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Conte minacciato pensa di andarsene. Tavecchio: "Noi vilipesi con lui"

Scontro senza precedenti tra Figc e club. Il presidente denuncia minacce di morte al ct dopo il caos Marchisio

Uno scontro durissimo, senza precedenti, che sta mettendo a rischio la prosecuzione del rapporto tra Antonio Conte e la nazionale. Il giorno dopo il caos sull'infortunio di Marchisio si è rivelato il giorno del regolamento di conti. Le parole di John Elkann e la rabbia proveniente da Torino e dal mondo bianconero hanno lasciato il segno e forse qualcosa in più. Conte è furente e medita anche soluzioni traumatiche come l'addio alla nazionale, evenienza che Tavecchio vuole scongiurare pur rendendosi conto di essere a un punto quasi di non ritorno. E così è sceso in campo con forza in una mattinata in cui si è incontrato con l'allenatore e con lo staff medico per fare il punto su quanto accaduto a Coverciano nelle ore dell'allarme per il crac (presunto) del ginocchio di Marchisio.

A fare notizia è, soprattutto, la denuncia del numero uno del calcio italiano: "Ho visto Conte scosso per le polemiche di ieri, ha ricevuto minacce di morte su internet". E poi l'affondo: "L'ho incontrato a lungo e non è sereno: tutte queste cose sui social e lui si sente villipeso per responsabilità che non ci sono. La Figc è con lui". 

Farsa Marchisio: infortunato, anzi no. E la Juve si arrabbia...


Un clima torrido in cui si parla di tutto tranne che della partita che ci può regalare ben più di una fetta di qualificazione all'Europeo del 2016. Ma Sofia rischia di essere anche il punto di rottura di un rapporto impossibile sin dall'inizio e non tanto per la volontà di Tavecchio o degli uomini della Federazione. Conte rappresenta il fiore all'occhiello della presidenza, è stato convinto in estate quando non aveva nessuna intenzione di accettare la panchina della nazionale ed era in barca a smaltire le scorie del divorzio dalla Juventus. Tavecchio e Lotito hanno speso parole importanti per trascinarlo a Coverciano, ma la realtà si è rivelata ben diversa.

I club non stanno riservando al ct un comportamento differente da quello utilizzato con tutti i predecessori, compreso l'ultimo Prandelli che chiedeva stage per preparare il Mondiale brasiliano. Ma non è solo questione di spazi, giornate e raduni. Quello che Conte ct non tollera è la continua intromissione nel suo lavoro, le frecciate e le polemiche che non gli vengono risparmiate e non solo da Torino. Anche la Roma aveva una posizione contraria agli stage, ad esempio, saldando insieme alla Juventus anche il fronte anti-Tavecchio che è uno degli aspetti della questione. Non il più profondo, però, se è vero che informalmente in Figc dicono che "le cose politiche poi si sistemano, mentre quelle personali è molto più difficile".

Le domande che vengono spontanee sono due: Conte avrebbe reagito allo stesso modo se la critica dura fosse arrivata da un'altra società qualsiasi e non dalla bocca di Elkann-Juventus? E perchè non si trova traccia di lamentele bianconere per le condizioni di Lichtsteiner, uscito malconcio dalla partita della Svizzera? Le risposte sono ovvie, quasi banali e portano alla radice del problema. Conte è passato in otto mesi da padrone a nemico della Juventus. Posizioni scomode entrambe.

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