contro una squadra lusitana non fa altro che accelerare il processo di retrocessione. A inizio stagione avevamo un vantaggio teorico di 2,313 punti che ora si sono ridotti a 1,730 (51,731 contro 50,001) che in proiezione 2013 significa un gap da colmare di quasi 3 punti. Amen.

Certo, se Udinese, Inter, Napoli e Lazio affrontassero l'Europa League con il dovuto impegno potrebbe essere l'occasione giusta per risalire dal momento che i punti hanno lo stesso peso in entrambe le competizioni. Ma questo in passato non è mai accaduto e nelle ultime cinque stagioni l'Europa League ha portato il 37% in meno del contributo al ranking italiano pur con più squadre impegnate.

Non ci scommetteremmo troppo, insomma. Quindi meglio asciugarsi le lacrime per la delusione dell'Udinese e tirare dritto. Vederla tra le 32 grandi d'Europa sarebbe stato bellissimo. Scrivere che se lo meritava, invece, una pietosa bugia. Un po' come quei grandi imprenditori che con una mano lanciano appelli perché ognuno faccia la sua parte per rilanciare il sistema-Italia e con l'altra firmano contratti di delocalizzazione in Estremo Oriente.

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